Categorie
Online

AI: le aziende italiane e l’innovazione dei modelli fiscali e finanziari

Per rispondere a un contesto caratterizzato da cambiamenti non lineari, rapidi e interconnessi, le imprese accelerano la trasformazione dei modelli fiscali e finanziari. Per effetto delle tensioni geopolitiche, l’88% delle aziende italiane sta apportando cambiamenti significativi alle proprie operation, una quota superiore rispetto all’81% globale e in crescita del 63% sul 2024.

Secondo la nuova edizione della survey EY Tax and Finance Operations 2025, l’88% considera dati, AI e tecnologia come priorità assolute per la funzione fiscale e finanziaria, superando di due punti la media globale (86%).
Tuttavia, solo una quota minoritaria si ritiene pronta a sfruttarne pienamente il potenziale. L’ostacolo principale è la difficoltà nel definire ed eseguire una strategia sostenibile in materia di dati e tecnologia (64%). 

Poca fiducia nella propria strategia tecnologica

L’adozione dell’AI incide soprattutto sulla gestione dati, l’automazione dei processi e gli analytics avanzati. Le aziende però non si considerano abbastanza preparate a sviluppare e implementare agenti AI nelle funzioni fiscali e finanziarie (54%, 61% globale).
Solo il 5% dichiara un elevato livello di fiducia nella propria strategia tecnologica (17% globale).

Il valore dell’AI è strettamente legato alla qualità dei dati che la alimentano, ma solo il 16% dei responsabili fiscali si dichiara molto sicuro nella gestione dei dati. E il 38% ritiene che la propria strategia sia allineata a quella aziendale complessiva.
Le organizzazioni più avanzate adottano modelli basati su dati centralizzati, accessibili e integrati, condizione necessaria per supportare l’AI e superare le principali barriere all’innovazione tecnologica.

Talent gap e nuove competenze

Il 98% delle aziende considera fondamentali le competenze digitali e tecnologiche per i professionisti fiscali del futuro, un valore superiore alla media globale. Tra le competenze ritenute più rilevanti figurano le capacità tecniche fiscali, il pensiero critico e strategico e il problem solving.

La riduzione dei nuovi ingressi nel settore rappresenta però un elemento di rischio. Per fronteggiare questa dinamica, il 70% delle imprese, una quota in aumento rispetto all’anno precedente, investe in programmi di formazione interna e nell’assunzione di nuovi talenti con competenze innovative.
Secondo la survey, oggi il personale fiscale interno dedica il 53% del tempo ad attività operative, mentre solo il 16% su attività a maggiore specializzazione.

BEPS 2.0 principale sfida normativa

I leader del settore auspicano un riequilibrio, ovvero, ridurre al 21% il tempo dedicato ai compiti ricorrenti e aumentare al 34% quello destinato alle attività strategiche.

La principale sfida normativa si conferma BEPS 2.0. L’85% delle aziende indica la compliance con le regole Pillar Two come priorità (vs 81% globale), ma solo l’8% si dichiara molto preparato a rispettare i nuovi requisiti di reporting (vs 21% globale), mentre l’88% ha già visto aumentare il proprio carico fiscale a causa di BEPS 2.0 (vs 85% globale).

Inoltre, il 58% sta collaborando con provider esterni e il 68% prevede di divulgare volontariamente il totale delle tasse pagate. Una quota più del doppio rispetto al 2023 (37%) ma meno della media globale (80%).

Categorie
Online

Fake news: i giovanissimi non hanno gli strumenti per riconoscerle 

La notizia è vera o falsa? Le generazioni più giovani non sono in grado di verificarne l’attendibilità. I ragazzi trascorrono sempre più tempo online e utilizzano i social come principale fonte di informazione. Questo li espone a un rischio crescente di entrare in contatto con notizie non verificate.

Secondo lo studio “Alfabetizzazione digitale & Fake News”, condotto da Ipsos, Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e Parole O_Stili con il supporto di Fondazione Cariplo, il 31% dei giovani mette like a una notizia senza verificarne l’attendibilità, mentre il 51% utilizza i social network per informarsi su temi di loro interesse.

