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Vacanze di Natale e di Capodanno: per gli italiani due diversi modi di viaggiare

Se la settimana di Natale resta fortemente legata agli spostamenti interni e i ricongiungimenti familiari, sostenuti in larga parte dal trasporto ferroviario, dopo il 27 dicembre cresce la propensione a partire per l’estero, con l’aereo che diventa il principale alleato di chi prolunga le vacanze fino a Capodanno e all’Epifania.

I nuovi dati di Trip.com mostrano come nel corso delle festività natalizie, dal 20 al 10 gennaio, la scelta di trasporto e di destinazione evolvano, segnando due momenti distinti nel modo di viaggiare degli italiani.
Tra il 20 e il 26 dicembre i viaggi nazionali rappresentano infatti poco più del 40% di tutte le prenotazioni effettuate sulla piattaforma. All’interno di questi spostamenti, il treno concentra oltre il 75% dei viaggi interni.

Il treno amplia la geografia dei viaggi

Nel Sud Italia, pur restando prevalente l’outbound, il peso dei viaggi interni è leggermente più elevato, con una ripartizione dell’85% verso l’estero e del 15% all’interno del Paese.

Già durante la settimana di Natale (20–26 dicembre), le principali destinazioni del Sud registrano arrivi esclusivamente domestici, confermando il ruolo del Mezzogiorno come area di rientro familiare durante le festività, più che come punto di partenza per viaggi all’estero.
I dati mostrano, inoltre, come il treno contribuisca ad ampliare la geografia dei viaggi, facilitando l’accesso a città di medie dimensioni e destinazioni meno centrali rispetto ai principali hub aerei.

L’intensità dell’outbound varia da Nord a Sud

Tra il 27 dicembre e il 10 gennaio, i viaggi all’estero rappresentano quasi tre quarti di tutte le prenotazioni. I principali aeroporti italiani continuano a fungere da hub strategici per i viaggi internazionali, evidenziando una elevata connettività durante tutto il periodo.

I viaggi all’estero coinvolgono viaggiatori provenienti da tutte le regioni italiane, ma l’intensità dell’outbound varia in base all’area geografica.
Il 93% delle partenze dei viaggiatori del Nord e del Centro Italia è diretto oltreconfine, contro il 7% dei viaggi nazionali.
Un dato legato alla maggiore disponibilità di aeroporti, collegamenti diretti e frequenze internazionali.

Mete “calde” superano le prenotazioni alberghiere delle località sciistiche

Le mete dal clima caldo compaiono con maggiore frequenza nelle prenotazioni alberghiere post-Natale rispetto alle tradizionali località sciistiche, a testimonianza della preferenza per la possibilità di sfruttare al meglio periodi di vacanza più estesi.

Destinazioni nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente, tra cui Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia, suscitano un interesse particolare in questo periodo, grazie ai climi favorevoli durante l’inverno, alle esperienze culturali e a una pianificazione mediamente più anticipata rispetto ai viaggi concentrati nella settimana di Natale.
Tra le Top mete al sole per l’inverno Bangkok, Phuket, Dubai, Bali, Abu Dhabi, Langkawi, Koh Samui e Hurghada.

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Lavoro: manager sotto pressione, GenZ intollerante allo stress

Oggi le organizzazioni hanno la responsabilità e la necessità di investire su benessere e leadership consapevole. La qualità delle relazioni e la cultura organizzativa hanno infatti un impatto diretto sul benessere delle persone. Quando i manager sono sotto pressione, engagement, motivazione e benessere psicologico del team ne risentono.

Il 49% dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia sperimenta elevati livelli di stress lavoro-correlato. La situazione è ancora più critica tra i dirigenti (58%).
Al contrario, chi si è appena affacciato al mondo del lavoro,pone il benessere al centro delle scelte professionali e cerca aziende capaci di offrire condizioni sane e significative. Insomma, la GenZ porta una nuova visione in azienda.
Lo rivela la ricerca condotta all’interno dell’Osservatorio Mindworke.

Burnout, diagnosi per 1 lavoratore su 5

Il fenomeno del burnout si manifesta soprattutto nella sensazione di sfinimento, diffusa nel 40% del campione, e interessa complessivamente oltre 7 lavoratori su 10. Ma quando si presenta porta a una diagnosi per 1 su 5.
I fattori scatenanti più citati sono il sovraccarico di lavoro, e nel caso dei dirigenti, il senso di impotenza legato alla responsabilità del ruolo.

