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Lavoro: perché i dipendenti italiani sono i più insoddisfatti d’Europa?

I dipendenti italiani sono i più insoddisfatti d’Europa. È questo uno dei dati emersi dalla prima edizione del rapporto European Workforce Study 2025, condotto da Great Place to Work ascoltando pareri e opinioni di quasi 25mila dipendenti in 19 Paesi del Vecchio Continente.

Insomma, l’Italia è maglia nera a livello europeo per il livello di soddisfazione dei collaboratori. Solo il 43% dei dipendenti italiani, infatti, considera la propria organizzazione un ottimo luogo di lavoro. Un dato che pone il nostro Paese all’ultimo posto dietro a Cipro (53%), Polonia (47%) e Grecia (44%).

I collaboratori europei più soddisfatti sono invece danesi (75%), norvegesi (73%) e svedesi (68%), con un indice medio di soddisfazione lavorativa pari al 59%.

Tecnologia, finanza, servizi professionali i settori più soddisfacenti

Tra i settori in cui i livelli di soddisfazione sono più alti, si distinguono tecnologia (65%), finanza (63%) e servizi professionali (62%).
In generale, però, gran parte della forza lavoro europea non si sente valorizzata dallo scarso apprezzamento mostrato dal management aziendale. Solo il 48% dei manager prende in considerazione con reale interesse suggerimenti e idee sviluppate dai dipendenti.

E poiché la soddisfazione della forza lavoro ha un impatto diretto sulla produttività, dipendenti insoddisfatti o poco coinvolti possono costare ingenti perdite rispetto ai competitor in grado di soddisfare le esigenze dei collaboratori.

L’importanza di avere capi credibili

Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia e Svizzera rappresentano i benchmark di riferimento a livello europeo in termini di cultura aziendale. In fondo al ranking, con un differenziale medio di 15 punti percentuali, Italia, Grecia, Polonia, Francia e Portogallo.

La qualità della leadership influisce sui risultati aziendali, e un modello virtuoso è riconosciuto soprattutto dai lavoratori in Danimarca (64%), Paesi Bassi (63%), Norvegia e Svezia (62%).
Fanno da contraltare quelli di Francia (49%), Polonia (48%), Grecia, Lussemburgo (47%) e Italia (44%), dove meno di un collaboratore su due si fida dei responsabili (media europea 55%).

Cos’è la leadership di prossimità

Quando i leader sviluppano la capacità di essere vicini ai collaboratori, sfruttano l’empatia, la curiosità e l’autenticità integrandole nel set di competenze manageriali, le organizzazioni ottengono risultati migliori anche da parte dei clienti.
Si tratta della leadership di prossimità. Ma in Europa meno di un leader su due (42%) è disposto a concedere autonomia ai collaboratori.

Solo i leader nei settori dei servizi professionali e immobiliare sono in sintonia con i propri dipendenti, con Danimarca, Svezia (61%), Paesi Bassi e Svizzera (60%) i Paesi top per quanto riguarda le competenze di prossimità dei manager (Italia, 42%).
Anche per sicurezza psicologica,  riporta AGI, Norvegia (65%), Danimarca (64%) e Paesi Bassi (62%) offrono gli ambienti di lavoro migliori. Le peggiori realtà si trovano in Grecia (43%), Lussemburgo (41%), Polonia (39%) e Italia (38%).

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ISEE 2025: nuovi vantaggi per i nuclei familiari in difficoltà

La certificazione ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) relativa al 2024 è scaduta, e ora è fondamentale procedere con l’aggiornamento per poter accedere ai benefici previsti, come bonus e agevolazioni economiche. Per il 2025 sono stati introdotti importanti cambiamenti, che rendono il processo di calcolo più semplice e vantaggioso.

Si tratta di modifiche pensate per migliorare l’accesso ai benefici per molte famiglie riducendo il carico di calcolo e aumentando le possibilità di ottenere l’importo massimo dei vari aiuti economici.
Una delle novità del 2025 è l’introduzione della possibilità di compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) direttamente tramite l’app INPS Mobile, nella versione 4.0 appena rilasciata. 