Un fenomeno che riguarda tutti 

L’indagine ha coinvolto oltre 4.800 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado e ha esaminato diversi aspetti del rapporto tra giovani e informazione digitale. Oltre a indagare la diffusione delle fake news tra gli adolescenti, la ricerca ha analizzato anche i social più utilizzati, le competenze digitali percepite come essenziali e il ruolo dei genitori nella mediazione e nel supporto nella gestione della vita online.

Elena Marta, docente di Psicologia Sociale e di Comunità all’Università Cattolica e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, ha evidenziato il valore innovativo della ricerca. “Non ci siamo limitati a indagare la percezione delle competenze digitali dei ragazzi, ma abbiamo anche proposto loro contenuti etichettati come fake news per osservare in tempo reale le loro reazioni e comportamenti” ha dichiarato.

Serve una maggiore consapevolezza 

I risultati dello studio, presentati durante il Festival della Comunicazione Non Ostile a Trieste, hanno offerto una fotografia dettagliata del rapporto tra giovani e tecnologia, evidenziando le difficoltà che emergono nel contesto digitale. Uno degli aspetti più critici riguarda la scarsa consapevolezza degli adulti riguardo all’impatto della Rete sulla vita dei più giovani.

Rosy Russo, presidente e fondatrice di Parole O_Stili, ha sottolineato come spesso i ragazzi si trovino soli ad affrontare il problema delle fake news e altri rischi digitali. “Molti adulti continuano a percepire Internet come un mondo separato dalla realtà quotidiana, ignorando il fatto che il virtuale è reale. Solo un genitore su tre affronta il tema di Internet in famiglia, lasciando i ragazzi senza punti di riferimento in un ambiente che, al contrario, richiederebbe una guida responsabile e consapevole”, ha concluso.

Responsabilità digitale 

I dati emersi suggeriscono che è fondamentale educare i giovani a riconoscere e contrastare la disinformazione, ma anche coinvolgere gli adulti affinché diventino parte attiva nella formazione di una cultura digitale consapevole e responsabile.

La collaborazione tra scuole, istituzioni e famiglie può essere la chiave per un uso più consapevole della tecnologia da parte delle nuove generazioni.

Categorie
Online

Cyberattacchi, come proteggere i bambini dai pericoli online

Neanche i più piccoli sono al riparo dagli attacchi dei cybercriminali. Anzi: sono addirittura in crescita le minacce informatiche che sfruttano brand di videogiochi e giocattoli popolari tra i bimbi, come Minecraft, Roblox, Lego e Disney. Questa preoccupante tendenza è stata messa in luce dagli esperti di Kaspersky in occasione della Giornata Mondiale dei Bambini. La ricerca ha evidenziato un aumento del 35% nei tentativi di attacco nel primo trimestre del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023, con quasi 1,3 milioni di tentativi rilevati da gennaio a marzo 2024.

Attacchi mirati su dispositivi desktop e mobili

Nel primo trimestre del 2024, sono stati registrati 1.264.866 tentativi di attacco a dispositivi mobili e desktop, un aumento significativo rispetto ai 936.840 del primo trimestre del 2023. Le minacce ai dispositivi desktop rappresentano il 98,7% degli attacchi, mentre quelle ai dispositivi mobili sono solo l’1,3%. I criminali informatici sfruttano in particolare i brand di videogiochi come Minecraft, Roblox e Brawl Stars, oltre a prodotti come Lego e marchi dell’intrattenimento come Disney.

I nuovi software malevoli

Oltre 1,2 milioni di infezioni provengono da downloader distribuiti nel primo trimestre del 2024. Questi software, pur non essendo dannosi di per sé, vengono spesso utilizzati per caricare applicazioni indesiderate sui dispositivi. I trojan, che permettono ai criminali di raccogliere dati sensibili come carte di credito e credenziali di accesso, si sono classificati al secondo posto tra le minacce più comuni, con 27.576 tentativi di installazione, seguiti dagli adware con 27.570 tentativi.

