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Economia

Turismo: nel 2025 spesa media per viaggiatore straniero +7% 

Secondo i dati di ISTAT e Banca d’Italia relativi a marzo 2025 i pernottamenti dei turisti stranieri nel 2024 hanno superato 250 milioni, con una crescita del +6,8% rispetto al 2023, rappresentando oltre il 54,6% del totale nazionale.
La spesa dei turisti stranieri in Italia è stata pari a 3,2 miliardi, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente.
A trainare la performance soprattutto i visitatori provenienti da USA, Germania e Francia.

Se il trend positivo incoming dovesse proseguire, le stime per l’intero 2025 indicano un avanzo annuo superiore a 8 miliardi, con benefici diretti sull’occupazione, sul Pil e sull’intero indotto (trasporti, artigianato, produzioni locali).

Un pilastro dell’economia nazionale

Nel solo marzo 2025 la bilancia turistica ha registrato un avanzo di 600 milioni di euro. La spesa media per viaggiatore ha raggiunto 930 euro, i settori a più alta intensità di spesa sono stati alloggio (42% del totale), ristorazione e alimentazione (26%), shopping e cultura (18%).

Cresce tuttavia anche il numero di italiani che hanno scelto l’estero come meta di viaggio (+8%),
Secondo quanto emerge dalle analisi, nel primo trimestre 2025 i flussi turistici mostrano dinamiche differenziate. Le presenze negli esercizi alberghieri sono diminuite del 1,8%, mentre le strutture extra-alberghiere hanno registrato un aumento del 3,5%.

Viva le sagre e le feste di paese

A gennaio, il fatturato dei servizi di alloggio e ristorazione ha segnato un lieve calo complessivo (-0,3%), ma il comparto degli alloggi è cresciuto del 4,4%. Parallelamente, i turisti mostrano una crescente preferenza per esperienze più autentiche, privilegiando borghi, turismo escursionistico, lento e sostenibile, oltre alle tradizionali città d’arte.

I borghi e le mete meno note, ma al contempo più autentiche e genuine, hanno giocato un ruolo fondamentale.
Sagre e feste di paese, infatti, già nel 2024 hanno registrato un incremento del +63,8% dell’affluenza rispetto al 2023, perlopiù da giovani (31%) e famiglie (45%).

Le dinamiche territoriali

Il Centro-Italia ha registrato 130,5 milioni di notti e la spesa media più alta del Paese (820 euro per notte), con il Lazio a guida della classifica nazionale (22,8 milioni di arrivi, oltre 82 milioni di presenze), trainato dal Giubileo e dalla capitale.
Il Nord-Italia è primo invece per presenze turistiche, il 54% del totale, pari a circa 246,8 milioni di notti, con una spesa media per notte di 780 euro. Il Veneto, (21,3 milioni di arrivi, 81,7 milioni di presenze), si conferma una delle principali destinazioni, grazie a poli come Venezia e il Lago di Garda. 

Nel Sud e nelle Isole, nonostante un calo dell’1,5% delle presenze rispetto al 2023, la stagione estiva 2024 ha registrato un tasso di occupazione dell’82%, il più alto d’Italia, insieme alle mete balneari. In forte crescita Napoli, che nel 2025 dovrebbe raggiungere 18 milioni di visitatori, +4,5 milioni rispetto al 2023.

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Economia

Smart Factory: il futuro del manifatturiero è intelligente

L’Intelligenza artificiale si sta affermando come uno dei principali abilitatori della trasformazione digitale nei processi produttivi. Oggi ci troviamo di fronte a una nuova evoluzione del comparto manifatturiero, che si muove verso l’ideale di ‘fabbrica Intelligente’ supportata da sistemi decisionali data-driven.
Nel passaggio da Industria 4.0 a Industria 5.0, l’AI prescrittiva si configura come una tecnologia abilitante ad alto impatto, capace non solo di prevedere scenari futuri, come già avviene con la AI predittiva, ma anche consigliare decisioni basate su simulazioni dinamiche, vincoli operativi e obiettivi strategici.

Tra le applicazioni predittive più diffuse emergono i progetti di Data Exploration, Prediction & Optimization Systems, come i sistemi di previsione della domanda, ottimizzazione dei flussi di trasporto o piani di produzione.
È in questo contesto che si colloca la collaborazione tra l’Università del Salento e il Gruppo Altea Federation.