I giovani rappresentano la categoria di lavoratori che necessita di più tempo per recuperare, con una media di 7,6 giorni di assenza dal lavoro contro 6,2 degli impiegati e 7,0 dei dirigenti.
Al contempo, la GenZ registra un livello di benessere elevato nel 36% dei casi (white collar 26%), ed è anche la generazione più propensa a fermarsi in caso di disagio.

Leadership in difficoltà sull’ascolto

Quasi la metà dei giovani (46%) dichiara assenze per malessere emotivo e oltre 6 su 10 (61%) ha lasciato un impiego per tutelare la propria salute psicologica.

Quanto all’autopercezione dei dirigenti e la valutazione dei loro team emerge un distacco significativo. Se l’84% dei manager si considera in grado di promuovere un clima di fiducia e ascolto solo il 42% dei collaboratori riconosce questa qualità. E mentre l’81% dei leader ritiene di saper riconoscere i segnali di malessere nel team, la percezione dei collaboratori scende al 40%. Un divario che spiega la difficoltà dei manager a mantenere alti coinvolgimento e motivazione.

La sfida della cultura organizzativa inclusiva

Le sfide principali indicate dai manager sono riuscire a mantenere alta la motivazione delle persone (33%), la gestione dei conflitti (15%), e il mantenimento della coesione di gruppo (15%). Il tema dell’equità e dell’inclusione completa il quadro.

Il 49% degli impiegati percepisce la propria azienda come attenta alle pari opportunità, con punte del 69% tra i dirigenti. Tuttavia, solo il 30% si sente libero di parlare apertamente del proprio disagio psicologico.
Nonostante ciò, l’impegno dell’azienda nella promozione del benessere psicologico ha un impatto determinante sia sulla retention (59% del campione) sia su motivazione ed engagement (62%).

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Salute: in vacanza il 90% degli italiani porta un kit di automedicazione

Per gli italiani il kit di automedicazione è un alleato fondamentale da portare in vacanza.
Con l’arrivo dell’estate e la voglia di partire per le ferie gli italiani non dimenticano di mettere in valigia il necessario per non trovarsi impreparati a gestire piccoli problemi di salute in vacanza. Più in particolare, sono 9 italiani su 10, il 90%, a preparare un kit con almeno un farmaco da banco prima di partire.

Si tratta di una consuetudine sempre più diffusa, che cresce soprattutto tra le donne e tra gli over 55, le due categorie più attente alla salute anche lontano da casa. 
A confermarlo è l’indagine che Human Highway ha realizzato per Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione parte di Federchimica.

I farmaci da banco più presenti nelle valige dei vacanzieri

Secondo i dati della ricerca nella valigia dei villeggianti italiani si trovano in media 2,8 farmaci da banco, un numero inferiore ai 3 farmaci nelle valigie dei residenti nel Nord Italia, tra le donne e tra chi ha più di 55 anni.

I dati raccolti dalla ricerca restituiscono poi una fotografia chiara delle abitudini di automedicazione in vacanza. Tra i prodotti più comuni nei kit estivi spiccano antidolorifici e antinfiammatori, scelti da quasi due italiani su tre (65%), con un picco del 75% tra le donne, i farmaci gastrointestinali, presenti nel 48% dei kit, soprattutto in quelli degli over 55, e gli antipiretici, scelti dal 43% dei vacanzieri, in particolare, da donne e over 55.

Come si sceglie cosa portare

Inoltre, nei bagagli gli italiani mettono anche antistaminici e antipruriginosi, considerati indispensabili dal 32% degli intervistati, disinfettanti e prodotti contro le scottature solari, presenti nel kit di circa un italiano su tre, oltre a farmaci contro il mal di gola, portati dal 17%, e i rimedi per la cinetosi (mal d’auto o mal di mare), fondamentali per chi ne soffre, anche se solo il 13% li include.

Le scelte non sono casuali. Il 37% degli italiani personalizza il proprio kit in base a esperienze passate, mentre il 34% utilizza sempre lo stesso set predefinito.
Un altro 29%, poi, adatta i farmaci alla destinazione del viaggio, e il 20% tiene conto anche della durata della vacanza.

