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Lavoro: la digitalizzazione crea nuovi posti di lavoro e aiuta a trattenere i talenti

Trovare le professionalità richieste oggi è una sfida rilevante per oltre la metà delle aziende industriali (52%). Qual è, allora, la soluzione?
Secondo una ricerca globale commissionata da Schneider Electric e realizzata da Omdia su un campione di 407 aziende industriali di piccole, medie e grandi dimensioni, la digitalizzazione (70%), oltre a creare posti di lavoro, aiuterà anche ad affrontare la carenza di personale qualificato.

Quasi la metà delle aziende industriali intervistate (45%) ritiene che nei prossimi tre anni la digitalizzazione sarà lo stimolo principale per la creazione di nuovi profili professionali nell’ambito delle tecnologie operative (OT, che al contempo evidenzia la portata globale della ‘crisi dei talenti’ in ambito industriale.

La sostenibilità entra nelle professionalità di chi opera negli impianti

Mentre impazza la crisi dei talenti, gli ambienti di lavoro industriali stanno cambiando rapidamente. Obiettivi di sostenibilità e tecnologie evolute, come l’Intelligenza artificiale e i digital twin, stanno diventando fattori sempre più rilevanti per la forza lavoro.

Inoltre, dalla ricerca emerge che la crescente esigenza di raggiungere obiettivi di sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale renderà necessario ampliare le competenze delle figure professionali a oggi all’opera negli impianti. Questo, è vero rispettivamente per il 45% e 47% del campione.

I profili più impattati? Quelli legati al controllo di qualità

Secondo i dati dello studio, oltre la metà degli intervistati (52%) considera l’acquisizione di talenti e la capacità di trattenerli in azienda un problema che si può superare. Inoltre, tre su cinque (60%) ritengono che i ruoli OT cambieranno nei prossimi tre anni, moderatamente per il 41% del campione, oppure significativamente per il 19%.

Sempre nei prossimi tre anni, la grande maggioranza (73%) ritiene poi che la digitalizzazione cambierà in modo sostanziale la natura del lavoro. E il 31% ritiene che i profili professionali maggiormente rafforzati o ampliati a causa della digitalizzazione saranno quelli legati al controllo di qualità.

Programmazione e integrazione robotica le competenze del prossimo futuro

Nel prossimo triennio saranno necessarie nuove competenze in aree come programmazione e integrazione robotica, settore in cui il 49% del campione sostiene di non avere sufficienti competenze, e in aree come l’elaborazione, visualizzazione e analisi dei dati, nelle quali il 30% non si ritiene competente.

In generale, le aziende interpellate affermano di dare priorità agli investimenti nell’area dati. Programmazione e integrazione robotica sono infatti indicate come priorità di livello medio da quasi la metà del campione.
“Ottimizzare le figure professionali di area operative e ampliarne le competenze è una vera opportunità per queste aziende – commenta Ali Haj Fraj, Senior Vice President, Digital Factory, Industrial Automation di Schneider Electric -. Riducendo il tempo che devono dedicare a compiti ‘amministrativi’ e aiutando le persone a esprimere meglio tutto il loro potenziale possiamo risolvere molti dei problemi attuali e aiutare a creare un futuro più sostenibile”. 

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Italia, nel 2023 è boom di pagamenti cashless 

L’Osservatorio Città Cashless di SumUp ha rivelato che nel 2023 i pagamenti digitali senza contanti in Italia hanno segnato una crescita significativa del 35,5%.

Questo trend positivo è accompagnato da un calo dell’8,1% nello scontrino medio cashless, attestandosi a 37 euro, segno di una crescente preferenza nell’utilizzo delle carte anche per transazioni di importo ridotto.

Bolzano, Modena e Venezia le province con più pagamenti digitali 

Tutte le province italiane, dal Nord al Sud, contribuiscono all’exploit del cashless. Le tre città che registrano le percentuali di utilizzo maggiore sono Bolzano (+58,8%), Modena (+57,5%) e Venezia (+53,2%). A seguire, ci sono Rieti (+52.3%), Rovigo (+52%), Piacenza (+50.9%) e Vercelli (+48.7%).