Un aiuto a rispondere alla domanda “Cosa dovremmo fare?”

Altea UP e Alterna sono due realtà in prima linea nella ricerca e sviluppo di soluzioni intelligenti per la fabbrica data-driven.
Pmi o grandi aziende sono accomunate da un percorso di sperimentazione e trasformazione digitale che non sempre ha una chiara roadmap.

La ricetta per diventare smart factory è necessariamente unica e distintiva, calibrata sulle peculiarità di ciascun modello di business, e necessita di un sapere ‘sartoriale’ per cogliere gli insight a maggior valore, e apportare un significativo miglioramento delle performance.

Verso una trasformazione AI-driven

I modelli prescrittivi elaborati e allenati con la collaborazione dell’Università del Salento applicano il Machine Learning all’analisi dei processi produttivi e logistici di fabbrica.
I progetti di implementazione realizzati dal Gruppo Altea in ambito Manufacturing offrono alcuni dati rappresentativi che forniscono il sentiment di una trasformazione AI-driven.

Tra questi, il 98% di OTD (On-Time Delivery), indice di puntualità nella consegna della commessa e quindi dell’efficienza operativa, il +5% di aumento della produzione, e investimenti che si ripagano annualmente.
Questo, grazie alla continua ottimizzazione operativa valutata sia in base alla riduzione costi/ore uomo su task operativi sia in riferimento all’aumento della capacità produttiva (fino a 700 h/anno di throughput).

Da un approccio predittivo a uno realmente proattivo e adattivo

In un contesto di innovazione guidata dai dati, l’esperienza maturata da Altea UP e Alterna, insieme al contributo accademico dell’Università del Salento, testimonia come sia possibile passare da un approccio predittivo a uno realmente proattivo e adattivo applicando l’AI prescrittiva per l’ottimizzazione dei processi di fabbrica.

Pensando al futuro, quindi, sarà sempre più importante fare tesoro delle tecnologie ICT ormai mature per migliorare la comunicazione tra le persone, abilitando una condivisione trasparente e in tempo reale di dati governati, aggiornati e fruibili.

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Economia

Biotech italiano: spazio a nuove professioni fra innovazione e competenze 

Nel corso del prossimo decennio, il settore biotech italiano sarà protagonista di una grande crescita occupazionale. È quanto emerge da un recente studio predittivo condotto da EY e Assobiotec – Federchimica, presentato a Napoli durante l’evento “Biotech Future: Competenze e opportunità nel settore”.

Lo studio ha analizzato 122 profili professionali utilizzando un modello predittivo basato su intelligenza artificiale, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione della domanda di lavoro nel comparto biotech.

Domanda in aumento per il 61% delle figure specializzate

Secondo i dati emersi, si prevede un aumento della richiesta di lavoro per circa il 61% delle professioni legate al biotech, mentre solo il 22% registrerà una diminuzione e il 17% resterà stabile.

La crescita riguarderà soprattutto i ruoli ad alta specializzazione, tra cui data analyst, software engineer ed esperti in cybersecurity e intelligenza artificiale, figure sempre più strategiche per un settore basato su innovazione e ricerca.

Il biotech è un’opportunità concreta per i giovani

Come sottolineato da Carlo Chiattelli, Partner di EY Italia, il biotech rappresenta un ambito di sviluppo chiave per il sistema Paese, capace di offrire reali prospettive occupazionali ai giovani formati in ambito tecnico-scientifico, universitario o ITS.

L’attrattività del settore, infatti, è destinata ad aumentare, così come la competizione tra imprese per accaparrarsi i talenti migliori.

Automazione e AI: meno ruoli a bassa qualifica

La trasformazione digitale e l’impiego crescente di tecnologie automatizzate porteranno anche a una diminuzione delle mansioni a bassa qualifica, soprattutto nei settori biomedico, agroalimentare e ambientale.

Questo scenario, tuttavia, apre importanti spazi per figure tech-savvy con competenze multidisciplinari, capaci di accompagnare la transizione digitale del comparto.

Skills e mismatch formativo

Lo studio evidenzia anche un cambiamento profondo degli skillset richiesti: oltre alle competenze digitali, acquisiscono rilevanza anche pensiero critico, capacità comunicative, competenze manageriali e green skills.