È importante scegliere i farmaci giusti ma anche conservarli correttamente

Assosalute accompagna i risultati della ricerca con un vademecum per la preparazione del kit di automedicazione, sottolineando l’importanza di scegliere i medicinali in base alla meta e alle esigenze personali, ma sempre con il supporto del farmacista o del medico.

Un aspetto fondamentale è anche una corretta conservazione dei farmaci in estate. Assosalute consiglia infatti di evitare temperature elevate e preferire contenitori termici rigidi. E se si viaggia in aereo è meglio tenere i farmaci all’interno del bagaglio a mano.

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Dormire in viaggio: per la metà degli italiani è il vero lusso

Durante i viaggi il cambio di alloggio e abitudini può mettere a dura prova la capacità di addormentarsi e di riposare.
Il vero lusso quando si viaggia, quindi, non è solo una vista mozzafiato o una colazione gourmet, ma la possibilità di dormire bene. Avere una buona routine del sonno è infatti un elemento indispensabile del benessere psicofisico, perché rafforza il sistema immunitario, innalza i livelli di serotonina e dopamina, migliora la concentrazione e contribuisce a un migliore equilibrio emotivo. 

Per questo, CamperDays, piattaforma di noleggio camper, ha analizzato le propensioni degli italiani in merito al sonno tramite uno studio in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide. L’obiettivo è quello di suggerire alcuni itinerari on-the-road alla volta di ‘sleep retreat’ in tutto il mondo, ideali per staccare la spina e ricaricare le batterie.

La comodità del letto in vacanza: una priorità assoluta 

La preferenza degli italiani in merito alle caratteristiche più desiderate negli alloggi e sistemazioni di viaggi è un letto confortevole.
Poter dormire in un letto comodo anche in vacanza mette d’accordo gli intervistati di tutte le generazioni, che lo scelgono come elemento imprescindibile (46%), arrivando a raggiungere il 51% delle preferenze per i Boomer.
Solo il 15% del campione dichiara di avere difficoltà a dormire in un letto diverso dal proprio. 

Al secondo, terzo e quarto posto si posizionano la vicinanza ad attrazioni e punti di interesse principali (42%), una ricca colazione (38%) e l’accesso a piscina e servizi per il benessere (23%). Tuttavia, per i Millennial, la quarta posizione è occupata dalla completa insonorizzazione dell’alloggio (23%). 

Un equilibrio delicato, soprattutto con i compagni di viaggio 

La notte porta consiglio, ma anche numerose seccature, compromettendo il riposo notturno. L’elemento più disturbante durante le notti in vacanza sono infatti i rumori provenienti dall’esterno o dalle camere adiacenti (43%).
Non stupisce che una vacanza on-the-road possa rappresentare una scelta ottimale per ovviare a questo problema.

I compagni di viaggio rappresentano un’altra sfida quando si dorme fuori casa, perché spesso è complicato sintonizzare le rispettive routine del sonno.
Il 24% non apprezza l’idea di dover condividere la stanza o il letto con persone con cui non vive la propria quotidianità, e il 23% non riesce a cadere nelle braccia di Morfeo se i compagni di viaggio russano.

Gli imperturbabili over55

Inoltre, il 22% ha difficoltà ad addormentarsi quando condivide la stanza con chi ‘monopolizza’ il controllo della temperatura dell’ambiente, che sia aria condizionata o riscaldamento.
È interessante notare che un 22% non solo non soffre di nictofobia, ossia la paura del buio, ma anzi, ha bisogno di una stanza completamente oscurata per poter dormire bene. 

Solo il 10% degli intervistati dichiara di non essere infastidito da alcun fattore esterno in vacanza. Tra le generazioni, i più imperturbabili risultano gli over55 (12%), mentre i Millennial che riescono a mantenere la calma sono in netta minoranza (3%). 

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Imprese straniere: in 10 anni sono 140mila in più

Oltre un terzo delle imprese straniere presenti in Italia ha superato il traguardo dei 10 anni di attività.
Alla fine del 2024 le imprese governate da imprenditori stranieri sono circa 670mila, 140mila in più rispetto alla fine del 2014. Pari a un aumento percentuale superiore al 27% nel decennio.