Calano gli utenti unici colpiti

In questo scenario preoccupante, c’è un altro dato da monitorare. Nonostante l’aumento degli attacchi, il numero di utenti unici colpiti è diminuito del 14%, passando da 57.873 nel primo trimestre del 2023 a 49.630 nel 2024. Questo indica che gli stessi bambini continuano a incontrare nuove minacce, scaricando ripetutamente file dannosi da Internet.

I metodi per ingannare i bambini 

I ricercatori di Kaspersky hanno scoperto che i criminali informatici diffondono trojan-SMS sui dispositivi mobili sotto le sembianze di giochi popolari come Brawl Stars. Questi programmi si presentano come cheat per ottenere vantaggi nei giochi, ma una volta installati, richiedono autorizzazioni rischiose e mostrano solo pop-up ingannevoli. Inoltre, alcune applicazioni diventano icone trasparenti senza nome per complicarne l’eliminazione e inviano SMS spam, esaurendo il credito del telefono della vittima.

I criminali informatici sfruttano anche pagine web legittime, violandole per diffondere malware attraverso giocattoli e prodotti per bambini. Questo espone non solo i bambini, ma anche i genitori, a potenziali minacce.

Educazione e prevenzione

Vasily M. Kolesnikov, Malware Analyst di Kaspersky, sottolinea l’importanza dell’educazione alla sicurezza informatica per proteggere i bambini online. I genitori devono aggiornarsi sulle ultime minacce, monitorare le attività online dei figli, comunicare apertamente sui rischi e soprattutto installare applicazioni di sicurezza.

Proteggere i bambini online richiede una combinazione di educazione, strumenti di sicurezza e consapevolezza dei genitori per garantire un’esperienza digitale sicura e positiva.

Categorie
Online

Deinfluencer, la risposta (negativa) al marketing di massa

Al posto di cavalcare i trend del momento promuovono un consumo più sostenibile ed etico, invece di sponsorizzare prodotti li criticano e si interrogano sull’impatto che questi possono generare sui comportamenti d’acquisto dei consumatori. Sono i deinfluencer, l’esatto opposto degli e delle influencer. Una categoria di creatori di contenuti digitali che sta prendendo piede in risposta al fenomeno influencer, 

Tra i deinfluencer più noti ed emergenti si può sicuramente annoverare Derek Guy, scrittore e commentatore canadese di moda, noto anche come ‘il ragazzo dell’abbigliamento maschile’ su X, ma anche Tanner Leatherstein o Andrea Cheong.

Ne vale davvero la pena?

Citato anche da Bloomberg, in una serie di 27 post Guy ha spiegato la differenza tra un maglione di cashmere che costa 50 dollari e uno che potrebbe costarne fino a 5.000.
Guy sottolinea ovviamente che esistono grandi differenze in termini di qualità (morbidezza, elasticità, lunghezza del filato, longevità) tra i due capi, ma ne analizza l’impatto sull’ambiente e sul benessere degli animali.

Derek Guy sembra incarnare a tutti gli effetti il fenomeno dei deinfluencer, che sui social suggeriscono ai loro follower cosa non comprare, rifiutando le tendenze del momento, il consumismo sfrenato o le leggi imposte dal marketing di massa. Spesso i loro post e reel iniziano con la domanda: ‘Ne vale davvero la pena?’

Quanto costa davvero una borsetta da migliaia di euro?

Un altro esempio è quello di Tanner Leatherstein, i cui video dove smonta borsette da migliaia di euro dichiarandone il reale valore sono diventati virali su Instagram e TikTok.

Grazie alle sue doti di artigiano e la sua conoscenza dei pellami Tanner Leatherstein nei video che pubblica usa taglierini, solventi, forbici e lime per distruggere e sezionare ogni singolo componente degli oggetti in questione.
La domanda posta ai consumatori sé sempre la stessa: il prodotto vale davvero la cifra richiesta dal brand di lusso in oggetto?