Dall’altra parte della classifica, la provincia Sud Sardegna presenta lo scontrino medio più basso d’Italia, registrando 29,8 euro. 

La mappa dei quartieri smart

L’Osservatorio si è spinto anche nei quartieri delle 10 città capoluogo di regione, identificando le zone più cashless del paese. Cannaregio (+163,7%) e Marghera (158,2%) a Venezia occupano le prime posizioni, seguite da Sempione/City Life (+124,4%) a Milano. Seguono nella Top 10 Porto-Saragozza a Bologna (+118%), Brancaccio a Palermo (+108,4%) e Milano con Calvairate (+103,4%). Chiudono la classifica il quartiere Gianicolense a Roma (+90,2%), Milano Bovisa / Cimitero Maggiore a Milano (+85,4%), Roma Tiburtina (+82,1%) e Venezia Mestre (+80,8%).

Per lo scontrino medio più basso, spicca il quartiere Porto-Saragozza a Bologna con 18,4 euro.

Evoluzione dei pagamenti digitali tra i professionisti 

Nel 2023, si osserva un aumento dei pagamenti digitali tra i professionisti. In particolare gli agenti immobiliari registrano un +161.2% di crescita nelle transazioni digitali e gli avvocati  un +153.2%. Il trend positivo si mantiene nei settori Horeca (caffè e ristoranti, fast food, bar e club) e Retail (tabaccherie, edicole). Per quanto riguarda il comparto del commercio, crescono soprattutto i negozi di cosmesi (+117%) e i fiorai (+108%).

Umberto Zola, responsabile di Multiproduct di SumUp, ha commentato i risultati, sottolineando come i pagamenti digitali stiano diventando una pratica comune in tutta Italia. Ha evidenziato che, oltre ai settori tradizionalmente coinvolti, anche artigiani e professionisti stanno abbracciando questa evoluzione. Zola ha menzionato prodotti specificamente progettati per i commercianti con flussi di cassa veloci o che richiedono soluzioni complete per ordini e pagamenti.

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Online

Deinfluencer, la risposta (negativa) al marketing di massa

Al posto di cavalcare i trend del momento promuovono un consumo più sostenibile ed etico, invece di sponsorizzare prodotti li criticano e si interrogano sull’impatto che questi possono generare sui comportamenti d’acquisto dei consumatori. Sono i deinfluencer, l’esatto opposto degli e delle influencer. Una categoria di creatori di contenuti digitali che sta prendendo piede in risposta al fenomeno influencer, 

Tra i deinfluencer più noti ed emergenti si può sicuramente annoverare Derek Guy, scrittore e commentatore canadese di moda, noto anche come ‘il ragazzo dell’abbigliamento maschile’ su X, ma anche Tanner Leatherstein o Andrea Cheong.

Ne vale davvero la pena?

Citato anche da Bloomberg, in una serie di 27 post Guy ha spiegato la differenza tra un maglione di cashmere che costa 50 dollari e uno che potrebbe costarne fino a 5.000.
Guy sottolinea ovviamente che esistono grandi differenze in termini di qualità (morbidezza, elasticità, lunghezza del filato, longevità) tra i due capi, ma ne analizza l’impatto sull’ambiente e sul benessere degli animali.

Derek Guy sembra incarnare a tutti gli effetti il fenomeno dei deinfluencer, che sui social suggeriscono ai loro follower cosa non comprare, rifiutando le tendenze del momento, il consumismo sfrenato o le leggi imposte dal marketing di massa. Spesso i loro post e reel iniziano con la domanda: ‘Ne vale davvero la pena?’

Quanto costa davvero una borsetta da migliaia di euro?

Un altro esempio è quello di Tanner Leatherstein, i cui video dove smonta borsette da migliaia di euro dichiarandone il reale valore sono diventati virali su Instagram e TikTok.

Grazie alle sue doti di artigiano e la sua conoscenza dei pellami Tanner Leatherstein nei video che pubblica usa taglierini, solventi, forbici e lime per distruggere e sezionare ogni singolo componente degli oggetti in questione.
La domanda posta ai consumatori sé sempre la stessa: il prodotto vale davvero la cifra richiesta dal brand di lusso in oggetto?