Di contro, alla forte dinamica di queste realtà, nel periodo considerato ha fatto eco una riduzione del 5,6% delle imprese autoctone, passate da 5,5 milioni del 2014 a 5,2 milioni attuali.
A rivelarlo sono i dati Unioncamere-InfoCamere aggiornati al 31 dicembre 2024, elaborati sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di commercio. 

Dal commercio all’artigianato: i settori della resilienza

In un’Italia che negli ultimi dieci anni ha visto contrarsi il proprio tessuto imprenditoriale, le imprese a guida straniera vanno contro corrente e rafforzano le proprie radici. 
Il commercio si conferma il settore prediletto, con 92.604 imprese straniere ultradecennali (37,5% del totale). Seguono le costruzioni, con 54.240 imprese (22%), mentre ristorazione e alloggio rappresentano l’8,3% del totale, con 20.393 attività. 

Significativa anche la presenza nel manifatturiero (17.086 imprese) e nei servizi alle imprese (11.673). ed è particolarmente rilevante il contributo all’artigianato italiano. Quasi il 30% delle imprese straniere di lunga data opera in questo comparto, evidenziando un forte radicamento nelle tradizioni produttive locali.

Una storia di integrazione economica

I numeri raccontano una storia di integrazione economica di successo, con oltre 246mila imprese straniere che hanno dimostrato capacità di inserirsi nei territori, costruendo rapporti duraturi con le comunità locali, accreditandosi sul mercato, e delineando una presenza distribuita che abbraccia Nord, Centro e Sud del Paese.

La Lombardia guida la classifica delle regioni, con 44.069 imprese straniere di lungo corso (17,9%), seguita da Lazio (27.834) e Toscana (23.102).
Completano la top 5 Campania (21.097) ed Emilia-Romagna (20.523), 

Da dove vengono gli imprenditori che scelgono l’Italia

Un dato che colpisce è la significativa presenza femminile. Oltre 54.500 imprese straniere longeve sono guidate da donne (22,1%), confermando il ruolo cruciale dell’imprenditoria femminile straniera nell’economia italiana.
Considerando le sole imprese individuali ultradecennali, l’analisi delle origini del titolare rivela una geografia variegata: Marocco (15,6%), Romania (10,5%) e Cina (9,3%) guidano la classifica dei Paesi di provenienza, seguiti da Albania (7,1%), Bangladesh (5,7%), Svizzera (5,2%) e Senegal (4,8%).

Questi dati evidenziano come le imprese straniere non rappresentino più un fenomeno transitorio, ma un elemento strutturale e dinamico della nostra economia. La capacità di consolidarsi e prosperare anche in periodi di contrazione generale dimostra un contributo fondamentale alla diversificazione e alla resilienza del sistema imprenditoriale italiano.

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Tecnologia,  qual è l’evoluzione dei prezzi in Italia? 

A gennaio 2025 c’è stato un deciso incremento dei Prezzi Tecnologici (IPT), come evidenzia l’indice elaborato da QBerg sulla base delle rilevazioni mensili nei punti vendita italiani. L’indice complessivo cresce di 2,49 punti su base mensile, raggiungendo quota 111,68, avvicinandosi così ai livelli pre-Black Friday. Tuttavia, il confronto su base annua mostra una contrazione di 1,93 punti rispetto a gennaio 2024, segnando la tredicesima riduzione consecutiva, sebbene sia la più contenuta dell’ultimo anno. Mentre la Digital Technology segna buoni aumenti, il settore Food & Home Technology vede variazioni più contenute e selettive.

Digital Technology: inversione di tendenza

Dopo le riduzioni di novembre e dicembre dovute alle promozioni stagionali, a gennaio i prezzi della Digital Technology tornano a salire. L’eccezione riguarda telefoni cellulari, cordless e monitor, che non mostrano aumenti degni di nota. I dispositivi di fascia alta, come desktop, notebook, tablet e TV flat, registrano incrementi contenuti tra uno e tre punti su base mensile, ma rimangono inferiori ai prezzi di un anno fa, con cali compresi tra due e sette punti IPT. La fascia media, tra duecento e cinquecento euro, mostra una crescita più marcata, con prodotti legati all’intrattenimento come videocamere, home cinema, smartwatch e console per videogiochi che registrano aumenti più consistenti rispetto a dicembre. Le fotocamere digitali segnano un rialzo moderato mese su mese, ma una forte contrazione rispetto all’anno precedente. Le console da gioco toccano un nuovo massimo storico, mentre le videocamere evidenziano un incremento significativo rispetto al 2024.