L’app INPS MOBILE per compilare la DSU Mini

Questo nuovo strumento, che semplifica e velocizza il processo, è destinato a diventare il punto di riferimento per milioni di cittadini. Ma come funziona? Basta scaricare l’app sul proprio smartphone o tablet, ‘andare’ nella sezione ‘Servizi’, selezionare ‘ISEE’ e poi ‘Acquisisci dichiarazione’.

La nuova app consente infatti di redigere la DSU Mini precompilata, il modello utilizzato da circa 5 milioni di nuclei familiari e impiegato nella maggior parte dei casi in cui è richiesto l’ISEE.
L’app si arricchirà presto di ulteriori funzionalità, creando un canale ancora più diretto tra i cittadini e l’INPS, simile a quello delle banche.

BOT e Assegno Unico escono dal calcolo 

Un’altra novità dell’ISEE 2025 riguarda l’esclusione dal calcolo dei titoli di Stato fino a 50mila euro. Un cambiamento che riguarda strumenti come BTP, BOT, buoni fruttiferi postali e libretti di risparmio postale.
Le famiglie che detengono questi strumenti di risparmio non vedranno più penalizzato il proprio ISEE da questi patrimoni.

Ma un altro cambiamento significativo riguarda l’Assegno Unico.
Finora, l’importo dell’Assegno Unico veniva determinato sulla base del calcolo dell’ISEE, ma dal 2025 questo importo non verrà più considerato nel calcolo del reddito.
Le famiglie che beneficiano di questo sostegno economico non vedranno più ridurre il proprio ISEE a causa di questo bonus, migliorando le possibilità di accesso ad altre agevolazioni. 

Dai bonus sociali a quello per disagio fisico: chi li potrà ottenere?

L’ISEE è legato a numerose agevolazioni, come i bonus sociali per le utenze domestiche (forniture di energia elettrica, gas, acqua), destinati alle famiglie in difficoltà economica.
Il valore dei bonus viene determinato in base all’ISEE, e nel 2025 molti nuclei avranno diritto a un maggior numero di sconti sulle bollette energetiche.

Con ISEE non superiore a 9.530 euro (nuclei con massimo 3 figli) si può accedere al bonus sociale per il disagio economico. Se il nucleo è numeroso (almeno 4 figli a carico), la soglia ISEE sale a 20mila euro.
Inoltre, le famiglie che hanno membri in condizioni di salute gravi che utilizzano apparecchiature elettromedicali per supporto vitale possono ottenere il bonus per disagio fisico, che non dipende dal reddito ma dalla condizione di salute, perciò è cumulabile con quelli per disagio economico.

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Economia

Terzo trimestre 2024: migliorano deficit e reddito delle famiglie 

L’Istat registra un miglioramento significativo nel rapporto deficit/Pil nel terzo trimestre 2024, che si attesta al -2,3%, rispetto al -6,3% dello stesso periodo del 2023.

Il saldo primario, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi, torna in positivo, raggiungendo l’1,7% del Pil, mentre il saldo corrente delle amministrazioni pubbliche si rafforza, passando dall’1,6% all’1,9% nello stesso arco temporale.

Aumenta la pressione fiscale 

Nel trimestre considerato, la pressione fiscale sale al 40,5%, con un incremento di 0,8 punti percentuali rispetto al 2023. L’aumento riflette l’andamento positivo delle entrate tributarie in un contesto di ripresa economica, ma solleva interrogativi sull’impatto per i contribuenti e il sistema produttivo.

Crescono i redditi delle famiglie

Sul fronte delle famiglie, il terzo trimestre 2024 mostra segnali di solidità. Il reddito disponibile è cresciuto dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, accompagnato da un aumento dell’1,6% nei consumi. Tuttavia, la propensione al risparmio scende al 9,2%, in calo di 0,8 punti percentuali. Nonostante ciò, il potere d’acquisto segna un ulteriore incremento dello 0,4%, sostenuto da una crescita contenuta dei prezzi (+0,2%).

