Categorie
Suggerimenti e partner

Quanti anni può durare una cassetta postale da esterni?

Sicuramente ci aspettiamo che una cassetta della posta possa fare tante cose per noi. Tra queste il renderci più facile la vita a cominciare dal poter stabilire velocemente se abbiamo ricevuto della corrispondenza o meno ed il riuscire a prelevarla rapidamente e senza fatica.

A questo si aggiungono determinate aspettative inerenti Il design e lo stile della nostra nuova cassetta della posta, la quale è chiamata ad inserirsi perfettamente nel nuovo contesto. È inoltre necessario che la cassetta della posta sia robusta a sufficienza per riuscire a resistere a tutte le sollecitazioni o i tentativi di scasso da parte di eventuali malintenzionati con l’idea di andare a sottrarre la nostra corrispondenza o i nostri pacchi,  nel caso di cassetta portapacchi.

A parte questo ci sono anche altre cose che la nostra cassetta della posta è tenuta a fare, in particolar modo per quel che riguarda le cassette postali da esterni.

Cosa prevede la legge

È da premettere che la normativa vigente prevede che le cassette postali condominiali, così come quelle singole, debbano essere posizionate all’esterno dell’edificio e non all’interno. Questo perché il corriere o postino deve essere sempre nelle condizioni di poter lasciare la corrispondenza senza la necessità di chiamare qualcuno che possa aprirgli il cancello o il portone per accedere all’interno dell’edificio laddove le cassette postali sono posizionate.

È possibile per questo che l’ufficio postale di zona o direttamente il comune impongano al condominio di installare le cassette postali da esterno, per facilitare le operazioni di consegna. Meglio pensarci in anticipo dunque, soprattutto in fase di acquisto.

In particolare è il Decreto del 09/04/2001 a prevedere che le cassette postali debbano essere posizionate “al limite della proprietà, sulla pubblica via o comunque in luogo liberamente accessibile, salvi accordi particolari con l’ufficio postale di distribuzione”. Ciò al fine di favorire le operazioni di consegna della corrispondenza senza causare un disagio al corriere o portalettere, per i quali il tempo è prezioso al fine di riuscire a consegnare tutta la corrispondenza.

Durata e resistenza di una cassetta postale da esterno

Una cassetta postale da esterno, per garantire grande durata nel corso del tempo, deve necessariamente essere realizzata con materiali idonei in grado di garantire determinate condizioni.

La prima, e certamente la più importante per quel che riguarda un elemento posizionato all’esterno di un edificio, è la sua capacità di resistere all’azione incessante di agenti atmosferici quali sole, vento, pioggia, grandine e neve. Esistono diversi materiali con i quali realizzare un casellario postale ma certamente l’alluminio è quello in grado di offrire maggiori garanzie sia per quel che riguarda le eventuali infiltrazioni di pioggia o condensa che per la sua capacità di non ossidarsi.

L’alluminio è infatti un materiale leggero e facile da lavorare, ma al tempo stesso resistente e durevole nel corso degli anni. Per questo motivo è possibile dire che è una cassetta postale da esterni realizzata in alluminio ha una durata pressoché infinita.

Tra l’altro, una soluzione di questo tipo offre anche tutta la sicurezza necessaria per quanto concerne la custodia e protezione della propria corrispondenza dai tentativi di effrazione e sottrazione da parte di eventuali malintenzionati.

L’alluminio è infatti un materiale resistente e perfettamente in grado di resistere ai tentativi di scasso, il che significa che si possono tranquillamente fare acquisti online e affidarli alla propria cassetta postale in attesa di tornare a casa e ritirarla.

Se stai pensando dunque di acquistare una cassetta postale da esterni, considera che quelle in alluminio rappresentano la soluzione più efficace e duratura nel tempo, al punto tale che è possibile affermare durino per sempre.

Categorie
Suggerimenti e partner

Gusto e tendenze nella scelta dei tavoli di design

Quando si arreda uno studio, una casa o un’attività commerciale, non si può non scegliere anche un tavolo. Tale elemento è fondamentale perché rappresenta il cuore dell’allestimento scenico all’interno del proprio spazio.

Per trovare l’opzione giusta, bisogna optare per un tavolo che sia in grado di fare la differenza conferendo stile e personalità ad uno spazio. Per tale motivo è consigliabile optare per tavoli di design.

Parliamo di elementi protagonisti all’interno di una stanza, che devono essere scelti tenendo conto dello stile di arredamento che si vuole creare e che diverranno il perno visivo del tuo arredamento.

Tavolo di design, come sceglierlo

Per scegliere un tavolo di design la cosa migliore è puntare su un prodotto che possa rivedere il concetto di spazio. Ad essere essenziale della scelta è la forma. Essa rappresenta un aspetto fondamentale in quanto ogni persona che siederà a quello specifico tavolo avrà bisogno del proprio spazio e la forma glielo darà oppure no.