Come leggere le etichette di cuciture, fodere e materiali vari?

Il fenomeno del deinfluencer non è nuovo al mondo dei social,  riferisce Adnkronos, ma è emerso come trend circa un anno fa.
Anche Andrea Cheong, deinfluencer con oltre 390.000 follower su Instagram e TikTok, mostra come leggere le etichette di cuciture, fodere e materiali di abbigliamento e accessori esposti nei negozi.

In pratica, cpsì come fa Guy, sui social Cheong tenta di scoraggiare il consumismo sconsiderato.
Insomma, chissà se anche in Italia alcuni consumatori non inizino ad avere una visione più critica e consapevole di quello che acquistano.

Categorie
Online

YouTube impone etichette ai video generati con l’AI

La celebre piattaforma di video musicali ha introdotto nuove e severe linee guida per la gestione dei contenuti generati tramite Intelligenza artificiale. In particolare, i deepfake.
D’ora in avanti chi carica un video su YouTube dovrà indicare chiaramente quali contenuti sono stati realizzati con l’Intelligenza artificiale. Le conseguenze per chi non etichetta correttamente i contenuti potrebbero comportare la rimozione del video, la sospensione dell’account o la demonetizzazione.

Più in dettaglio, YouTube ha chiarito che i creatori dovranno etichettare i contenuti realistici generati dall’AI, rendendo esplicito immediatamente che sono stati realizzati con l’Intelligenza artificiale. Soprattutto se riguardano contesti delicati come le elezioni politiche o situazioni di conflitto attuali.

Tutelare i partner dell’industria musicale

Le nuove norme si dividono in due categorie principali, una più rigida, volta a tutelare i partner dell’industria musicale della piattaforma, e un’altra meno restrittiva, applicabile al resto degli utenti.
Queste etichette saranno visibili nelle descrizioni dei video e direttamente sui video stessi, nel caso di materiale sensibile.

La definizione di “realistico” da parte di YouTube però non è ancora stata precisata. Tuttavia, il portavoce Jack Malon ha indicato che l’anno prossimo, quando questa politica entrerà in vigore, verranno fornite indicazioni più dettagliate, complete di esempi.

Ma come identificare con certezza i deepfake?

Resta incerto, però, come YouTube possa identificare con certezza i video generati dalla AI non etichettati, considerando che gli attuali strumenti di rilevamento sono ancora poco affidabili.
La situazione si complica ulteriormente per i video che utilizzano deepfake per simulare persone reali, come nel caso della loro voce o del loro volto.

YouTube permetterà le richieste di rimozione tramite un modulo esistente, ma valuterà diversi fattori, ad esempio, se il contenuto è una parodia o una satira o se l’individuo rappresentato nel video è un personaggio pubblico.
Ma per i contenuti musicali generati da AI che imitano la voce cantata o parlata di un artista, non saranno ammesse eccezioni per parodia e satira. I canali che producono ‘coperture’ AI di artisti vivi o deceduti potrebbero comunque vedere i loro contenuti rimossi, riporta Adnkronos.

Un passo importante verso la tutela del copyright

Negli ultimi tempi, attori come Tom Hanks e Scarlett Johansson hanno intentato cause contro software di Intelligenza artificiale che avevano sfruttato i loro volti e voci per realizzare spot pubblicitari senza permesso.

La novità potrebbe quindi segnare un passo importante verso la tutela del copyright e il suo rapporto con l’AI, riferisce Ansa.
“Crediamo sia nell’interesse di tutti mantenere un sano ecosistema di informazioni su YouTube – si legge sul blog della piattaforma -. Abbiamo politiche di lunga data che vietano i contenuti tecnicamente manipolati che ingannano gli spettatori, e che possono rappresentare un rischio di danno grave”.