I prodotti di fascia economica, con un prezzo inferiore ai duecento euro, segnano buoni rialzi. Gli assistenti vocali raggiungono il loro massimo storico dopo i consueti cali di dicembre. Anche gli sport watch registrano un incremento sia su base mensile sia annuale, mentre i telefoni VOIP, dopo le riduzioni natalizie, segnano un aumento consistente a gennaio pur restando sotto i livelli del 2024. I sistemi Hi-Fi, le stampanti multifunzione e i lettori DVD aumentano leggermente di prezzo, mentre i diffusori audio rimangono quasi invariati rispetto a dicembre, pur segnando una crescita rispetto all’anno precedente.

Wellness Technology: piacciono i prodotti per la cura della persona

Il settore della Wellness Technology è in deciso rialzo, specialmente nella Personal Wellness. I prodotti per capelli, dopo aver raggiunto prezzi record a dicembre, calano leggermente a gennaio, ma rimangono nettamente superiori rispetto al 2024. I rasoi per uomo e donna raggiungono nuovi massimi storici, con incrementi importanti rispetto al mese precedente. I dispositivi per l’ambiente, il grooming e gli smartwatch dedicati alla salute e al fitness registrano una crescita costante.

Nel settore della Home Wellness, il riscaldamento registra un notevole aumento su base annua, mentre il condizionamento d’aria registra una contrazione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Food & Home Technology a due velocità

A gennaio, oltre due terzi dei segmenti registrano aumenti rispetto a dicembre, ma solo tre mostrano rialzi rispetto al 2024. Il settore sembra riallinearsi ai livelli pre-Black Friday. I prodotti con prezzi inferiori ai cinquecento euro registrano aumenti moderati, con le macchine da caffè in forte crescita. Tuttavia, su base annua, la maggior parte dei segmenti mostra una contrazione, ad eccezione dei congelatori e dei cappuccinatori. Gli aspirapolvere rappresentano una rara eccezione, con un incremento sia rispetto a dicembre che all’anno precedente.

I prodotti con un prezzo superiore ai cinquecento euro mostrano invece andamenti contrastanti. Forni e lavastoviglie da incasso segnano lievi aumenti, mentre la maggior parte degli altri segmenti evidenzia cali rispetto a dicembre. Cucine e frigoriferi da incasso subiscono riduzioni contenute, mentre frigoriferi, asciugatrici e lavatrici, sia da incasso sia a libera installazione, mostrano cali più marcati. Alcuni prodotti da incasso mantengono prezzi stabili o in leggera crescita rispetto all’anno precedente, mentre quelli a libera installazione tendono a diminuire.

Conclusioni

I prezzi nei negozi italiani sembrano essersi stabilizzati ai livelli pre-Black Friday. I retailer adottano strategie specifiche per ottimizzare i margini, mantenendo più stabili i prezzi dei prodotti sopra i cinquecento euro per incentivare il ricambio tecnologico, mentre aumentano di più quelli sotto tale soglia, in particolare nella fascia fino a duecento euro, che ha registrato il maggior numero di nuovi massimi storici.

Le principali dinamiche di mercato del 2025 saranno influenzate da diversi fattori esterni. Il bonus elettrodomestici potrebbe portare a circa cinquecentomila sostituzioni, mentre le innovazioni nel settore industriale, come l’integrazione dell’intelligenza artificiale in smartphone, computer e dispositivi smart home, potrebbero spingere la domanda. 

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A chi interessa la sostenibilità? Gli italiani la vogliono, ma le barriere sono ancora troppe 

Lo ha scoperto l’indagine ‘Who cares? Who does? Sustainability’, realizzata da YouGov: in Italia la soglia di attenzione verso il tema della sostenibilità resta elevata, con il 55% degli italiani che prova a fare del suo meglio per adottare comportamenti idonei.