Tuttavia il disallineamento tra formazione e domanda di lavoro resta un tema critico. Si prevede infatti che, entro il 2035, tutte le principali filiere formative registreranno un aumento del mismatch tra le competenze possedute dai laureati e quelle effettivamente richieste dalle aziende.

Collaborazione tra formazione e impresa: la chiave per il futuro

Per affrontare e superare questo passaggio, è essenziale un dialogo costante tra imprese, Università e ITS, come sottolineato da Federico Viganò (Assobiotec).

Solo così sarà possibile costruire percorsi formativi capaci di rispondere realmente ai bisogni del mercato e favorire l’upskilling e il reskilling della forza lavoro, per rendere il biotech un motore sostenibile di crescita economica e occupazionale.

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Economia

Mutui: crescono importo medio e domande di finanziamento

Rispetto a un anno fa il mercato dei mutui immobiliari sembra in ripresa. Sono aumentati sia l’importo medio richiesto sia il numero delle domande di finanziamento, ma anche il valore dell’immobile oggetto del  mutuo e l’età dei richiedenti.

Negli ultimi anni Il mercato dei mutui immobiliari ha sofferto un calo nelle richieste dovuto al rialzo dei tassi di interesse, ma a partire dalla seconda metà del 2024, in conseguenza alla politica monetaria della Banca Centrale Europea, i finanziamenti per l’acquisto delle abitazioni sono tornati a crescere.

Surroghe, le richieste raggiungono il 29% nel 2024

A quanto emerge dall’osservatorio congiunto di Facile.it e Mutui.it, il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo nel 2024 è salito a 209.160 euro, il 5% in più in un anno.
In lievissimo incremento anche l’età degli aspiranti mutuatari, arrivata a quasi 40 anni e mezzo.

Si tratta di un dato che va letto anche alla luce dell’incremento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 21% del 2023 al 29% del 2024. Un valore, questo, spinto in alto dal calo dei tassi applicati ai mutui.

Prima casa: TAN a 2,45%

Limitando l’analisi alle sole richieste di mutui per l’acquisto della prima casa, emerge che anche in questo caso aumentano sia l’importo medio richiesto, pari a 139.236 euro (+5%) sia il valore medio dell’immobile, che ha raggiunto 191.677 euro (+3%). Rimangono sostanzialmente stabili, invece, l’età media dei richiedenti (37 anni e mezzo) e la durata del piano di ammortamento (26 anni).
E sebbene il tasso fisso sia ancora il più conveniente, il divario con quello variabile si è ridotto.

Secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it oggi per un mutuo medio da 126.000 euro da restituire in 25 anni, a copertura del 70% del valore dell’immobile, le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,45%, con rata di 562 euro.

Mutui green, rate da 559 euro

Tariffe leggermente migliori per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,40% e una rata di 559 euro. Per la surroga, invece, il miglior TAN disponibile online è pari al 2,57% (rata di 570 euro).
Per quanto riguarda i tassi variabili, grazie ai tagli della Banca Centrale Europea, oggi questi risultano più convenienti rispetto anche solo a sei mesi fa. Le migliori offerte online, per un mutuo medio, partono da un tasso (TAN) del 3,50%, con una rata di 631 euro. Per gli immobili di classe A o B i valori partono da 3,33%, con una rata pari a 612 euro.

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Terzo trimestre 2024: migliorano deficit e reddito delle famiglie 

L’Istat registra un miglioramento significativo nel rapporto deficit/Pil nel terzo trimestre 2024, che si attesta al -2,3%, rispetto al -6,3% dello stesso periodo del 2023.

Il saldo primario, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi, torna in positivo, raggiungendo l’1,7% del Pil, mentre il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche si rafforza, passando dall’1,6% all’1,9% nello stesso arco temporale.

Aumenta la pressione fiscale 

Nel trimestre considerato, la pressione fiscale sale al 40,5%, con un incremento di 0,8 punti percentuali rispetto al 2023. L’aumento riflette l’andamento positivo delle entrate tributarie in un contesto di ripresa economica, ma solleva interrogativi sull’impatto per i contribuenti e il sistema produttivo.

