Emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Software & Digital Native Innovation realizzata dal Politecnico di Milano in collaborazione con AssoSoftware: delle oltre 26mila aziende in ambito software presenti in Italia, l’83% è una microimpresa con meno di 10 dipendenti. Nonostante il 15% delle realtà attive sia classificata come startup innovativa (secondo l’ISTAT, il settore risulta tra i primi 6 nel Paese per investimenti in R&S), il divario con le principali nazioni europee è ancora marcato. Il peso del fatturato generato dalle aziende della filiera e dei servizi correlati rispetto al PIL è del 3%.
Meno della metà rispetto alla Francia.
Di fatto, però, in Italia la filiera del software ha un impatto economico-occupazionale significativo. Nel 2023 impiega oltre 300mila dipendenti e raggiunge 62,8 miliardi di fatturato (+17,4% vs 2022).
Un settore fondamentale per la competitività del Paese
“Il settore del software è fondamentale per la competitività dell’Italia nei mercati digitali in rapida evoluzione e il suo impatto economico e occupazionale cresce, sostenuto dalla maggiore presenza di provider tecnologici internazionali e da una crescente consapevolezza istituzionale – afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio -. L’influenza del software non è solo diretta, ma si estende alla digitalizzazione delle Pmi e all’innovazione nei modelli di business di settori tradizionali, dove vediamo emergere sempre più aziende native digitali. Diverse evoluzioni settoriali e sistemiche stanno infatti creando un terreno fertile per lo sviluppo futuro della filiera italiana del software come industria critica”.
Dai big esteri nuove opportunità per lo sviluppo di servizi digitali a valore
Dal potenziamento infrastrutturale derivante dall’apertura di nuovi Data Center sul territorio, con piani di investimento da parte dei grandi provider internazionali, fino ai 12,7 miliardi stanziati per il 2024-2025 dal PNRR, si conferma un crescente interesse da parte di attori internazionali. Aziende come AWS, Google o Microsoft porteranno opportunità per lo sviluppo di servizi digitali a valore.
Si conferma, inoltre, una sempre maggiore attenzione istituzionale a questa industria.
La commistione tra produttori italiani competitivi e la presenza di aziende internazionali, che oltre alla propria forza vendita portino anche le attività di sviluppo della tecnologia, è una leva chiave per accrescere la centralità dell’Italia nei mercati digitali europei.
Gestionali, Cybersecurity, Analytics & AI, i più diffusi
Tra i prodotti più diffusi tra i vendor italiani emergono i Gestionali, offerti dal 79% delle aziende censite, i software di Cybersecurity (37%) e di Analytics & AI (18%).
“L’offerta di software innovativi è spesso associata alle soluzioni gestionali, le più diffuse sul territorio, e quindi integrata direttamente nel cuore dei processi aziendali – dichiara Marina Natalucci, direttrice dell’Osservatorio -. Questo rafforza la rilevanza strategica di un settore che in Italia può vantare tante piccole eccellenze”. Aziende fortemente radicate sul territorio, di cui l’80% sono italiane e rappresentano il 54% del fatturato complessivo del campione. Il 46% è invece rappresentato da divisioni italiane di realtà multinazionali, in grado di fatturare anche 3,5 volte di più.