C’è l’opzione di puntare su tavoli grandi di forma rettangolare o quadrata, ad esempio negli open spaces.

Diversamente, si può puntare su tavoli dalle forme squadrate, geometriche ed ovali. Vanno bene anche più piccoli invece, negli spazi ristretti. In tutti i casi, un tavolo per essere definito artistico deve avere degli elementi unici nel proprio genere che gli conferiscano carattere e personalità.

Le tendenze dei tavoli di design

La scelta del tavolo di design deve tenere anche conto di quelli che sono gli ultimi trends nell’ambito dell’interior design. In genere, attualmente quelli che vanno per la maggiore sono i tavoli dallo stile minimal. Gli elementi ed i materiali più diffusi sono il legno, il metallo o anche il vetro.

La cosa importante è puntare su forme particolari, meglio se squadrate. Anche l’effetto tondeggiante è tornato in voga nel corso degli ultimi anni. Non dimenticate, nella scelta di un tavolo artistico di tener anche conto delle vostre esigenze personali e di spazio.

Categorie
Suggerimenti e partner

Suggerimenti per mantenere il tuo prato sempre verde

In Estate, così come nel resto dell’anno, è logico che chi ha la fortuna di avere una casa con giardino voglia avere un prato perfetto. Il buon aspetto del manto erboso è essenziale affinché la visione globale dei nostri esterni sia perfetta ed invitante.

Ecco allora di seguito alcuni consigli per mantenere il tuo prato sempre ben folto e verde.

Scegli il tipo di prato giusto

Se prevedi di rinfoltire un’area a prato, sarà utile sapere che ne esistono di diversi tipi. Una buona scelta iniziale determinerà la quantità di cure che dovrai apportare in futuro. L’opzione più conveniente nella progettazione giardini è quella che tiene conto del clima, del tipo di terreno di cui disponi e dell’uso che si intende fare del prato. 

Per le nuove installazioni ci sono due opzioni: partire dalla seminazione, che impiegherà mesi per dare risultati, o ricorrere al prato a zolle che è subito pronto.

Irrigazione

Devi innanzitutto analizzare il terreno prima della semina per verificare se ci sono problemi di drenaggio e studiare quale sistema di irrigazione è il migliore in base alle condizione del luogo. Considera poi che la Primavera e l’Autunno sono le stagioni ideali per la semina poiché le temperature sono più miti. 

Dopo la semina è necessario annaffiare 2 o 3 volte al giorno in modo che il terreno sia sufficientemente inumidito, ma quando l’erba raggiunge i 2 cm di altezza le annaffiature vanno progressivamente ridotte.

Quando tosare il prato?

Un prato senza una manutenzione regolare non durerà a lungo, e per questo deve essere tagliato periodicamente per mantenerlo sano. L’ideale è tagliare a metà lo stelo, tagliando ogni volta in una direzione diversa in modo che la radice non poggi sempre nella stessa direzione.

Manutenzione del prato

Per ottenere una migliore crescita, si consiglia di concimare il giardino ogni quattro-cinque settimane. Come integratore, sia per favorire la crescita che per prevenire i parassiti, è preferibile adoperare concimi organici.

Categorie
Suggerimenti e partner

Lo specchio giusto per la tua camera da letto

Esistono sul mercato diversi  stili di specchi per camera da letto che si abbinano perfettamente allo stile degli arredi presenti. Dagli specchi moderni con elementi tecnologici, agli specchi dal design classico o allo stile vintage-retrò.

In questo articolo troverai delle idee per individuare lo specchio perfetto per la tua camera da letto e un gran numero di suggerimenti per decorare la tua camera da letto al meglio.

Vogliamo aiutarti nella scelta in modo che non solo tu abbia uno specchio che aggiunge valore all’ambiente, ma che sia anche utile per te. Ecco perché abbiamo messo appunto alcuni suggerimenti e consigli che puoi trovare di seguito.

Misura bene gli spazi

Misurare con precisione le dimensioni della tua camera da letto è il primo passo da compiere. Con l’aiuto di un metro, crea semplice una piantina partendo dai muri principali. Successivamente aggiungi dettagli, come finestre e porte, oltre ad inserire letto, mobili e armadio. Una volta fatto questo primo passaggio, segui i consigli che troverai di seguito.

Come decorare con uno specchio una grande camera da letto

Nelle camere da letto grandi è possibile scegliere uno o più specchi decorativi: se hai una parete di oltre 2 metri libera, è meglio posizionare uno specchio rettangolare grande. A seconda dello stile che hai scelto per la tua camera da letto, acquista quello più adatto. Suggerimento: uno specchio da pavimento posizionato orizzontalmente può essere una soluzione che fa al caso tuo.