Crescono i redditi delle famiglie

Sul fronte delle famiglie, il terzo trimestre 2024 mostra segnali di solidità. Il reddito disponibile è cresciuto dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, accompagnato da un aumento dell’1,6% nei consumi. Tuttavia, la propensione al risparmio scende al 9,2%, in calo di 0,8 punti percentuali. Nonostante ciò, il potere d’acquisto segna un ulteriore incremento dello 0,4%, sostenuto da una crescita contenuta dei prezzi (+0,2%).

Questo risultato rappresenta il settimo trimestre consecutivo di miglioramento del potere d’acquisto, anche se il ritmo è più moderato rispetto ai periodi precedenti.

Le difficoltà delle società non finanziarie

Il settore delle società non finanziarie evidenzia invece una riduzione sia nei profitti che negli investimenti. La quota di profitto si contrae di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 42,4%. Parallelamente, il tasso di investimento scende al 21,7%, con una flessione di 0,4 punti.

Questi dati confermano una tendenza negativa iniziata già nei primi mesi del 2023, indicando difficoltà strutturali nel rilanciare la redditività e la capacità di reinvestimento delle imprese.

Una ripresa a due velocità

L’analisi dei dati del terzo trimestre 2024 presenta un quadro economico sfaccettato. Da un lato, il miglioramento del deficit pubblico e la crescita del reddito delle famiglie offrono segnali incoraggianti.

Dall’altro, il calo degli investimenti e dei profitti tra le imprese non finanziarie evidenzia la necessità di interventi mirati per rafforzare la competitività e sostenere la crescita economica a lungo termine.

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Economia

Imprese software: nel 2023 valgono 62,8 miliardi, +17,4% 

Emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Software & Digital Native Innovation realizzata dal Politecnico di Milano  in collaborazione con AssoSoftware: delle oltre 26mila aziende in ambito software presenti in Italia, l’83% è una microimpresa con meno di 10 dipendenti. Nonostante il 15% delle realtà attive sia classificata come startup innovativa (secondo l’ISTAT, il settore risulta tra i primi 6 nel Paese per investimenti in R&S), il divario con le principali nazioni europee è ancora marcato. Il peso del fatturato generato dalle aziende della filiera e dei servizi correlati rispetto al PIL è del 3%.

Meno della metà rispetto alla Francia.
Di fatto, però, in Italia la filiera del software ha un impatto economico-occupazionale significativo. Nel 2023 impiega oltre 300mila dipendenti e raggiunge 62,8 miliardi di fatturato (+17,4% vs 2022). 

Un settore fondamentale per la competitività del Paese

“Il settore del software è fondamentale per la competitività dell’Italia nei mercati digitali in rapida evoluzione e il suo impatto economico e occupazionale cresce, sostenuto dalla maggiore presenza di provider tecnologici internazionali e da una crescente consapevolezza istituzionale – afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio -. L’influenza del software non è solo diretta, ma si estende alla digitalizzazione delle Pmi e all’innovazione nei modelli di business di settori tradizionali, dove vediamo emergere sempre più aziende native digitali. Diverse evoluzioni settoriali e sistemiche stanno infatti creando un terreno fertile per lo sviluppo futuro della filiera italiana del software come industria critica”.

Dai big esteri nuove opportunità per lo sviluppo di servizi digitali a valore

Dal potenziamento infrastrutturale derivante dall’apertura di nuovi Data Center sul territorio, con piani di investimento da parte dei grandi provider internazionali, fino ai 12,7 miliardi stanziati per il 2024-2025 dal PNRR, si conferma un crescente interesse da parte di attori internazionali. Aziende come AWS, Google o Microsoft porteranno opportunità per lo sviluppo di servizi digitali a valore.

Si conferma, inoltre, una sempre maggiore attenzione istituzionale a questa industria.
La commistione tra produttori italiani competitivi e la presenza di aziende internazionali, che oltre alla propria forza vendita portino anche le attività di sviluppo della tecnologia, è una leva chiave per accrescere la centralità dell’Italia nei mercati digitali europei.

Gestionali, Cybersecurity, Analytics & AI, i più diffusi

Tra i prodotti più diffusi tra i vendor italiani emergono i Gestionali, offerti dal 79% delle aziende censite, i software di Cybersecurity (37%) e di Analytics & AI (18%).