Categorie
Online

Nomadismo digitale: un fenomeno in crescita anche grazie alla tecnologia 

Secondo l’ultima edizione dell’European Employer Survey, l’osservatorio di Littler sul nomadismo digitale, il 73% degli intervistati dichiara di avere dipendenti ‘nomadi digitali’. Nel 2021 erano il 61%. In generale, però, emerge un sentiment di preoccupazione tra le aziende (89%), soprattutto per i rischi legali, le implicazioni fiscali e altri problemi occupazionali. Di fatto, il ‘nomadismo digitale’ è un fenomeno in crescita, che offre tante opportunità, soprattutto per spalancare le porte a talenti e professionisti specializzati, ma che comporta anche tante sfide per le aziende. In primo luogo, in termini logistici e normativi.

Tra stereotipi idealizzati e vere opportunità

Tra gli stimoli che fanno crescere il nomadismo digitale, c’è sicuramente l’aspirazione dei lavoratori di abbracciare uno stile di vita più flessibile e autonomo, che possa migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata. Per le aziende è un’opportunità per attrarre e trattenere nuovi talenti.
“Spesso, quando si parla di nomadismo digitale, si pensa a una persona alla scrivania con vista su una spiaggia tropicale. Si tratta di stereotipi idealizzati e stili di vita irrealistici – spiega Edoardo Vitale, Content Manager di Mine Studio -. In Italia, ad esempio, il nomadismo digitale offre opportunità enormi per ripopolare le aree interne e i comuni abbandonati, rimettendo in circolo economie stagnanti e rispondendo alla sempre più crescente necessità di orari di lavoro flessibili e costi della vita inferiori”.

Non c’è remotizzazione senza digitalizzazione

In questo scenario, la tecnologia riveste un ruolo fondamentale nel rendere possibile una modalità di lavoro impensabile fino a pochi anni fa.
“Il fenomeno della remotizzazione dei dipendenti rende imprescindibile la digitalizzazione in tutte le sue sfaccettature: anche quella dei pagamenti delle spese aziendali”, sottolinea Davide Salmistraro, Country Manager in Italia di Soldo.
Lavorare fuori dai confini aziendali richiede condizioni tali da soddisfare le esigenze di efficienza, portabilità e connettività necessarie per mantenere il livello di produttività e affidabilità richiesto. Se da un lato la tecnologia offre sempre maggiori opportunità per accedere e organizzare in maniera ottimale dati e file, dall’altro genera anche nuove sfide per le aziende in termini di archiviazione, backup e protezione dei dati sensibili.

In cerca di nuove soluzioni per proteggere i dati sensibili

Secondo i risultati di una ricerca commissionata da Western Digital nel 2021, riporta Adnkronos, il 63% dei data-manager italiani ha visto aumentare incidenti e minacce alla sicurezza dei dati negli ultimi 12 mesi.
“Con l’evoluzione della tecnologia, dipendenti e datori di lavoro sono alla ricerca di nuove soluzioni per archiviare e condividere i dati sensibili in modo più sicuro – aggiunge Fabrizio Keller, Senior Product Marketing Manager Western Digital -. La combinazione tra un’infrastruttura adeguata, che integri piattaforme di crittografia per archiviare e condividere i dati sensibili, e una maggiore formazione dei dipendenti sulle minacce a cui possono esporre la propria organizzazione, contribuirà a migliorare il panorama delle minacce e a ridurre i rischi”.

Categorie
Online

Meta: nuove possibilità di monetizzare per i creator di Facebook e Instagram

Da Meta sono in arrivo nuovi strumenti dedicati ai creator per monetizzare su Facebook e Instagram, anche in Italia. Tra le novità anche la possibilità di mostrare o condividere su Instagram gli NFT. Creator e collezionisti avranno quindi la possibilità di connettere il loro portafoglio digitale e postare i collezionabili digitali che avranno creato o comprato. Inoltre, sono più ampie le tipologie di NFT che sarà possibile mostrare su Instagram, come video o NFT animati. E sono già disponibili informazioni sulle raccolte i cui metadati sono stati implementati da OpenSea, come nome e descrizioni. Riguardo a Instagram, Meta inizierà a testare gli abbonamenti con i creator nel Regno Unito, Australia e Canada.