Come decorare una grande camera da letto con più specchi

Una delle alternative che incuriosisce molto gli utenti è il posizionare diversi specchi su una singola parete. Questa alternativa darà grande luce, calore e splendore alla tua stanza da letto, generando così una sensazione molto piacevole e accogliente. Anche in questo caso molto dipenderà dallo stile che hai scelto e dalle opportunità che l’ambiente offre.

Altre idee per decorare piccole camere da letto con specchi decorativi

Anche gli specchi di design sono un’ottima alternativa in grado di offrire molti vantaggi, in quanto soddisfano due necessità importanti: essi decorano e creano un ambiente accogliente e caldo , assolutamente necessario anche infondere quiete e rilassatezza a tutta la camera. Considera dunque che decorare la camera da letto con gli specchi è una buona pratica e un ottimo investimento. Suggerimento finale: una bella lampada di design è il complemento ideale per accompagnare il tuo specchio decorativo.

Categorie
Online

I lettori stanno imparando a riconoscere le fake news

I lettori comuni stanno imparando a distinguere le notizie vere da quelle false. Social media e giornali utilizzano fact-checker per distinguere le notizie vere e false, ma il loro lavoro può essere parziale. Uno studio del MIT, pubblicato su Science Advances, suggerisce un approccio alternativo, che utilizza gruppi relativamente piccoli e politicamente equilibrati di lettori laici per valutare i titoli e condurre frasi di notizie. La capacità di giudizio fornita da gruppi di lettori normali può infatti essere efficace quanto il lavoro dei fact-checker professionisti. L’esperimento ha coinvolto 1.128 residenti negli Stati Uniti utilizzando la piattaforma Mechanical Turk di Amazon.

Sono state esaminate 200 notizie

Lo studio ha esaminato oltre 200 notizie che gli algoritmi di Facebook avevano segnalato per un controllo, e le valutazioni medie dei lettori si avvicinavano molto alle valutazioni dei fact-checker professionisti.
“Questi lettori non sono stati addestrati al fact-checking e stavano solo leggendo i titoli e le frasi iniziali, e anche così sono stati in grado di eguagliare le prestazioni dei fact-checker”, affermano i ricercatori. I partecipanti all’esperimento hanno anche svolto un test di conoscenza politica e un test della loro tendenza a pensare in modo analitico. Nel complesso, le valutazioni delle persone meglio informate sulle questioni civiche e impegnate in un pensiero più analitico erano più strettamente allineate con i fact-checker, riporta AGI. 

Pochi lettori eguagliano le prestazioni dei verificatori di fatti professionisti

“Non c’è niente che risolva il problema delle notizie false online – afferma David Rand, professore al MIT Sloan e coautore senior dello studio. Ma stiamo lavorando per aggiungere approcci promettenti al kit di strumenti anti-disinformazione”.
Sebbene all’inizio possa sembrare sorprendente che una folla di 12-20 lettori possa eguagliare le prestazioni dei verificatori di fatti professionisti. In un’ampia gamma di applicazioni è stato riscontrato che gruppi di laici eguagliano o superano le prestazioni dei giudizi degli esperti. L’attuale studio mostra che ciò può verificarsi anche nel contesto altamente polarizzante dell’identificazione della disinformazione.

Meccanismi di partecipazione

La scoperta potrebbe essere applicata in molti modi e alcuni colossi dei social media stanno attivamente cercando di far funzionare il crowdsourcing. Facebook ha un programma, chiamato Community Review, in cui vengono assunti laici per valutare i contenuti delle notizie, e Twitter ha un proprio progetto, Birdwatch, che sollecita il contributo dei lettori sulla veridicità dei tweet. La ‘saggezza delle folle’ può essere utilizzata sia per aiutare ad applicare etichette ai contenuti rivolti al pubblico, sia per informare gli algoritmi di classificazione e quale contenuto viene mostrato alle persone. A dire il vero, osservano gli autori, qualsiasi organizzazione che utilizza il crowdsourcing deve trovare un buon meccanismo per la partecipazione dei lettori. Se la partecipazione è aperta a tutti, è possibile che il processo di crowdsourcing possa essere ingiustamente influenzato dai ‘partigiani’.

Categorie
Economia

Superbonus 110%, gli interventi vanno a rilento. Ecco perché e le possibili soluzioni

A poco più di un anno dalla sua introduzione, il Superbonus 110% sembra mostrare segni di disamoramento da parte dei cittadini. Eppure l’incentivo che agevola gli interventi di efficientamento energetico e sismico per le abitazioni degli italiani è un’iniziativa assolutamente lodevole e vantaggiosa per tutti. Però, nonostante la bontà del bonus, appare evidente che esistano delle criticità, ben rilevate da 110%Monitor – il nuovo Osservatorio Nomisma sulle operazioni di riqualificazione energetica e sismica soggette al Superbonus – che fornisce aggiornamenti trimestrali sull’andamento di questa iniziativa. Come spiega una nota, “Nomisma sostiene fortemente il Superbonus 110%, tuttavia ritiene che vadano corretti alcuni passaggi per renderlo realmente efficiente. Attualmente, infatti, gli interventi asseverati stanno crescendo più lentamente rispetto alle aspettative, emerge un senso di rassegnazione da parte delle famiglie a fronte delle incertezze normative, e i condomìni – i principali destinatari di questa iniziativa – hanno delle difficoltà ad attivarsi”.