Tuttavia, emergono parecchi ostacoli.
Se da un lato chi vorrebbe essere più virtuoso non sa come fare, dall’altro 4 consumatori su 10 trovano sempre più difficile agire in modo sostenibile a causa della crisi economica. Il prezzo elevato è infatti la prima barriera ad agire in modo sostenibile (60%). Il 75% degli italiani rientra però nella categoria dei cosiddetti Eco-Actives (23%) o degli Eco-Considerers (52%). 

I primi sono coloro che dimostrano maggiore sensibilità su tematiche green e allo stesso tempo cercano di acquistare prodotti sostenibili regolarmente, i secondi, genericamente preoccupati per l’ambiente, non ‘acquistano green’ regolarmente.

Tradurre l’impegno in azioni concrete è troppo impegnativo?

L’interesse di tre italiani su quattro per le tematiche ambientali rappresenta un riscontro senz’altro positivo, soprattutto se rapportato alla media globale (64%), ma i margini di miglioramento sono ancora ampi.
Lo dimostra il 37% delle famiglie che fatica a tradurre l’impegno in azioni concrete a causa di problemi sociali e economici.

Inoltre, gli Eco-Actives sottolineano anche deficit prestazionali, mentre gli Eco-Dismissers, il cluster di chi abbandona comportamenti ecologici, considerano troppo impegnativa la ricerca di soluzioni eco-compatibili.
Ma qual è il problema più sentito? Il riscaldamento globale, con il 20% degli italiani che lo include tra le tre principali preoccupazioni ambientali, seguito dall’inquinamento dell’aria (11%), e il problemi relativi all’acqua (spreco, inquinamento, carenza, 10%).

Poca fiducia nei brand: la sostenibilità deve essere anche economica e sociale

In generale, due italiani su tre (67%) dimostrano sfiducia nei confronti dell’effettivo valore delle azioni a favore della sostenibilità dei brand, giudicati interessati esclusivamente ai profitti e impegnati solamente a parole.
Le abitudini di consumo si declinano in modo equilibrato a favore di una sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Gli italiani si indirizzano infatti verso prodotti locali (81%) e di aziende del territorio (79%), mentre grande rilievo viene attribuito al packaging, in particolare, se riciclabile (75%) o ricavato da materiale riciclato (74%).

I retailer non favoriscono uno stile di vita green

Inoltre, circa un italiano su quattro sarebbe disposto a premiare con la propria scelta chi dona parte della sua spesa in beneficenza (29%), protegge o promuove la biodiversità (26%), riduce gli sprechi nella supply chain (25%), garantisce certificazioni ufficiali (25%), fornisce suggerimenti per ridurre gli sprechi (25%).

Viceversa, la maggioranza relativa di consumatori non prende in considerazione alimenti totalmente vegani (44%) o sostitutivi di carne e latticini (22%), confermando come abitudini alimentari alternative a quelle tradizionali fatichino a fare breccia.
Quanto ai canali di vendita, secondo il 29% degli italiani i retailer favoriscono poco o per nulla uno stile di vita sostenibile.

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Affitti più cari del 75% rispetto al mutuo. Ma servono troppi risparmi per comprare casa

L’affitto medio mensile per una casa con due camere da letto è di 904 euro, mentre la rata del mutuo si aggira intorno a 516 euro. In pratica, il canone mensile per un appartamento di questa tipologia è del 75% più caro della rata del mutuo necessaria per comprare la stessa casa. Ma per acquistare occorre avere a disposizione un acconto di almeno 42.703 euro.

Secondo i dati del portale idealista.it, per quanto riguarda le rate dei mutui Milano guida la classifica, con una rata media di 1.500 euro mensili per appartamenti con due stanze da letto. Le rate più economiche si trovano invece a Biella, con 178 euro.
Milano registra anche il prezzo di affitto più alto: una casa con due camere da letto costa in media 1.825 euro al mese. All’estremo opposto, Caltanissetta, dove ne bastano 418.

Messina in testa per divario tra canone e rata 

Nella maggior parte dei casi, la differenza tra affitto e mutuo è minore a livello di capoluoghi. Tuttavia, in otto capoluoghi lo scarto tra rata e canone è più del doppio, con Messina (154%) in testa davanti a Genova (116%) e Catania (111%).