Come leggere le etichette di cuciture, fodere e materiali vari?

Il fenomeno del deinfluencer non è nuovo al mondo dei social,  riferisce Adnkronos, ma è emerso come trend circa un anno fa.
Anche Andrea Cheong, deinfluencer con oltre 390.000 follower su Instagram e TikTok, mostra come leggere le etichette di cuciture, fodere e materiali di abbigliamento e accessori esposti nei negozi.

In pratica, cpsì come fa Guy, sui social Cheong tenta di scoraggiare il consumismo sconsiderato.
Insomma, chissà se anche in Italia alcuni consumatori non inizino ad avere una visione più critica e consapevole di quello che acquistano.

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Turismo: nel 2023 superati i livelli pre-pandemia

A tracciare un primo consuntivo sull’anno turistico 2023 è il Centro Studi Turistici di Firenze per Assoturismo Confesercenti: l’anno appena passato dovrebbe chiudersi con 445,3 milioni di presenze nelle strutture ricettive (+8,1% rispetto 2022), per la prima volta, superiore anche al periodo antecedente la pandemia. Nel 2019, infatti, le presenze turistiche erano state 436,7 milioni, circa 8,6 milioni in meno.  

Il turismo recupera, finalmente, i livelli pre-Covid, e il forte incremento dei turisti stranieri traina ancora la domanda, contribuendo in modo determinante a compiere il sorpasso sul 2019. Le presenze estere segnano +13,7% sul 2022, in valori assoluti si attestano a oltre 228,5 milioni (220,6 milioni nel 2019).
Più debole il rafforzamento del mercato italiano (+2,8%), per un totale di 216,8 milioni di pernottamenti (216 milioni nel 2019).

Ricettività alberghiera ed extralberghiera

Il movimento degli ospiti nelle strutture alberghiere è stimato in crescita del +9,3%, con le presenze turistiche che si attestano a 276,2 milioni, mentre l’extralberghiero si fermerebbe al +6,1%, con 169,1 milioni di pernottamenti.  

Ma per il settore è una ripresa difficile e a più velocità: il Sud e le Isole sono le aree che chiudono l’anno con i valori di più bassa crescita (+4,4%).
Si registrano, inoltre, aumenti sotto la media nazionale anche per il Nord-Est (+7%).
Per Nord-Ovest (+11,7%) e Centro (+10,4%) le stime riportano invece una crescita di oltre il 2% rispetto la media. 

Le tipologie di vacanza più apprezzate

Tutte le aree-prodotti registrano aumenti della domanda turistica, ma tra quelle più apprezzate nel 2023 conquistano il primo posto le strutture ricettive delle città/centri d’arte (+11,4%) e della montagna (+11,1%).
Stime altrettanto positive per le strutture attive nelle aree rurali/collina (+10,3%) e del termale (+10,2%).

Buoni, inoltre, i risultati anche per le località dei laghi (+9,6%) e ‘altro interesse’ (+9%), mentre nel corso dell’anno a frenare è il settore balneare. La stima riporta infatti la crescita più bassa dei flussi turistici (+3%), a causa della flessione, in particolare, della domanda italiana. 

Previsioni per il 2024

Sulle previsioni delle imprese ricettive per il primo trimestre 2024 emerge qualche elemento di incertezza. Instabilità geopolitica, crescita economica lenta nell’area euro e inflazione condizionano ancora la ripresa per il prossimo anno. Ma per il 59,6% degli intervistati la prima parte dell’anno dovrebbe caratterizzarsi con un trend di stabilità (nel primo trimestre 2023 la crescita media della domanda raggiunse il +30%).

Per il 19,7%, invece, le aspettative sono di un incremento dei flussi e il 20,7% circa prevede un decremento.
Gli imprenditori che hanno manifestato una preoccupazione maggiore sono quelli attivi nelle località marine e nelle aree rurali e di collina. Un po’ più di ottimismo traspare da parte delle imprese localizzate nelle città e centri d’arte. 