Facebook Stars verrà abilitata anche sui Reels

Verrà poi semplificato l’uso della funzione Facebook Stars, abilitandola anche su contenuti pubblici dei creator, come i Reels. Le persone potranno così scoprire e utilizzare le Stelle in più contesti su Facebook. Per i creator che stanno già utilizzando le Stelle, verranno lanciate nuove funzionalità, che permettano loro di guadagnare in modo più semplice attraverso le Stelle e di interagire con chi le invia. Verranno anche introdotti nuovi set di regali virtuali con contenuti su misura. Ad esempio, se si guarda un Reel che mostra il cucciolo del pet creator preferito, si potrà inviare a quel creator un regalo a tema canino.

Più strumenti per interagire con chi invia Stelle

Ai creator verranno messi a disposizione più strumenti per interagire con chi invia Stelle. Come, ad esempio, aggiungere un filtro nella sezione Gestisci Commenti, che mostra tutte le Stelle ricevute da un creator in un unico posto. In questo modo i creator potranno rispondere a più commenti in una volta sola. Recentemente è stato lanciato su Facebook un sistema di condivisione dei ricavi per la musica, che offre ai creator e ai proprietari dei diritti musicali una nuova modalità per monetizzare dai video condivisi sulla piattaforma. Ogni volta che un creator utilizza una musica concessa in licenza nei propri video su Facebook per 60 secondi o più può monetizzare tramite annunci in-stream. E una quota delle entrate è destinata al titolare dei diritti musicali.

Il profilo diventa Professionale

Un’altra novità riguarda la modalità Professionale per Profili Facebook, che offre ai creator e a tutte le persone maggiori di 18 anni una serie di strumenti e opportunità per iniziare a monetizzare attraverso Facebook Stars, inserzioni su Facebook Reels, inserzioni in-stream, o con il programma bonus Reels Play. Si tratta di una nuova impostazione del profilo, riporta Italpress, che permette ai creator di tutto il mondo di costruire una presenza pubblica sulla piattaforma, senza rinunciare alla propria esperienza personale. E che permetterà di avere accesso a sistemi di analisi dei contenuti e dell’audience, oltre che a nuovi strumenti di formazione.

Categorie
Online

Ransomware, i rischi per le imprese e la necessità di un approccio olistico alla Cyber Protection

E’ il ransomware la principale minaccia per le organizzazioni in tutto il mondo, tanto che entro il 2023 si prevedono danni per 30 miliardi di dollari. Ecco un degli allarmanti dati che esce dal report sulle minacce digitali, relativo al primo semestre dell’anno, realizzato da Acronis, leader nella Cyber Protection. Dalla ricerca emerge che il ransomware è ancora la minaccia primaria per le aziende di grandi e medie dimensioni e per gli enti istituzionali; i risultati individuano nell’eccessiva complessità dell’IT e delle infrastrutture la causa dell’aumento degli attacchi. Quasi la metà di tutte le violazioni segnalate nella prima metà del 2022 fa riferimento al furto delle credenziali, la prima fase delle campagne di phishing e ransomware.