Cosa c’è che non va

Le principali problematiche sono rappresentate dall’incertezza sulle decisioni normative e l’inadeguatezza delle informazioni a disposizione degli operatori. Ulteriori criticità sono, inoltre, le difficoltà riscontrate dalle imprese a causa dell’aumento dei prezzi e dal fatto che anche abusi di minima entità possono impedire l’avvio delle operazioni. Per queste ragioni, si è registrato un calo del numero di famiglie potenzialmente interessate all’iniziativa, passate dai 10,5 milioni di maggio 2020 ai 9 milioni di giugno 2021. Resta poi il nodo della territorialità: gli interventi si concentrano in alcune  Regioni più pronte, come Lombardia, Veneto, Lazio ed Emilia-Romagna, con il rischio di penalizzare territori meno equipaggiati come, ad esempio, Molise, Basilicata, Umbria e Abruzzo. Restando in tema di disparità, inoltre, la misura rischia di “regalare valore immobiliare a chi ce l’ha già e offrire opportunità solo a chi risulta essere già più equipaggiato”, ha commentato Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma.

Come sostenere il Superbonus 110%

Oltre all’Osservatorio, Nomisma ha stilato alcune proposte che potrebbero rendere la misura più funzionale ed efficace. Ad esempio, “Ricorrere a un’operazione sblocca contratti, in attesa della conferma di proroga della misura al 2023, alla quale dovrebbe aggiungersi la certezza sulla cessione del credito” o ancora “Ridurre le distorsioni di mercato, introducendo una sorta di ‘controlla prezzi’ per attenuare il rischio di schizofrenia che sta minando il mercato delle materie prime. Avvalendosi di aliquote differenziate in base ai condomìni coinvolti, inoltre, anche i contesti più ‘difficili’ potrebbero usufruire dell’incentivo”. Ma potrebbe essere utile anche “Adottare più lungimiranza nella programmazione della misura, cominciando già da oggi a progettare lo scenario post 2023”. 

Categorie
Statistiche

Italiani, l’80% invecchia bene: la salute in primo piano

Si sa che l’Italia è un paese che conta moltissime teste d’argento: ma come vivono le persone più in là con gli anni? Tutto sommato bene, come rivela una recente ricerca realizzata da Doxa Pharma per Nutricia FortiFit attraverso interviste online a 500 italiani con più di 60 anni per monitorare il loro stato di salute e la percezione del proprio benessere psicofisico. In particolare l’analisi ha suddiviso gli anziani italiani in tre categorie: i Perennials, che sono il 40% del totale, che hanno un atteggiamento produttivo e positivo nei confronti della vita; i Silver Lines, più cauti rispetto ai precedenti ma comunque attenti al benessere e ai rapporti sociali e che sono un altro 40% del campione; infine i Gloomers, 20% della popolazione over italiana, rappresentato in prevalenza da donne e che vivono l’età con una certa stanchezza e disimpegno.

La salute? Buona o ottima per quasi il 70%

Un indicatore interessante è che il  43% del campione totale definisce “buono” il proprio stato attuale di salute, il 19% “molto buono” e il 5% addirittura “eccellente”, facendo così che il 67% dei rispondenti sia positivo in merito al proprio stato fisico. Per mantenere e migliorare la propria salute, il 56% degli intervistati ha dichiarato di sottoporsi regolarmente a controlli ed esami e il 52% di fare movimento e attività fisica, il 40% segue una dieta o mangia in maniera più corretta, il 25% usa integratori alimentari e il 12% ricorre anche ad alcuni trattamenti specifici (fisioterapia, terme, massaggi…). Meglio ancora per la forma mentale: l’85% degli over 60 italiani si sente soddisfatto dal proprio stato di forma mentale (memoria e capacità di concentrazione) e il 68% dalla propria energia e vitalità nello svolgere le attività quotidiane. Soffrono di più invece le articolazioni, muscoli e ossa, che vedono alzarsi e di molto le percentuali di chi non ne è soddisfatto. Per far fronte ai problemi di salute, il 36% degli intervistati ha fatto ricorso ad integratori alimentari, il 33% a farmaci, il 24% ha modificato il proprio stile di vista prestando più attenzione all’alimentazione e il 19% aumentando l’attività fisica, il 18% ha utilizzato prodotti naturali/erboristici/omeopatici e il 9% ha iniziato un ciclo di fisioterapia.