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Advanced Persistent Threat: le previsioni per il 2024

Furti di identità basati sull’Intelligenza artificiale, aumento degli exploit creativi per dispositivi mobile e nuove botnet: nel 2024 le innovazioni tecnologiche intensificheranno gli attacchi e la cyber criminalità a sfondo politico.
Nel Security Bulletin del Kaspersky Global Research and Analyses Team (GReAT), i ricercatori prevedono che il prossimo anno gli autori di Advanced Persistent Threat (APT) introdurranno nuovi exploit su dispositivi smart, mobile e wearable per creare botnet e perfezionare i metodi di attacco alla supply chain.

Inoltre, i nuovi strumenti basati sull’AI semplificheranno la creazione di messaggi di spear phishing, consentendo anche di impersonificare determinate persone. I truffatori potrebbero ideare metodi di elaborazione creativi, raccogliendo dati online e affidandoli ai LLM per scrivere messaggi simili a quelli di una persona vicina alla vittima.

Proteggere i dispositivi è sempre più importante

Operation Triangulation segna un punto di svolta importante per gli exploit mobile e potrebbe ispirare ulteriori indagini sulle ATP che colpiscono dispositivi smart, mobile e wearable.
Probabilmente assisteremo a un aumento degli sforzi di sorveglianza da parte dei cybercriminali, che colpiranno i device degli utenti finali sfruttando le vulnerabilità e metodi ‘silenziosi’ di consegna degli exploit, tra cui attacchi zero-click via messanger e one-click tramite SMS o app di messaggistica, così come le intercettazioni del traffico di rete.

Lo sfruttamento delle vulnerabilità nei software e nei dispositivi di uso comune è un altro aspetto a cui fare attenzione. La scoperta di gravi vulnerabilità a volte viene studiata in modo limitato e risolta in ritardo, spianando potenzialmente la strada a nuove botnet invisibili su larga scala, capaci di attacchi mirati.

State-sponsored e Hacktivism sono la nuova normalità

A fronte delle crescenti tensioni geopolitiche, il numero degli attacchi informatici promossi da uno Stato nel corso del 2024 potrebbe aumentare
Questi attacchi saranno probabilmente la causa di furti o crittografia dei dati, violazione delle infrastrutture IT, spionaggio a lungo termine e sabotaggi informatici.

Un’altra tendenza è l’hacktivism, sempre più diffuso nell’ambito dei conflitti geopolitici. Le tensioni politiche indicano un probabile aumento dell’hacktivism, sia di carattere distruttivo sia finalizzato alla diffusione di fake news, portando a indagini inutili e alla conseguente stanchezza degli analisti SOC e dei ricercatori specializzati nella sicurezza informatica.

Serve un’intelligence avanzata

“Nel 2023 l’importante aumento della disponibilità di strumenti di AI non è sfuggito all’attenzione dei cybercriminali più esperti, impegnati in campagne estese e altamente sofisticate. Tuttavia, riteniamo che le previsioni future vadano oltre le possibili applicazioni dell’AI, – dichiara Igor Kuznetsov, Director, Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky -. Il nostro obiettivo è quello di fornire ai professionisti della sicurezza informatica un’intelligence avanzata sulle minacce che sia in grado di anticipare gli ultimi sviluppi, migliorando la loro capacità di respigere gli attacchi informatici in modo più efficace”.

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Economia

Omnichannel Customer Experience: ancora poche le aziende mature

Solo l’8% delle medie e grandi imprese italiane può essere definitoAvanzato nella trasformazione omnicanale, con un punteggio di 7,5/10 valutato attraverso l’OCX Index.
Queste realtà si distinguono per una struttura organizzativa cross-funzionale, hanno lavorato sulla costruzione di una robusta raccolta e integrazione dei dati, e adottano strumenti tecnologici avanzati.

Dalla settima edizione dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, emerge che il grado di maturità medio complessivo è pari a 4,5/10, in leggera contrazione rispetto al 2022 (4,8/10). 
Si tratta di un valore frutto della forte eterogeneità tra le imprese, e un aumento di quelle ancora in una fase esplorativa iniziale, che contribuiscono ad abbassare la media generale.