I pericoli legati al phishing

Per la sottrazione delle credenziali e di altre informazioni riservate, i criminali informatici scelgono il phishing e altre forme di e-mail dannose come vettori di infezione. Quasi l’1% di tutte le e-mail contiene link o file dannosi; più di un quarto (26,5%) di tutte le e-mail ha raggiunto le cartelle di posta in arrivo degli utenti senza essere bloccato da Microsoft 365; le e-mail infette sono state quindi rimosse dalle funzionalità di sicurezza e-mail di Acronis. La ricerca rivela che i criminali si avvalgono anche del malware e delle vulnerabilità software non risolte per sottrarre i dati e tenere “in ostaggio” le organizzazioni. Il panorama delle minacce alla Cyber Security è ulteriormente complicato dal diffondersi di attacchi che sfruttano vie di accesso non convenzionali, come le criptovalute e i sistemi finanziari decentralizzati, che sono oggi la nuova priorità dei gruppi di hacker. Le violazioni perpetrate tramite queste nuove vie hanno causato perdite per miliardi di dollari, con terabyte di dati esposti.
“Le minacce informatiche vengono continuamente perfezionate e aggirano le misure di sicurezza convenzionali”, dichiara Candid Wüest, Vicepresidente di Cyber Protection Research di Acronis. “Le aziende di ogni dimensione devono quindi orientarsi verso un approccio olistico alla Cyber Security che integri funzionalità anti-malware, sicurezza e-mail e vulnerability assessment. La raffinatezza dei criminali informatici e l’onere economico dei loro attacchi hanno raggiunto un livello tale da rendere impossibile l’impiego di approcci isolati e di soluzioni puntuali”.

Peggio del previsto

Consci della maggiore dipendenza dal cloud, gli autori degli attacchi hanno individuato altre forme di accesso alle reti cloud, concentrando la loro attenzione sui sistemi operativi Linux, sui fornitori di servizi gestiti (Managed Service Provider, MSP) e sulla loro rete di clienti delle PMI. In un contesto così variabile, le aziende da sole faticano a tenere il passo. Il ransomware è ancora più temibile di quanto previsto. Le bande criminali che diffondono il ransomware infliggono danni ingenti. L’uso del phishing, di siti web e di e-mail dannose è in continuo aumento e non si arresta neanche la diffusione del malware. Nella prima metà del 2022 sono 600 le campagne e-mail che hanno infettato Internet. Il 58% delle e-mail erano tentativi di phishing. Il 28% di queste e-mail contenevano malware.

Categorie
Online

Una sfida tra Intelligenza artificiale e intelligenza umana

L’Intelligenza artificiale ha sfidato l’intelligenza umana: il 19 luglio, durante l’AI Forum, l’evento italiano sull’intelligenza artificiale per le imprese, nell’ambito della conferenza internazionale di Padova IEEE WCCI 2022 (World Congress On Computational Intelligence), si è svolta la competizione Artificial Intelligence vs Human: Can you compete with WebCrow? In pratica, una ‘macchina’ ha sfidato esperti e appassionati di parole crociate in una gara a tempo in italiano e inglese. Ma chi ha vinto? È riuscita l’intelligenza artificiale a risolvere cruciverba, naturalmente inediti, dimostrando di capire frasi fatte, giochi di parole, ed espressioni ambigue?
“Possono le macchine risolvere cruciverba come noi? – commenta Marco Gori, dell’Università di Siena e uno degli ideatori di WebCrow, il software di AI in grado di risolvere i cruciverba -. Come fanno a incrociare le definizioni, rispondere a ‘musicista del settecento che ha concepito i canoni’ oppure a ‘nome di donna’? E ancora: come possono cogliere i trucchi, le sfumature linguistiche, l’umorismo?”.

Un mutuo rinforzo delle capacità cognitive

Sviluppato dall’Università di Siena in partnership con expert.ai e AIxIA, WebCrow 2.0 è il primo risolutore di cruciverba multilingue basato sull’AI. Durante l’evento ’Webcrow 2.0 – AI vs. Human’, si è discusso anche dell’evoluzione di Webcrow verso la creazione di cruciverba in un contesto di rete sociale, “in cui umani e agenti software generano cruciverba per altri che li risolvono – aggiunge Gori -, con la prospettiva di sperimentare il mutuo rinforzo delle capacità cognitive degli agenti software”.