Obiettivo benessere

Ma cosa desiderano per se stessi i “grandi” d’Italia? In generale, il benessere rappresenta la maggiore aspirazione futura per il 73% del campione (le donne sono più propense a raggiungerlo attraverso l’alimentazione, gli uomini tramite l’attività fisica), seguito dai viaggi (54%), dai rapporti sociali (46%), dalla cultura (43%) e dalle finanze (33%, soprattutto per gli uomini e per chi si prende cura dei nipoti).

Categorie
Online

Privacy, approvate le nuove linee guida per non essere tracciati

Il Garante per la privacy ha approvato nuove Linee guida sui cookie per non essere tracciati mentre si naviga online: da oggi basterà un clic sul banner.
L’obiettivo è di rafforzare il potere di decisione degli utenti riguardo all’uso dei loro dati personali quando navigano in rete. Ma il Garante auspica che si arrivi presto a una codifica universalmente accettata dei cookie, oggi assente, che consenta di distinguere in maniera oggettiva i cookie tecnici da quelli analytics o da quelli di profilazione. In attesa di raggiungere questo obiettivo, il Garante richiama i publisher a rendere manifesti nell’informativa almeno i criteri di codifica dei tracciatori adottati da ciascuno. I titolari dei siti avranno sei mesi di tempo per conformarsi ai principi contenuti nel provvedimento.

Le motivazioni alla base del provvedimento

L’aggiornamento delle precedenti Linee guida si è reso necessario alla luce delle innovazioni introdotte dal Regolamento europeo in materia di privacy, ma anche in base ai numerosi reclami e segnalazioni sulla non corretta attuazione delle modalità per rendere l’informativa agli utenti e per l’acquisizione del consenso all’uso dei loro dati. Ulteriore motivazione, il crescente uso di tracciatori particolarmente invasivi, e la moltiplicazione delle identità digitali degli utenti, che favorisce l’incrocio dei dati e la creazione di profili sempre più dettagliati.
Il meccanismo di acquisizione del consenso dovrà innanzitutto garantire che per impostazione predefinita al momento del primo accesso a un sito nessun cookie o altro venga posizionato all’interno del dispositivo dell’utente, né venga utilizzata altra tecnica di tracciamento attiva o passiva.

Confermato l’obbligo della sola informativa per i cookie tecnici

Resta confermato l’obbligo della sola informativa per i cookie tecnici, e il Garante raccomanda che i cookie analytics, usati per valutare l’efficacia di un servizio, siano utilizzati solo a scopi statistici. Per quanto riguarda il consenso, per i cookie di profilazione sarà sempre necessario richiederlo attraverso un banner ben distinguibile sulla pagina web, attraverso il quale dovrà anche essere offerta agli utenti la possibilità di proseguire la navigazione senza essere in alcun modo tracciati. Riguardo allo scrolling, il Garante precisa che il semplice spostamento in basso del cursore non rappresenta una idonea manifestazione del consenso.

Resta fermo il diritto degli utenti di revocare il consenso

Riguardo al cookie wall, sistema che vincola gli utenti all’espressione del consenso, il Garante chiarisce che questo meccanismo è da ritenersi illegittimo.
L’Autorità sottolinea inoltre che la ripresentazione del banner a ogni nuovo accesso per la richiesta di consenso agli utenti che in precedenza l’abbiano negato non trova ragione negli obblighi di legge e risulta una misura ridondante e invasiva. La scelta dell’utente, dunque, dovrà essere debitamente registrata e non più sollecitata, e resta fermo il diritto degli utenti di revocare in qualsiasi momento il consenso precedentemente prestato.

Categorie
Online

Arriva il primo Dottorato nazionale in Intelligenza artificiale

L’Italia avrà il suo primo Dottorato nazionale in Intelligenza artificiale. Si tratta di un progetto promosso dal MUR, e coordinato dal CNR e dall’Università di Pisa, basato su una rete formata da 5 atenei capofila che coinvolge 61 università e centri di ricerca italiani. Gli obiettivi del progetto sono promuovere l’alta formazione sull’AI nel nostro Paese, costruire una comunità di giovani ricercatori, e creare una vera e propria rete italiana di centri di ricerca su un tema così strategico per il futuro. Sono 177 le borse di studio messe a disposizione per il primo ciclo di questa operazione formativa, che contribuiranno a creare una vasta rete di futuri ricercatori, innovatori e professionisti. Al termine dei tre anni di percorso i dottorandi saranno infatti specializzati nelle tematiche di punta della ricerca sull’AI e nei settori applicativi.