Human Driven Experience

Uno dei freni principali all’evoluzione nel percorso di maturità riguarda il superamento dei silos organizzativi, che prevede l’allineamento delle funzioni orientate al cliente, e di tutte le altre funzioni, primarie, e di supporto.
Ancora più complessa è la sfida del change management. I dipendenti, oltre a confermarsi un touchpoint chiave nell’interazione cliente-azienda nel customer journey, sono coinvolti nella trasformazione omnicanale su molteplici fronti. Diventa dunque importante strutturare un percorso di employee engagement per renderli protagonisti di tale trasformazione.

A livello internazionale realtà all’avanguardia hanno introdotto il Chief Experience Officer (CXO), per presidiare e migliorare l’esperienza di clienti e dipendenti.
In Italia, solo il 40% delle aziende dispone di un responsabile dell’Omnichannel Customer Experience incaricato di progettare e garantire un’esperienza fluida e coerente per i clienti.

Data & Tech Driven Experience

Se la raccolta di dati basici è ormai una pratica consolidata, quella relativa ai dati avanzati (dati social, derivanti da interazioni umane o con terze parti), essenziali per una comprensione approfondita del cliente, rimane un punto critico. Solo un’azienda su tre riesce a integrare i dati a sua disposizione in logica Single Customer View, fondamentale per abilitare una reale personalizzazione dell’esperienza.

Le difficoltà nella gestione dei dati si ripercuotono sulla capacità di utilizzare i dati per ottimizzare i processi di relazione con il cliente. Se nel Marketing sono ormai diffusi strumenti di Marketing Automation (60%), e le attività di vendita evidenziano un’attenzione crescente alla personalizzazione online il processo di assistenza permane come fanalino di coda.

I trend futuri

L’integrazione tra dimensione umana e tecnologica è al centro dei trend emergenti per l’evoluzione dei modelli di omnicanalità.
Il 63% delle aziende sta sperimentando l’utilizzo dell’AI in ambito Omnichannel Customer Experience, principalmente per la personalizzazione delle raccomandazioni (32%) e l’assistenza clienti digitale tramite chatbot o assistenti virtuali (43%).

L’AI potrebbe spingere anche il processo di ‘Hyperpersonalization’, dove la raccolta e l’elaborazione in tempo reale di dati sull’utente permettono di attivare azioni mirate sul cliente.
Emerge poi la centralità dell’ascolto proattivo della Voice of the Customer (VoC) grazie a tecnologie in grado di raccogliere i feedback dei clienti in maniera strutturata. Pratica che deve estendersi alla comprensione delle percezioni dei clienti sull’esperienza con il brand e l’identificazione e gestione proattiva di situazioni critiche.

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Nel 2023 parola d’ordine risparmio, a costo di tradire il brand preferito

I clienti italiani come giudicano il servizio e le opportunità del retail digitale e tradizionale? Quali sono le sfide che il settore retail deve affrontare e quali gli aspetti prioritari?

Second i risultati della ricerca ‘Redefining retail: What’s Next for Shoppers and Retailers?’ di Manhattan Associates, quasi la metà degli italiani (48%) cerca alternative ai propri prodotti abituali per risparmiare, e il 42% rimane fedele ai propri brand, ma acquisterebbe di meno. Il 23% invece cerca di risparmiare sui prodotti alimentari, su abbonamenti e iscrizioni per poter continuare ad acquistare i propri brand preferiti.
Insomma, i tempi di difficoltà economica come quello attuale, in Italia sta emergendo una netta separazione tra i consumatori quando si tratta di fedeltà ai brand.

Sostenibilità: più importante per i retalier che per i clienti

Per il 18% degli intervistati, la sostenibilità ha la massima priorità, e per il 50% è comunque importante. Il 20% invece lo descrive come ‘bello, ma non indispensabile’, e il 7% non considera affatto questo aspetto. E quando si parla di consegna dei prodotti l’impatto ambientale gioca un ruolo importante solo per il 12%. La questione più rilevante è quella dei costi di consegna (50%), seguita dai tempi di delivery (28%) e il metodo di consegna (12%).

Tuttavia, i retailer rivelano un maggiore impegno verso la sostenibilità. Il 55% ritiene fondamentale una gestione efficiente dello stock, mentre il 51% sta adattando la propria rete di punti vendita, e per il 45% l’ottimizzazione dei resi svolge un ruolo importante per ottenere operazioni più sostenibili in futuro.