Questo risultato rappresenta il settimo trimestre consecutivo di miglioramento del potere d’acquisto, anche se il ritmo è più moderato rispetto ai periodi precedenti.

Le difficoltà delle società non finanziarie

Il settore delle società non finanziarie evidenzia invece una riduzione sia nei profitti che negli investimenti. La quota di profitto si contrae di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi al 42,4%. Parallelamente, il tasso di investimento scende al 21,7%, con una flessione di 0,4 punti.

Questi dati confermano una tendenza negativa iniziata già nei primi mesi del 2023, indicando difficoltà strutturali nel rilanciare la redditività e la capacità di reinvestimento delle imprese.

Una ripresa a due velocità

L’analisi dei dati del terzo trimestre 2024 presenta un quadro economico sfaccettato. Da un lato, il miglioramento del deficit pubblico e la crescita del reddito delle famiglie offrono segnali incoraggianti.

Dall’altro, il calo degli investimenti e dei profitti tra le imprese non finanziarie evidenzia la necessità di interventi mirati per rafforzare la competitività e sostenere la crescita economica a lungo termine.

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Ecobonus 2025: addio Superbonus e agevolazioni caldaie a gas

La legge di bilancio ridefinisce e ridisegna le agevolazione per l’efficienza energetica della casa per il 2025, con alcune conferme e molti tagli.
Se per alcuni interventi nei condomini, l’Ecobonus raggiungeva anche l’85% di detrazione Irpef o Ires, dal 2025 scenderà al 50% per la prima casa e al 36% per gli altri immobili. In precedenza, era rispettivamente, dal 50% al 65%. Nel 2026 e 2027 si scenderà ulteriormente al 36% per la prima casa e al 30% per le altre.

Le aliquote si applicano a tutti gli interventi agevolati, compresi quelli che finora davano luogo a una detrazione più alta, come appunto gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali.
Ma le novità non si fermano qui. La manovra dice addio al bonus caldaie, al bonus verde e al Superbonus, con sparute eccezioni in via di esaurimento.

Resta il bonus ristrutturazioni ma “corretto”

La nuova detrazione prevista dalla disciplina di Ecobonus esclude gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili. In pratica, le caldaie a gas, che finora godevano delle stesse aliquote al 50% o al 65% se abbinate alle valvole termostatiche.
Stesso schema dell’Ecobonus anche per il bonus ristrutturazioni, che resterà al 50%, ma solo per le abitazioni principali e con tetto di spesa a 96.000 euro.

Per gli altri immobili, a partire dal primo gennaio 2025, lo sconto fiscale scenderà al 36%, con un tetto di spesa fino a 48.000 euro. Nel 2026 e nel 2027 le aliquote scendono sulla scia dell’ecobonus.

Introdotto bonus elettrodomestici Made in Europe

Netto ridimensionamento arriva anche per la detrazione fino all’85% per lavori antisismici su abitazioni e immobili produttivi. Anche in questo caso, scenderà al 50% sulla prima casa e al 36% sulle altre proprietà immobiliari, con ulteriore decalage nel 2026 e nel 2027 come per le altre agevolazioni.

Su mobili ed elettrodomestici il fronte è duplice. In caso di ristrutturazione, viene confermato lo sconto del 50% su arredi e grandi elettrodomestici (con tetto di spesa a 5.000 euro). Viene poi introdotto un contributo per l’acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica (classe B o superiore) prodotti in Europa, a condizione che il vecchio apparecchio venga smaltito correttamente. Il contributo è pari al 30% del costo dell’elettrodomestico, fino a un massimo di 100 euro per ciascun acquisto. 

Il bonus sale a 200 euro per famiglie con Isee inferiore a 25.000 euro. È possibile beneficiare dell’incentivo per un solo elettrodomestico per nucleo familiare.