Un approccio sistemico e multi-disciplinare nel mondo della ricerca e dell’impresa

I futuri giovani ricercatori saranno quindi allenati ad avere una visione integrata e articolata dell’ecosistema delle tecnologie e delle soluzioni AI, e in grado di affrontare i problemi con un approccio sistemico e multi-disciplinare, sia nel mondo della ricerca sia in quello dell’impresa. Il modello organizzativo sfrutta una struttura coordinata orizzontale/verticale: tutti i dottorandi parteciperanno a esperienze e attività formative multidisciplinari comuni, per poi concentrarsi sull’area di specializzazione scelta.
Sono state infatti individuate cinque aree nei settori strategici di sviluppo e applicazione dell’AI, di cui la prima è Salute e scienze della vita (capofila Università Campus Bio-Medico di Roma), che si occuperà di sfruttare AI, IoT e biorobotics per promuovere la medicina di precisione, sempre più predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa.

Dall’agrifood alla cybersecurity 

La seconda area, Agricoltura (agrifood) e ambiente (Università degli Studi di Napoli Federico II), utilizzerà l’AI per fronteggiare le incertezze legate al cambiamento climatico e la variabilità dei fattori che determinano la produzione primaria. La terza, Sicurezza e cybersecurity (La Sapienza Università di Roma), studierà l’applicazione delle tecniche di AI per la sicurezza dei sistemi informatici e delle infrastrutture, la cyber intelligence, e la protezione della privacy. E la quarta, Industria 4.0 (Politecnico di Torino), si occuperà di robotica, manutenzione preventiva, automatizzazione dei processi, analisi dei dati per migliorare la produzione e aumentare la competitività.

Trustworthy AI, un tema trasversale per tutto il dottorato 

Il tema affrontato dall’ultima area, Società (Università di Pisa), riguarda l’AI e la data science per lo studio della società e della complessità dei fenomeni sociali ed economici. Tra questi, riporta Ansa, mobilità umana e dinamica delle città, migrazioni e determinanti economici, formazione e dinamica delle opinioni e delle conversazioni online, e impatto sociale dei sistemi AI. Uno dei temi trasversali più importanti per l’intero dottorato è quello della Trustworthy AI, l’Intelligenza artificiale “degna di fiducia”.
I dottorandi seguiranno quindi corsi dedicati a etica, equità, correttezza, sicurezza, giustizia, accettazione sociale dell’AI, oltre a concentrarsi sullo sviluppo di un’AI sostenibile e che possa aiutare a raggiungere i Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 dell’ONU.

Categorie
Online

Instagram consentirà di pubblicare da PC

Rivoluzione in casa Instagram? Pare proprio di sì. In 11 anni di esistenza, il social network non aveva mai permesso ai suoi utenti di pubblicare foto o video al di fuori della sua applicazione mobile. Ma ora le cose stanno cambiando, ampliando le possibilità di accedere al feed.  In una dichiarazione ufficiale, un portavoce dell’azienda spiega: “Sappiamo che molte persone accedono a Instagram dai loro computer. Per migliorare questa esperienza, stiamo attualmente testando la possibilità di creare un feed post sul social network con il proprio browser desktop”.

Instagram vuole sedurre i brand

Per la maggior parte degli utenti, basta scattare una foto dal proprio smartphone, aggiungere alcuni filtri e pubblicarla dall’app. Sebbene questo utilizzo sia senza dubbio il modo più veloce e intuitivo per pubblicare contenuti sulla piattaforma, non è il più adatto a tutti. Da qualche mese, infatti, Instagram ha rivisto il proprio posizionamento per rivolgersi a una nuova categoria di internauti, brand e influencer in prima linea. Oltre a sviluppare l’affiliazione e il proprio maketplace, la piattaforma sa che adesso è arrivato il momento di pensare in grande se vuole attirare un pubblico professionale. Offrendo agli utenti di Internet la possibilità di postare direttamente dal proprio computer, Instagram potrebbe così semplificare la vita ai suoi utenti più esigenti. Non avranno più bisogno di trasferire foto e video su un servizio cloud per recuperarli sul telefono dopo averli modificati su un computer. Dopo diversi segnali di avvertimento lo scorso maggio, la funzione di trasferimento del desktop è ora disponibile per un piccolo gruppo di utenti e dovrebbe essere implementata rapidamente.

Cambiamenti step by step

Anche se Instagram avrà una versione web, ciò non significa che quest’ultima sarà trattata dal gruppo di Facebook con la stessa cura delle sue app per smartphone. Al contrario, sono parecchie le funzioni disponibili solo su iOS e Android. Anche se, a dirla tutta, nei ultimi anni c’è stato qualche cambiamento al riguardo, come la possibilità di visualizzare storie e messaggi diretti.