Tra i grandi mercati, Torino registra il divario più significativo, con una differenza del 74%, seguita da Napoli (48%) e Roma (43%). Al contrario, Pesaro (-5%), Bolzano (-9%), Rimini e Trento (entrambe -12%) sono le uniche città dove l’affitto è più basso della rata del mutuo.
A livello provinciale le discrepanze sono ancora più pronunciate. In 22 province l’affitto costa almeno il doppio della rata, con la provincia di Aosta che registra una differenza del 170%.

Per un finanziamento serve circa il 30% del valore dell’immobile

Per ottenere un finanziamento ipotecario è fondamentale avere risparmi sufficienti a coprire l’acconto, che solitamente corrisponde al 20% del valore dell’immobile, oltre alle spese accessorie legate all’acquisto, che ammontano a circa il 10%.
In totale, quindi, per accedere a un mutuo è necessario disporre di circa il 30% del valore dell’immobile.

Milano si distingue come la città dove è richiesto il maggior capitale iniziale, con una media di 124.191 euro, seguita da Bolzano (109.363) e Venezia (96.820).
Biella, invece, è il capoluogo dove si richiede il minore ammontare di risparmi (14.727), seguita da Ragusa (17.174) e Caltanissetta (17.321).

Il sistema finanziario non vuole correre rischi

“Lo studio mette in luce la complessa situazione delle famiglie in relazione all’accesso alla proprietà della casa – commenta Per Vincenzo De Tommaso, portavoce di idealista -. In quasi tutti i mercati le famiglie potrebbero pagare più facilmente la rata del mutuo che l’affitto mensile, ma in molti casi non possono fare il salto perché mancano dei risparmi necessari. Purtroppo, i prezzi elevati degli affitti impediscono di generare i risparmi necessari per poter acquistare una casa e accedere a una situazione di maggiore stabilità e sollievo finanziario. Poiché non è realistico aspettarsi un allentamento dei criteri di rischio da parte del sistema finanziario, l’unica soluzione praticabile sembra l’adozione di misure che aumentino significativamente l’offerta di case in affitto”.

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Acquisti per gli animali da compagnia: per cosa spendono i proprietari?

Nell’ultimo anno integratori e antiparassitari sono i prodotti del comparto pet non-food acquistati più frequentemente dai proprietari italiani (69%). Secondo l’indagine realizzata da Nomisma per Zoomark, oltre il 60% ha affrontato una spesa anche per altri accessori, come cucce, gabbie, ciotole per cibo/acqua, e prodotti per la cura, l’igiene e la toelettatura fai-da-te dell’animale. Il 54% ha acquistato giochi e il 38% ha comprato o sostituito guinzagli, collari o pettorine nell’ultimo anno 

Per tutte le categorie del comparto pet non-food, la maggior parte dei proprietari ha allocato in media un budget di 100 euro. Tra le categoria con percentuali più alte di spesa rientrano le apparecchiature elettroniche, per cui circa il 16% dei pet owner negli ultimi 12 mesi ha speso più di 300 euro.

I pet owner alto spendenti

Il 32% degli intervistati è considerato un pet owner ‘alto spendente’. Dichiara, in altre parole, di aver speso più della media per gli accessori del proprio animale.

Per questa categoria di consumatori, il fattore decisivo nella scelta di acquisto di un certo accessorio è determinato dalla conoscenza e dalla fiducia verso il produttore. Si tratta di un consumatore ‘Premium’, ovvero, molto attento alla qualità complessiva del prodotto, all’unicità e l’originalità, ai materiali o ai tessuti, alla resistenza, il design e la sostenibilità, ma sempre nell’ottica di garantire il meglio al proprio pet e salvaguardarne il benessere.

I canali non-food: catene specializzate, online, GDO

Il 37% del campione preferisce effettuare lo shopping per accessori pet nei punti vendita specializzati, soprattutto nelle medio-grandi catene dedicate, perché permettono di vedere e testare i prodotti dal vivo.
Il 35% predilige invece gli acquisti online. Il 19% prevalentemente su siti generici come Amazon e il 16% su siti dedicati o quelli delle catene specializzate. Chi si rivolge al canale online è principalmente alla ricerca del prezzo più conveniente e di una più ampia gamma di scelta di prodotti.