“L’offerta di software innovativi è spesso associata alle soluzioni gestionali, le più diffuse sul territorio, e quindi integrata direttamente nel cuore dei processi aziendali – dichiara Marina Natalucci, direttrice dell’Osservatorio -. Questo rafforza la rilevanza strategica di un settore che in Italia può vantare tante piccole eccellenze”. Aziende fortemente radicate sul territorio, di cui l’80% sono italiane e rappresentano il 54% del fatturato complessivo del campione. Il 46% è invece rappresentato da divisioni italiane di realtà multinazionali, in grado di fatturare anche 3,5 volte di più.

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Economia

Lavoro: a ottobre 489mila contratti previsti dalle imprese

Nel mese di ottobre 2024 sono 489mila i lavoratori ricercati dalle imprese in Italia con un contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato, +17mila rispetto a quanto programmato nello stesso periodo un anno fa (+3,7%).

A livello settoriale, l’industria nel suo complesso programma 141mila entrate (-8mila, -5,6%): le imprese del manifatturiero sono alla ricerca di circa 91mila lavoratori (-2,7%) e quelle delle costruzioni oltre 50mila (-10,6% sull’anno). Positive le previsioni di assunzione delle imprese dei servizi, con una crescita dell’8% sull’analogo mese del 2023 (+26mila). A offrire maggiori opportunità lavorative sono turismo, con 90mila richieste, e commercio (79mila). Seguono i servizi alle persone (oltre 62mila).

Micro-imprese: domanda in flessione

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Che però sempre nel mese di ottobre registra una flessione della domanda di lavoro per le micro-imprese (-1,3mila, -0,9%). Al contrario, sono positive le previsioni delle imprese con oltre 10 dipendenti (+19mila, +5,9%).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (276mila unità, 56,4% del totale), a cui seguono i contratti a tempo indeterminato (94mila). 

Si mantiene elevata la difficoltà di reperimento 

La difficoltà di reperimento, che complessivamente riguarda il 49,3% delle ricerche di personale, raggiunge il picco del 66,2% per gli operai specializzati e del 52,4% per le professioni tecniche.

Tra le figure di più difficile reperimento, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (79,0%) e fabbri ferrai costruttori di utensili (76,8%). Tra le professioni tecniche particolarmente difficili da reperire i tecnici in campo ingegneristico (65,5%) quelli della salute (59,5%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire 96mila ingressi programmati nel mese di ottobre pari al 19,6% del totale contratti.

Agli under 30 oltre il 30% delle assunzioni programmate

Il 32% delle assunzioni programmate a ottobre è rivolta a giovani under 30, per un totale di circa 157mila posizioni a essi riservate.

Le maggiori opportunità di impiego per i giovani sono offerte dai servizi finanziari e assicurativi, dove il 48,6% delle assunzioni programmate sarà coperto da giovani, dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (45,9%), dal commercio (40,5%), dai servizi di alloggio e ristorazione (40,2%) e dalle industrie chimico-farmaceutiche, plastica e gomma (39,4%).
A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole (+25mila). Pressoché stabile la domanda di lavoro delle imprese del Centro (-410 assunzioni), mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Ovest (-4mila) e del Nord Est (-3mila).

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Economia

AI: per i lavoratori porterà benefici, ma poche aziende investono

L’AI è sempre più rilevante, tutti ne comprendono i vantaggi. Ma le aziende non investono abbastanza. Perché?
Secondo una ricerca condotta da ASUS Business su oltre 300 decisori aziendali italiani, chi utilizza l’AI, anche solo a livello superficiale, ne percepisce i vantaggi. Il 74% degli intervistati è infatti d’accordo sui benefici, concreti, potenziali o futuri derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie.

Ma allo stesso tempo meno del 28% ha già investito nell’AI, principalmente nei servizi legati alla cybersecurity, in quelli generativi o di gestione della logistica. Il 46% invece sta investendo in maniera debole, e non pensa di continuare a farlo nei prossimi anni.