La novità è in “prova”

Questa ultima funzione è ora in fase di test: Instagram ha confermato i rumors, affermando che l’opzione è al momento in prova. Si può verificare direttamente se si è stati inseriti attivamente nel gruppo test: basta andare su Instagram con il proprio browser e verificare se c’è una nuova icona “più” nella barra delle icone in alto a destra. 

Categorie
Economia

Ambiente e sostenibilità: italiani tra buoni propositi e azioni limitate

La salvaguardia del pianeta è un tema sempre più centrale, e nessun brand può permettersi di ignorare questa tendenza. Questo perché una persona su cinque a livello internazionale ha smesso di acquistare determinati prodotti o servizi a causa del loro impatto negativo sull’ambiente o sulla società. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno GfK ha condiviso alcuni risultati della ricerca internazionale #WhoCaresWhoDoes sulla sostenibilità e le preoccupazioni ambientali, primo fra tutti, la crescita del segmento dei consumatori Eco Active. Ovvero coloro che si sentono responsabili in prima persona per l’ambiente e stanno modificando i propri comportamenti di acquisto.

In forte crescita i consumatori Eco Active

Secondo i dati GfK nel 2020 è cresciuto il segmento dei consumatori Eco Active, che a livello europeo arriva a pesare il 24% e in Germania il 38%. In Italia, questi consumatori sono il 23% del totale. Si tratta di un target abbastanza senior, che gode di maggiori disponibilità economiche, mentre le fasce di popolazione più giovane, che in teoria dovrebbero essere protagoniste del cambiamento, pur avendo una sensibilità elevata per l’ambiente hanno in media meno risorse da impiegare. Inoltre, a causa le preoccupazioni legate al futuro tipiche dell’età finiscono per non cambiare i propri comportamenti, privilegiando servizi e comodità. Secondo le previsioni di GfK, entro il 2025 i consumatori Eco Active a livello mondiale arriveranno a pesare il 40% del totale. Una motivazione in più per le aziende per prepararsi per tempo con investimenti e iniziative di comunicazione mirate.

La distanza tra intenzioni e azioni

Secondo i dati GfK, il gap da colmare tra intenzioni e azioni è ancora ampio. Ad esempio, a livello internazionale il 66% delle persone dichiara di avere intenzione di acquistare prodotti con un packaging sostenibile, ma solo il 20% dei consumatori Eco Active mette in campo azioni quotidiane per ridurre il consumo di imballaggi in plastica. Inoltre, il 72% degli shopper tende ad attribuire una responsabilità maggiore agli altri rispetto che a sé stessi per quanto riguarda le tematiche ambientali. In particolare, secondo gli italiani sono soprattutto i produttori di beni e servizi (37%) e i governi (28%) a poter fare la differenza nella riduzione dell’impatto ambientale. Percentuali simili si rilevano anche considerando il target degli Eco Active italiani, per il quale solo il 26% pensa che la responsabilità sia principalmente dei consumatori.

Più attenti a parole che negli acquisti

Questo spostamento della responsabilità fa sì che nella pratica anche i soggetti che a parole si dichiarano più attenti alle tematiche ambientali facciano poi scelte di acquisto poco coerenti dal punto di vista della sostenibilità. Secondo l’indagine GfK la percentuale di chi effettua acquisti online, quindi potenzialmente più inquinanti, è maggiore tra gli Eco Active rispetto alla media della popolazione. Il consumo di acqua in bottiglia da parte degli Eco Active, ad esempio, è simile a quello del resto della popolazione, e l’acquisto di frutta e verdura confezionata è più alto della media.

Categorie
Economia

Pandemia e mercato del lavoro tra crisi e mutamenti

La Pandemia ha cambiato il mondo del lavoro, il modo di concepire l’idea stessa di lavoro, i rapporti tra colleghi e con i dipendenti, nonché il modo di cercare nuove opportunità lavorative o selezionare nuove figure professionali. Se il Covid da un lato ha scosso l’intero sistema economico, provocando una crisi profonda all’intero sistema, dall’altro ha dato l’opportunità di rivedere alcuni paradigmi che rischiavano di paralizzare il mondo del lavoro. Oltre ad avere accelerato il processo di digitalizzazione in ogni ambito, imprimendo una spinta al lavoro da remoto ha responsabilizzato l’attività dei dipendenti.

Le soft skills fanno la differenza
Ma in un contesto in continuo mutamento a fare la differenza nella scelta delle migliori figure professionali da inserire nel proprio team sono le soft skills, soprattutto se avvalorate da lettere di referenze da parte di ex colleghi o datori di lavoro. Viene meno poi il concetto di ufficio e scrivania, si lavora per obiettivi da qualsiasi parte del mondo, abbattendo i confini geografici e dando maggior valore alle competenze di ognuno. Il mondo del lavoro appare, dunque, sempre più globalizzato, per questo il vero capitale del futuro sarà rappresentato dalla reputazione.