L’interazione con il negozio avviene online

Molti consumatori eseguono ricerche online prima di acquistare in store.
Il 60% cerca l’offerta più vantaggiosa, mentre il 52% legge le recensioni dei prodotti che intende acquistare. Per il 50% poi è importante saperne di più sul prodotto desiderato, il 35% si accerta che il prodotto desiderato sia in stock, e il 14% prenota l’articolo per il click and collect.

In Italia quasi la metà dei consumatori predilige WhatsApp come canale di comunicazione, con un picco del 55% nella fascia di età compresa tra 25-34 anni. Opzione già proposta da più della metà dei retailer (57%), mentre un altro 27% prevede di introdurla nei prossimi 1-2 anni.

La shopping experience tra mondo fisico e digitale è ormai uno standard

Si delinea la tendenza a unificare il retail online e quello fisico. Se il prodotto non è disponibile in uno store il 49% dei retailer può verificare la sua disponibilità nei punti vendita vicini e avvisare il cliente, e per il 70%, nel caso il prodotto non sia disponibile in store, rende possibile ordinarlo online e consigliare le migliori opzioni di fulfilment.
Insomma, una shopping experience agevolata tra mondo fisico e digitale è diventata uno standard. Solo per il 4% dei retailer i processi in store e online sono ancora indipendenti.

Negli ultimi 12 mesi ci sono state, poi, nuove introduzioni nell’ambito delle opzioni di consegna: in giornata (60%), click-and-collect (59%), a domicilio (53%), delivery lockers (53%) o l’accorpamento di più prodotti per utente in un’unica delivery (42%). A dimostrazione che i retailer sono consapevoli delle elevate aspettative dei consumatori.

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Suggerimenti e partner

Quali contaminanti rimuove un depuratore d’acqua?

Bere l’acqua del rubinetto di casa è il massimo della comodità, ma prima di berla bisogna essere certi della sua qualità dato che questa può essere contaminata da una varietà di sostanze, sia naturali che artificiali.

Come è noto infatti, i contaminanti possono rendere l’acqua pericolosa da bere, e sconsigliarne l’utilizzo anche per scopi alimentari di qualsiasi tipo.

A tal proposito un depuratore d’acqua è un dispositivo che può essere utilizzato per rimuovere i contaminanti dall’acqua potabile. Questi dispositivi sono disponibili in vari tipi e dimensioni, ognuno dei quali è progettato per rimuovere specifici contaminanti.

Tipi di contaminanti presenti nell’acqua

I contaminanti che possono essere presenti nell’acqua potabile possono essere classificati in diverse categorie:

  • Contaminanti inorganici: si tratta di  metalli pesanti, come piombo, mercurio e arsenico, nonché sostanze chimiche, come cloro, nitrati e fosfati.
  • Contaminanti organici: sono pesticidi, erbicidi, solventi e altri prodotti chimici di origine umana.
  • Contaminanti microbiologici: includono batteri, virus e protozoi.

In base al tipo di contaminante presente nell’acqua che si vuole bere, avremo necessità di acquistare un depuratore diverso.

Come funzionano i depuratori d’acqua?

I depuratori acqua funzionano sfruttando vari metodi di rimozione degli elementi contaminanti. I più classici sono:

  • Filtrazione: la filtrazione è il processo di rimozione di particelle sospese dall’acqua. I filtri possono essere realizzati con vari materiali come la sabbia, il carbone attivo o le resine a scambio ionico.
  • Adsorbimento: l’adsorbimento è il processo di accumulo di sostanze su una superficie. Il carbone attivo è un ottimo adsorbente e viene spesso utilizzato nei depuratori d’acqua per rimuovere contaminanti organici, come pesticidi e erbicidi.
  • Osmosi inversa: l’osmosi inversa è un processo che sfrutta la pressione per forzare l’acqua attraverso una membrana semipermeabile. La membrana permette il passaggio dell’acqua, ma blocca i contaminanti. L’osmosi inversa è un metodo efficace per rimuovere una varietà di contaminanti, tra cui sali, metalli pesanti, pesticidi e batteri.