Il 16% concentra poi gli acquisti nei supermercati o ipermercati per la comodità di fare al tempo stesso anche la spesa per la variabile prezzo e la prossimità con l’abitazione principale. Meno rilevanti gli acquisti nei discount e mercatoni (7%).

Cosa guida la scelta?

Sono soprattutto i gusti personali e il prezzo dei prodotti i driver d’acquisto dei pet owner italiani. Ma per il 20% dei proprietari anche la conoscenza del brand o dell’insegna risulta un importante driver di acquisto.

Anche la sostenibilità è però una componente sempre più rilevante, considerando che il 46% di loro afferma che porrà maggiore attenzione a questo aspetto nei prossimi 2-3 anni
Questo dato pone una sfida a tutto il comparto del non-food, spingendo le aziende produttrici di accessori a proporre prodotti dal minore impatto ambientale, e a prestare maggior attenzione alla sostenibilità sociale interna ed esterna all’impresa.

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Smart Home: continua a crescere anche nei primi sei mesi del 2023 

Tra gennaio e giugno 2023 GfK evidenzia un incremento delle vendite a valore del +12% per i prodotti smart della Tecnologia di Consumo. In particolare, crescono le vendite di Grandi Elettrodomestici connessi (piani cottura, forni, frigoriferi, lavastoviglie, asciugatrici, lavatrici) che segnano un +19,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Decisamente positiva anche la performance dei dispositivi per l’Automazione e la Sicurezza (Lampade led, termostati, visual camera, watertimer, prodotti per il riscaldamento elettrico) che crescono del +12,3%.

Ed è in crescita (+5,1%) anche il comparto che include Piccoli Elettrodomestici smart e dispositivi connessi per la Salute e il Benessere, quali, ad esempio prodotti per la preparazione del cibo, misuratori di pressione, friggitrici, prodotti per l’igiene orale, macchine da caffè, pesapersone, aspirapolveri e dispositivi per il trattamento dell’aria.

Smart Entertainment in controtendenza

In controtendenza lo Smart Entertainment, che nel periodo considerato registra un calo delle vendite a valore del -4,6%.
Questo segmento comprende prodotti con caratteristiche smart, quali, ad esempio, amplificatori, sistemi audio-video, decoder e video player – mentre non include le Smart TV.

Per alcuni prodotti, le caratteristiche di connettività sono ormai particolarmente importanti. Tra i prodotti che hanno visto incrementare di più la quota di modelli Smart sul totale delle vendite della categoria ci sono le Lavatrici smart, passate dal pesare il 2,5% del totale dei prodotti venduti nei primi sei mesi del 2019 al 25,4% nello stesso periodo del 2023.
Anche i Condizionatori e le Asciugatrici hanno visto crescere in maniera significativa l’importanza dei prodotti smart, arrivati coprire rispettivamente il 32% e il 43,5% del fatturato.

Le abitazioni sono sempre più connesse ed efficienti

Il successo dei dispositivi connessi è un fenomeno che dura ormai da qualche anno. La pandemia da COVID-19 ha portato da un lato a un’accelerazione della digitalizzazione dei consumatori e dall’altro a una riscoperta della centralità della casa.
Due tendenze che hanno portato a un potenziamento della dotazione tecnologica delle abitazioni, diventate sempre più connesse ed efficienti.

Questo trend emerge chiaramente se si confrontano le vendite dei primi sei mesi del 2023 con quelle registrate nello stesso periodo del 2019. La crescita del comparto Smart Home in questo lasso di tempo è del +84,5%.

Semplificare la vita e risparmiare energia 

Più di recente, due fenomeni che hanno trainato il successo della Smart Home sono stati, da un lato, la crescente ricerca da parte dei consumatori di soluzioni in grado di semplificare la vita, e dall’altro, l’attenzione al risparmio energetico. 
Se il 41% dei consumatori a livello mondiale è disposto a pagare un prezzo più alto per prodotti che semplificano la vita, l’incremento dei costi dell’energia degli ultimi anni ha portato sempre più persone a cercare soluzioni per contenere i consumi.
In questo senso, il controllo intelligente e da remoto di apparecchi e impianti connessi può aiutare a ottimizzare il proprio consumo energetico.