Mancano personale formato e budget

Il 77% di intervistati esprime inoltre la necessità di una maggiore formazione, mentre fra chi già utilizza l’AI, il 35% non ha le competenze adeguate.
Nel caso di inserimento di figure specializzate, per il 35% degli intervistati la propria azienda avrebbe difficoltà a trovarle. La formazione però non è l’unica barriera, soprattutto per le Pmi, che registrano un numero ancora più basso di azioni concrete in questo campo.

Altri limiti riconosciuti a livello aziendale riguardano la mancanza di finanziamenti/risorse economiche (52%), e la poca conoscenza a livello manageriale e dei fornitori su questo tema (51%). 
In pratica, l’interesse è alto, ma il budget e i piani di investimento non sono diretti in questo ambito.

… ma prevale l’ottimismo

A oggi, solo il 39% dei dipendenti italiani si definisce reale conoscitore degli strumenti di AI, ovvero, li usa abitualmente e ne studia le funzionalità. E solo circa un’azienda su 5 ne fa un uso discreto.
In ogni caso, il 59% dei dipendenti è ottimista e pensa che l’AI porterà grandi benefici in diversi ambiti, Inoltre, il 73% pensa che diventerà entro i prossimi 10 anni (il 62% prevede questo impatto già nei prossimi 2-3 anni).

A livello aziendale, si aspettano benefici soprattutto nel campo dell’innovazione, intesa come capacità di immettere sul mercato nuovi prodotti, seguita dall’efficienza e semplificazione dei processi. Due elementi che per il 63% degli intervistati porteranno a un miglioramento della reputazione dell’azienda presso la clientela.

Solo il 7% dei dipendenti dispone di strumenti tecnologici adeguati

A livello più operativo e personale, poi, il 56% è convinto che un’adozione di questi strumenti possa realmente portare un impatto positivo sui processi aziendali, i servizi offerti e le posizioni di lavoro. In particolare, i lavoratori si aspettano maggiore efficienza e semplificazione dei processi a loro attribuiti.

Appare poi evidente un limite importante a livello più operativo. A oggi solo il 7% dei dipendenti dichiara di avere i dispositivi tecnologici necessari a gestire operazioni con l’AI senza quindi doversi affidare a soluzioni esterne, spesso non approvate dall’azienda o che richiedono la condivisione di dati personali.

Una criticità che secondo il 71% dei dipendenti dovrebbe essere risolta con una maggiore dotazione per agevolare il lavoro, e favorire la sicurezza degli utenti.

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Economia

Viaggi d’affari tra efficienza, costi e sostenibilità: una sfida complessa

Le aziende che esplorano nuovi mercati devono focalizzarsi su viaggi d’affari più efficienti, bilanciando esigenze dei dipendenti, politiche interne e sviluppi tecnologici. il recente SAP Concur Global Business Travel Survey, che ha coinvolto 3.750 viaggiatori e 600 travel manager in tutto il mondo, ha evidenziato le sfide e le opportunità in Italia.

L’impatto degli imprevisti sui viaggi d’affari

Il 78% dei viaggiatori business italiani ha sperimentato cambiamenti last minute nei loro itinerari, spesso a causa di ritardi, cancellazioni o necessità di modificare rotte. Il 71% preferisce aggiungere tempo extra nella pianificazione per mitigare questi imprevisti, ma la ciclica frustrazione rimane un ostacolo significativo per i viaggi d’affari.

Il tema “caldo” della sicurezza

I viaggiatori business italiani citano sicurezza (45%) e instabilità politica o sociale (39%) come i motivi principali per cui si rifiutano i viaggi di lavoro. I travel manager si trovano ad affrontare veri e propri episodi di burn-out per gestire una complessa pianificazione, spesso senza la formazione necessaria per questo ruolo strategico.

Compromesso tra sostenibilità e costi

Il 12% degli italiani evita viaggi d’affari per gli impatti ambientali, mentre il 24% degli intervistati ha visto riduzioni nelle spese per opzioni più sostenibili. Più di un terzo dei travel manager trova difficile promuovere soluzioni sostenibili senza un budget adeguato. Un’altra criticità è il fatto che il 61% dei viaggiatori business in Italia ritiene che i viaggi siano sì cruciali per la crescita professionale, ma molti lamentano disparità di opportunità basate su anzianità (15%), età (14%) e genere (6%).