Tali meccanismi di rimozione dei contaminanti sono efficaci per rimuovere diversi tipi di elementi nocivi. Ad esempio, la filtrazione è efficace per rimuovere le particelle sospese, mentre l’adsorbimento è indicato per rimuovere contaminanti organici.

I contaminanti che un depuratore d’acqua può rimuovere

I depuratori d’acqua possono essere utilizzati per rimuovere una vasta gamma di contaminanti dall’acqua potabile, ad esempio:

  • Cloro: il cloro è un disinfettante comunemente aggiunto all’acqua potabile per uccidere i batteri. Ad ogni modo, esso può anche lasciare un sapore sgradevole all’acqua e può reagire con altri contaminanti per formare sostanze cancerogene.
  • Metalli pesanti: i metalli pesanti come il piombo, il mercurio e l’arsenico, possono essere tossici per l’uomo.
  • Pesticidi: i pesticidi e gli erbicidi possono essere utilizzati in agricoltura e possono contaminare le falde acquifere sotterranee.
  • Batteri e virus: i batteri e i virus possono causare infezioni e malattie.

Un buon depuratore d’acqua è in grado di eliminare tali contaminanti dall’acqua, rendendola immediatamente più sicura.

Considerazioni nell’acquisto di un depuratore d’acqua

Esistono diversi fattori sui quali ragionare quando si acquista un depuratore d’acqua, tra cui:

  • Capacità: la capacità del depuratore d’acqua determina la quantità di acqua che può essere filtrata in un dato periodo di tempo.
  • Tipologia di purificazione: la tipologia di purificazione determina quali contaminanti possono essere rimossi dall’acqua.
  • Costo: il costo dei depuratori d’acqua può variare notevolmente a seconda delle caratteristiche e della capacità.
  • Manutenzione: alcuni depuratori d’acqua richiedono una manutenzione regolare, come la sostituzione dei filtri.

Conclusioni

I depuratori d’acqua sono un modo efficace per garantirsi un’acqua potabile sicura e di qualità anche in casa.

Essi possono rimuovere una grande varietà di contaminanti, con il vantaggio di migliorare anche il sapore dell’acqua e ridurre il rischio di avere malattie collegate all’acqua che si assume.

Se sei preoccupato della qualità dell’acqua potabile cui hai accesso, un depuratore può essere la soluzione efficace di cui hai bisogno.

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Online

YouTube impone etichette ai video generati con l’AI

La celebre piattaforma di video musicali ha introdotto nuove e severe linee guida per la gestione dei contenuti generati tramite Intelligenza artificiale. In particolare, i deepfake.
D’ora in avanti chi carica un video su YouTube dovrà indicare chiaramente quali contenuti sono stati realizzati con l’Intelligenza artificiale. Le conseguenze per chi non etichetta correttamente i contenuti potrebbero comportare la rimozione del video, la sospensione dell’account o la demonetizzazione.

Più in dettaglio, YouTube ha chiarito che i creatori dovranno etichettare i contenuti realistici generati dall’AI, rendendo esplicito immediatamente che sono stati realizzati con l’Intelligenza artificiale. Soprattutto se riguardano contesti delicati come le elezioni politiche o situazioni di conflitto attuali.

Tutelare i partner dell’industria musicale

Le nuove norme si dividono in due categorie principali, una più rigida, volta a tutelare i partner dell’industria musicale della piattaforma, e un’altra meno restrittiva, applicabile al resto degli utenti.
Queste etichette saranno visibili nelle descrizioni dei video e direttamente sui video stessi, nel caso di materiale sensibile.

La definizione di “realistico” da parte di YouTube però non è ancora stata precisata. Tuttavia, il portavoce Jack Malon ha indicato che l’anno prossimo, quando questa politica entrerà in vigore, verranno fornite indicazioni più dettagliate, complete di esempi.

Ma come identificare con certezza i deepfake?

Resta incerto, però, come YouTube possa identificare con certezza i video generati dalla AI non etichettati, considerando che gli attuali strumenti di rilevamento sono ancora poco affidabili.
La situazione si complica ulteriormente per i video che utilizzano deepfake per simulare persone reali, come nel caso della loro voce o del loro volto.