La reputazione aziendale diviene un criterio di finanziamento

Oggi per le aziende lavorare sulla propria reputazione e guardare oltre il profitto diventa essenza stessa del profitto, “perché uno dei principali criteri con i quali si finanzieranno le imprese sarà quello reputazionale – sostiene Davide Ippolito, Ceo di Zwan, agenzia di reputation marketing e cofondatore di Reputation Rating -. Per gli imprenditori, però, è importante capire che la reputazione non è solo ciò che viene scritto sui social o nelle recensioni, ma si tratta di un parametro complesso, composto da asset interni ed esterni molto diversi tra loro”.

Cambia l’impostazione della ricerca del personale

 “Con la pandemia è cambiato non solo il modo di lavorare, ma anche l’impostazione della ricerca, e soprattutto i settori e le aziende privilegiate”, commenta Fernando Angulo, Responsabile della comunicazione di Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online.
“In periodi di crisi, la scelta migliore è quella di investire su sé stessi e acquisire nuove competenze, che possano rappresentare un vantaggio competitivo. In questo modo, a differenza di quanto si creda, è possibile reinventarsi a qualsiasi età, cambiando completamente lavoro – aggiunge Roberto Castaldo, Presidente e fondatore del Centro Studio Performance di 4 MAN Consulting -. È importante, quindi puntare a implementare la performance management, il coaching e lo sviluppo di competenze relazionali”. 

Categorie
Statistiche

Il ruolo degli influencer per la Generazione Z

Per i ragazzi tra i 18 e i 24 anni gli influencer hanno un ruolo importante nello scoprire nuovi brand e prodotti. A discapito della giovane età, i giovani della Generazione Z sono “autocentrati” ma al tempo stesso responsabili, fiduciosi nella tecnologia ma diffidenti sulle questioni della privacy. Ma non tutti i ragazzi hanno lo stesso approccio al consumo: c’è chi cerca un appagamento personale e chi esibisce prodotti e servizi come marcatore sociale. Sulla base dei differenti bisogni, aspettative e comportamenti di acquisto, una ricerca di Buzzoole, in collaborazione con Koniqa, ha identificato sette profili rappresentativi dei GenZ italiani: leader, narcisista, attivista, classico, funzionale, affettivo ed edonista.

Leader, narcisista, attivista o old fashioned?

Il leader (25%) è il cluster più numeroso. Dotato di buona capacità di spesa e di un livello di scolarizzazione medio basso, ha come pulsione principale il bisogno di successo e di dominio sugli altri. Per gli acquisti si affida a influencer competenti nel proprio settore. Per il narcisista (21%) il motore emotivo è l’autoaffermazione personale, e per gli acquisti si affida a influencer che hanno molti follower. L’attivista (17%) invece è caratterizzato da un forte senso etico e ha un forte senso di responsabilità: acquista prodotti che ispirano fiducia sulla sostenibilità.

L’old Fashion (15%) è uno dei cluster di età più giovane (18-19 anni) e a prevalenza maschile. Tradizionalista, mostra scarso interesse verso le innovazioni. Cultore di prodotti vintage, per scoprire nuove marche e tendenze si affida agli influencer preferiti.

Il funzionale, l’affettivo e l’edonista

Quanto al funzionale (11%), è di età media elevata e vive principalmente in grandi città metropolitane. Per lui gli acquisti hanno una forte componente razionale e di incubazione-ponderazione. Confronta sempre i prezzi e legge le recensioni prima di acquistare qualcosa.

L’affettivo (7%), al contrario, ha bisogno di affettività e ha una generale pulsione gregaria che scaturisce dal desiderio di sentirsi accettato. Si affida a influencer competenti nel proprio settore. L’edonista (5%) è a metà tra la ricerca di rassicurazione e il narcisismo. Mediamente più adulto (24 anni), è caratterizzato da un forte bisogno di fuga-rimozione dai problemi, che mette in pratica attraverso meccanismi di consumo per auto-gratificazione. Le marche preferite sono quelle che migliorano la sua vita nel quotidiano.

La “prova sul campo” è fondamentale anche per questa generazione 

Per la Genz le informazioni più rilevanti per la scelta di un prodotto o di un servizio sono quelle che arrivano dai propri pari: recensioni online (75%), passaparola (74%), foto e opinioni sui social network (70%). La voce ufficiale dei brand per loro continua a essere rilevante, sebbene le informazioni fornite su sito, pagine social e rivenditori siano messe a confronto con la voce autorevole di esperti (67%), blogger (66%), influencer (58%) e siti di comparazione prezzi (68%).  Ma nonostante un processo sempre più digitalizzato, riporta Ansa, il prodotto e la “prova sul campo” si confermano fondamentali anche per questa generazione (68%), consegnando al punto vendita un rinnovato vigore.