Superbonus 110% ora solo nelle zone colpite da catastrofi

Nel 2025 la maxi agevolazione nata con la pandemia passerà dal 70% al 65%, ma sarà limitata agli interventi per i quali al 15 ottobre 2024 risulti già presentata la Cilas, e per i condomini la delibera assembleare di approvazione dei lavori.

Il maxi sconto al 110%, riferisce Ansa, rimarrà solo per gli immobili situati nelle zone colpite da eventi catastrofali. La manovra apre inoltre alla possibilità di detrarre in 10 anni le spese del 2023, rimaste finora escluse dall’opzione.

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Statistiche

A chi interessa la sostenibilità? Gli italiani la vogliono, ma le barriere sono ancora troppe 

Lo ha scoperto l’indagine ‘Who cares? Who does? Sustainability’, realizzata da YouGov: in Italia la soglia di attenzione verso il tema della sostenibilità resta elevata, con il 55% degli italiani che prova a fare del suo meglio per adottare comportamenti idonei.

Tuttavia, emergono parecchi ostacoli.
Se da un lato chi vorrebbe essere più virtuoso non sa come fare, dall’altro 4 consumatori su 10 trovano sempre più difficile agire in modo sostenibile a causa della crisi economica. Il prezzo elevato è infatti la prima barriera ad agire in modo sostenibile (60%). Il 75% degli italiani rientra però nella categoria dei cosiddetti Eco-Actives (23%) o degli Eco-Considerers (52%). 

I primi sono coloro che dimostrano maggiore sensibilità su tematiche green e allo stesso tempo cercano di acquistare prodotti sostenibili regolarmente, i secondi, genericamente preoccupati per l’ambiente, non ‘acquistano green’ regolarmente.

Tradurre l’impegno in azioni concrete è troppo impegnativo?

L’interesse di tre italiani su quattro per le tematiche ambientali rappresenta un riscontro senz’altro positivo, soprattutto se rapportato alla media globale (64%), ma i margini di miglioramento sono ancora ampi.
Lo dimostra il 37% delle famiglie che fatica a tradurre l’impegno in azioni concrete a causa di problemi sociali e economici.

Inoltre, gli Eco-Actives sottolineano anche deficit prestazionali, mentre gli Eco-Dismissers, il cluster di chi abbandona comportamenti ecologici, considerano troppo impegnativa la ricerca di soluzioni eco-compatibili.
Ma qual è il problema più sentito? Il riscaldamento globale, con il 20% degli italiani che lo include tra le tre principali preoccupazioni ambientali, seguito dall’inquinamento dell’aria (11%), e il problemi relativi all’acqua (spreco, inquinamento, carenza, 10%).

Poca fiducia nei brand: la sostenibilità deve essere anche economica e sociale

In generale, due italiani su tre (67%) dimostrano sfiducia nei confronti dell’effettivo valore delle azioni a favore della sostenibilità dei brand, giudicati interessati esclusivamente ai profitti e impegnati solamente a parole.
Le abitudini di consumo si declinano in modo equilibrato a favore di una sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Gli italiani si indirizzano infatti verso prodotti locali (81%) e di aziende del territorio (79%), mentre grande rilievo viene attribuito al packaging, in particolare, se riciclabile (75%) o ricavato da materiale riciclato (74%).

I retailer non favoriscono uno stile di vita green

Inoltre, circa un italiano su quattro sarebbe disposto a premiare con la propria scelta chi dona parte della sua spesa in beneficenza (29%), protegge o promuove la biodiversità (26%), riduce gli sprechi nella supply chain (25%), garantisce certificazioni ufficiali (25%), fornisce suggerimenti per ridurre gli sprechi (25%).

Viceversa, la maggioranza relativa di consumatori non prende in considerazione alimenti totalmente vegani (44%) o sostitutivi di carne e latticini (22%), confermando come abitudini alimentari alternative a quelle tradizionali fatichino a fare breccia.
Quanto ai canali di vendita, secondo il 29% degli italiani i retailer favoriscono poco o per nulla uno stile di vita sostenibile.