YouTube permetterà le richieste di rimozione tramite un modulo esistente, ma valuterà diversi fattori, ad esempio, se il contenuto è una parodia o una satira o se l’individuo rappresentato nel video è un personaggio pubblico.
Ma per i contenuti musicali generati da AI che imitano la voce cantata o parlata di un artista, non saranno ammesse eccezioni per parodia e satira. I canali che producono ‘coperture’ AI di artisti vivi o deceduti potrebbero comunque vedere i loro contenuti rimossi, riporta Adnkronos.

Un passo importante verso la tutela del copyright

Negli ultimi tempi, attori come Tom Hanks e Scarlett Johansson hanno intentato cause contro software di Intelligenza artificiale che avevano sfruttato i loro volti e voci per realizzare spot pubblicitari senza permesso.

La novità potrebbe quindi segnare un passo importante verso la tutela del copyright e il suo rapporto con l’AI, riferisce Ansa.
“Crediamo sia nell’interesse di tutti mantenere un sano ecosistema di informazioni su YouTube – si legge sul blog della piattaforma -. Abbiamo politiche di lunga data che vietano i contenuti tecnicamente manipolati che ingannano gli spettatori, e che possono rappresentare un rischio di danno grave”.

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Sonno di qualità: quali sono le strategie per dormire bene?

Il sonno rappresenta un pilastro fondamentale per il benessere mentale e fisico dell’individuo. Oggi, la ricerca della qualità del sonno è divenuta una priorità, spingendo all’uso di tisane, integratori, medicine e all’impiego di sofisticate app e dispositivi. La sonnolenza è una priorità che influisce sulla vita quotidiana di molte persone.
L’interesse crescente per il sonno ha portato alla creazione di nuovi prodotti e servizi dedicati a migliorare la qualità del riposo. Dall’abbigliamento da letto all’ospitalità orientata al sonno, si è sviluppata un’intera industria del sonno.

Il monitoraggio del sonno 

Le app, come Samsung Health, vengono utilizzate da un numero sempre maggiore di utenti per monitorare il sonno. Nonostante ciò, una domanda rimane aperta: quanto è di qualità il nostro sonno? Uno studio globale su 716 milioni di notti di sonno ha rivelato che, nonostante l’aumento dell’interesse per la salute del sonno, la qualità del riposo sta diminuendo.
La durata media del sonno si è ridotta, scendendo al di sotto delle 7 ore raccomandate dalla National Sleep Foundation. Inoltre, c’è un aumento del tempo di veglia durante le ore notturne, diminuendone ulteriormente la qualità.

Differenze tra gruppi demografici

Le differenze nella qualità del sonno si osservano in tutti i gruppi demografici, con le donne che mostrano le flessioni più significative nell’ultimo anno. Le persone di età superiore ai 70 anni hanno sperimentato una diminuzione del livello di qualità del sonno quasi doppio rispetto ai ventenni. Il Nord America ha registrato la maggiore diminuzione della qualità del sonno, mentre l’Asia ha il valore più basso.

Impatto del sonno sui giovani

Il deficit di sonno, che misura la discontinuità del sonno tra i giorni feriali e i fine settimana, ha un impatto significativo sui giovani. I ventenni hanno un deficit del sonno quasi doppio rispetto ai settantenni, con l’America Latina che ha il deficit più lungo.

Consigli per dormire meglio

Per migliorare la qualità del sonno, è importante seguire alcune pratiche raccomandate dalla ricerca clinica. Prima di dormire, evitare attività stressanti e dispositivi elettronici, fare una doccia calda o dedicarsi a un hobby rilassante per calmare la mente, e assicurarsi che la stanza sia buia, fresca e silenziosa.
Ci si può aiutare anche con l’alimentazione. Il succo di amarena, il succo di barbabietola, i kiwi e le noci, ad esempio, contengono nutrienti come la melatonina e la serotonina che possono migliorare la buonanotte. Questi alimenti offrono una soluzione naturale per chiunque desideri migliorare il proprio riposo notturno.