“Abbiamo insegnato alla macchina a capire il significato delle parole”

“La risoluzione automatica dei cruciverba, che può apparire come una sfida curiosa per chiunque sia appassionato di enigmistica, è un ambito di applicazione estremamente stimolante per chi si occupa di software e tecnologie linguistiche – spiega Marco Varone, Chief Technology Officer di expert.ai, partner del progetto e azienda nel mercato dell’AI con tecnologia proprietaria completamente Made in Italy -. Abbiamo insegnato alla macchina a capire il significato delle parole e delle frasi. È infatti il nostro mestiere aiutare le organizzazioni a dare un senso all’immenso patrimonio informativo a disposizione per migliorare qualsiasi attività o processo di business fondato sulla gestione della conoscenza”.

Un ulteriore passo nella direzione ella collaborazione tra esseri umani e AI

“Quella che può sembrare solo una competizione tra AI ed esseri umani nasconde in realtà una sfida ancora più avvincente, legata al rendere gli agenti intelligenti artificiali in grado di comprendere e interagire in maniera più naturale e profonda con aspetti fondamentali dell’esperienza umana – sottolinea Davide Bacciu, Professore Associato dell’Università di Pisa e Vice Presidente di AIxIA Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale) -. In questo senso, la sfida di WebCrow è un ulteriore passo nella direzione dell’integrazione e della collaborazione positiva tra esseri umani e AI”. 

Categorie
Online

L’impatto del Metaverso sulla vita delle persone: cosa succederà?

Metaverso, Realtà Aumentata, Realtà Virtuale: sono tutti termini riferiti alla tecnologia ma che entrano sempre di più nella nostra vita quotidiana. E, specie negli ultimi mesi, si è parlato moltissimo di queste evoluzioni, in particolare del Metaverso. Ma quanto ne sanno gli italiani, e anche i cittadini di tutto il mondo, in merito a questa trasformazione? Per capirlo,Ipsos, in collaborazione con il World Economic Forum, ha condotto una nuova indagine sondando l’opinione dei cittadini in 29 Paesi del mondo -tra cui l’Italia- con l’obiettivo di comprendere il grado di conoscenza di questi concetti, il livello di entusiasmo per le nuove tecnologie e l’impatto che queste possano avere nella vita delle persone nel prossimo decennio.

Cosa cambierà nella vita quotidiana?

Tra le varie analisi, è particolarmente interessante quella riferita al Metaverso e all’impatto che questo avrà nella vita di tutti i giorni. Nonostante le differenze significative in termini di familiarità ed entusiasmo, l’opinione pubblica internazionale prevede ampiamente che vari tipi di applicazioni che utilizzano il Metaverso e la realtà estesa cambieranno in modo significativo la vita delle persone nel prossimo decennio. In particolar modo, gli italiani concordano sul fatto che -nel corso dei prossimi dieci anni- lo sviluppo delle seguenti app, che si basano sull’utilizzo delle nuove tecnologie, cambierà totalmente il modo in cui le persone vivono: 60% – Apprendimento virtuale (corsi, frequentare la scuola…); 56% – Risorse digitali per la salute (consulenze, consultazioni virtuali, chirurgia a distanza…); 55% – Intrattenimento digitale nella realtà virtuale (film, concerti…); 54% – Ambienti di lavoro virtuali (collaborazione virtuale, networking…); 49% Giochi virtuali (giochi di realtà aumentata, strumenti multiplayer…) e socializzazione virtuale (chat con amici/familiari, appuntamenti, incontri…); 43% Viaggi e turismo virtuali (replicare il mondo reale…); 38% Scambio di beni digitali (NFT, oggetti da collezione, criptovalute…). 

Fiducia nel futuro

Le aspettative sull’impatto delle applicazioni che si basano sul Metaverso variano anche in base al Paese e alle caratteristiche demografiche. In generale, circa la metà degli intervistati dichiara di conoscere il Metaverso (52%) e di provare sentimenti positivi nei confronti dell’utilizzo della realtà estesa nella vita quotidiana (50%). Per quanto riguarda il Metaverso, le differenze – anche quelle fra paese e paese – non sono così nette, il che suggerisce che – a prescindere dal fatto che lo si attenda o meno-  la maggior parte delle persone si aspetta che la propria vita venga profondamente influenzata dalle nuove tecnologie nei prossimi anni.