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Biotech italiano: spazio a nuove professioni fra innovazione e competenze 

Nel corso del prossimo decennio, il settore biotech italiano sarà protagonista di una grande crescita occupazionale. È quanto emerge da un recente studio predittivo condotto da EY e Assobiotec – Federchimica, presentato a Napoli durante l’evento “Biotech Future: Competenze e opportunità nel settore”.

Lo studio ha analizzato 122 profili professionali utilizzando un modello predittivo basato su intelligenza artificiale, con l’obiettivo di comprendere l’evoluzione della domanda di lavoro nel comparto biotech.

Domanda in aumento per il 61% delle figure specializzate

Secondo i dati emersi, si prevede un aumento della richiesta di lavoro per circa il 61% delle professioni legate al biotech, mentre solo il 22% registrerà una diminuzione e il 17% resterà stabile.

La crescita riguarderà soprattutto i ruoli ad alta specializzazione, tra cui data analyst, software engineer ed esperti in cybersecurity e intelligenza artificiale, figure sempre più strategiche per un settore basato su innovazione e ricerca.

Il biotech è un’opportunità concreta per i giovani

Come sottolineato da Carlo Chiattelli, Partner di EY Italia, il biotech rappresenta un ambito di sviluppo chiave per il sistema Paese, capace di offrire reali prospettive occupazionali ai giovani formati in ambito tecnico-scientifico, universitario o ITS.

L’attrattività del settore, infatti, è destinata ad aumentare, così come la competizione tra imprese per accaparrarsi i talenti migliori.

Automazione e AI: meno ruoli a bassa qualifica

La trasformazione digitale e l’impiego crescente di tecnologie automatizzate porteranno anche a una diminuzione delle mansioni a bassa qualifica, soprattutto nei settori biomedico, agroalimentare e ambientale.

Questo scenario, tuttavia, apre importanti spazi per figure tech-savvy con competenze multidisciplinari, capaci di accompagnare la transizione digitale del comparto.

Skills e mismatch formativo

Lo studio evidenzia anche un cambiamento profondo degli skillset richiesti: oltre alle competenze digitali, acquisiscono rilevanza anche pensiero critico, capacità comunicative, competenze manageriali e green skills.

Tuttavia il disallineamento tra formazione e domanda di lavoro resta un tema critico. Si prevede infatti che, entro il 2035, tutte le principali filiere formative registreranno un aumento del mismatch tra le competenze possedute dai laureati e quelle effettivamente richieste dalle aziende.

Collaborazione tra formazione e impresa: la chiave per il futuro

Per affrontare e superare questo passaggio, è essenziale un dialogo costante tra imprese, Università e ITS, come sottolineato da Federico Viganò (Assobiotec).

Solo così sarà possibile costruire percorsi formativi capaci di rispondere realmente ai bisogni del mercato e favorire l’upskilling e il reskilling della forza lavoro, per rendere il biotech un motore sostenibile di crescita economica e occupazionale.

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