Adozione dell’AI e necessità di formazione

Quasi il 96% dei viaggiatori d’affari italiani accoglie positivamente l’AI per migliorare l’organizzazione dei viaggi, ma solo il 5% si sente completamente a suo agio nell’utilizzarla. Il 93% desidera un supporto aziendale più solido per l’implementazione sicura dell’AI, inclusa la gestione dei dati e la minimizzazione dei bias.

Bleisure: bilanciare lavoro e piacere

Il fenomeno del “bleisure” è in crescita, ma politiche aziendali focalizzate sui costi e sulla sostenibilità limitano questa flessibilità. Le preoccupazioni economiche e ambientali minacciano l’equilibrio tra lavoro e vita privata per molti dipendenti.

Priorità aziendali e sentiment dei dipendenti

Il 38% dei viaggiatori business italiani ritiene che le esigenze di viaggio flessibili siano una priorità aziendale, mentre il 43% nota una riduzione dei costi. Più del 22% delle aziende limita il lavoro da remoto durante viaggi bleisure. Sebbene il 61% consideri i viaggi d’affari essenziali per la carriera, il 14% sarebbe disposto a rifiutare viaggi troppo restrittivi.

In sintesi, l’evoluzione dei viaggi d’affari richiede un equilibrio tra efficacia operativa, attenzione alle esigenze dei dipendenti e adozione responsabile di nuove tecnologie, preparando le aziende a navigare in un ambiente globale sempre più complesso e dinamico.

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Economia

PIL al rialzo nel 2024 e 2025: +1% e +1,1%

Buone notizie sul fronte dell’economia e del benessere del nostro Paese. A portare una ventata di ottimismo è l’ultima rilevazione dell’Istat, che prevede una crescita del PIL italiano dell’1% nel 2024 e dell’1,1% nel 2025, con una moderata accelerazione rispetto al 2023.

Nel 2024, l’aumento del PIL sarà sostenuto sia dalla domanda interna al netto delle scorte sia dalla domanda estera netta, entrambe con un contributo di +0,7 punti percentuali. Tuttavia, il contributo delle scorte rimarrà negativo (-0,4 p.p.). Nel 2025, la crescita dell’economia italiana sarà trainata principalmente dalla domanda interna, con un contributo di +0,9 punti percentuali.

Consumi e investimenti

I consumi privati continueranno a beneficiare del rafforzamento del mercato del lavoro e dell’aumento delle retribuzioni in termini reali, ma saranno frenati da una maggiore propensione al risparmio. Per il 2024, si prevede una crescita moderata dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie (ISP) (+0,4%), seguita da un’accelerazione nel 2025 (+1%).

Gli investimenti fissi lordi subiranno una decelerazione nel biennio di previsione, crescendo dell’1,5% nel 2024 e dell’1,2% nel 2025, rispetto al +4,7% del 2023. Questa decelerazione è dovuta alla diminuzione degli incentivi fiscali all’edilizia, parzialmente compensata dagli effetti delle misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dalla riduzione dei tassi di interesse.

Scende il tasso di disoccupazione

L’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro (ULA), crescerà in linea con il PIL, con un incremento dello 0,9% nel 2024 e dell’1,0% nel 2025. Questo aumento sarà accompagnato da un calo del tasso di disoccupazione, previsto al 7,1% nel 2024 e al 7,0% nel 2025.

Inflazione e spesa

Nei prossimi mesi, si prevede un graduale ritorno a tassi di inflazione vicini agli obiettivi della Banca Centrale Europea (BCE). Questa dinamica porterà a una forte decelerazione del deflatore della spesa delle famiglie residenti, che passerà dal +5,2% del 2023 al +1,6% nel 2024, seguita da un moderato incremento del +2,0% nel 2025.

Le incertezze legate al quadro internazionale 

Lo scenario previsivo rimane caratterizzato da un’elevata incertezza dovuta all’evoluzione delle tensioni geopolitiche internazionali. Questi fattori potrebbero influenzare significativamente le previsioni economiche e la stabilità dei mercati, rendendo il quadro economico italiano vulnerabile a eventuali sviluppi negativi a livello globale.

In sintesi, l’economia italiana è prevista in crescita moderata nei prossimi due anni, sostenuta dalla domanda interna e da una graduale stabilizzazione dell’inflazione. Restano però i potenziali rischi legati alle incertezze geopolitiche.