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Life Science in Lombardia: una filiera che vale il 12,6% del PIL regionale

Emerge dal rapporto ‘La rilevanza della filiera Life Sciences in Lombardia: benchmarking tra regioni italiane ed europee’, realizzato dal Centro studi di Assolombarda in collaborazione con le associazioni di categoria: in Lombardia il comparto del Life Science si conferma un driver di sviluppo per il sistema sociosanitario regionale, grazie al forte asse pubblico-privato.

Le imprese del settore presenti in regione complessivamente rappresentano un terzo della filiera pharma e medtech nazionale. Il sistema integrato garantisce infatti un elevato tasso di innovazione sanitaria e competenze di alto profilo, generando un valore aggiunto pari al 12,6% dell’intero Pil regionale e il 2,5% di quello nazionale. 

Un hub nazionale tra i maggiori in Europa

Il valore della produzione in Lombardia nel 2022 raggiunge quasi 85 miliardi di euro, +17,5% rispetto al 2019. Il valore aggiunto sfiora 30 miliardi di euro (+16,4%). Nell’intero Paese la variazione è del +13,8%.

La Lombardia si riafferma anche come hub primario nazionale delle scienze della vita, distinguendosi tra i maggiori player in Europa. Qui, d’altronde, risiede un sesto della popolazione nazionale e si registra il 19% degli addetti, il 26% del valore aggiunto e il 31% del valore della produzione della filiera italiana.

Un confronto che regge anche con le altre regioni continentali rilevanti per insediamenti Life Science, come Cataluña, Baden-Württemberg e Île de France.

Industria farmaceutica lombarda: 9,8 miliardi di export nel 2023

L’industria farmaceutica lombarda spicca per un valore aggiunto per abitante superiore a tutti i benchmark, pari a 695 euro. L’export ammonta a 9,8 miliardi di euro nel 2023 (+28,3% vs 2019). 

Relativamente ai servizi sanitari, il valore aggiunto pro-capite in Lombardia cresce del +9,1% tra il 2019 e il 2022. Sempre nel 2022 il valore della produzione e il valore aggiunto dell’industria lombarda superano rispettivamente 38 e 11 miliardi di euro, +28,7% e +26,8% rispetto al 2019.

Inoltre, in Lombardia, l’industria da sola attiva il 45,2% del valore della produzione e il 37,1% del valore aggiunto dell’intera filiera Life Science regionale.

La rilevanza strategica dei servizi sanitari e socio-assistenziali della regione

Considerando le 77 maggiori aziende lombarde (con fatturato superiore a 100 milioni), il 66% ha una attività produttiva in regione, il 55% svolge trial clinici, mentre il 39%, ha un centro di ricerca aziendale.

Quanto alla rilevanza strategica dei servizi sanitari e socio-assistenziali, i servizi sanitari rappresentano il 54% del valore aggiunto e il 35% del valore della produzione dell’intera filiera lombarda.

Inoltre, i servizi sanitari lombardi attivano il 18,3% del valore aggiunto nazionale del settore, esprimendo un’incidenza superiore rispetto a quella della popolazione. Questo deriva sia dall’attrattività verso pazienti non residenti sia da una maggiore offerta sanitaria privata.

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Economia

Imprese software: nel 2023 valgono 62,8 miliardi, +17,4% 

Emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Software & Digital Native Innovation realizzata dal Politecnico di Milano  in collaborazione con AssoSoftware: delle oltre 26mila aziende in ambito software presenti in Italia, l’83% è una microimpresa con meno di 10 dipendenti. Nonostante il 15% delle realtà attive sia classificata come startup innovativa (secondo l’ISTAT, il settore risulta tra i primi 6 nel Paese per investimenti in R&S), il divario con le principali nazioni europee è ancora marcato. Il peso del fatturato generato dalle aziende della filiera e dei servizi correlati rispetto al PIL è del 3%.

Meno della metà rispetto alla Francia.
Di fatto, però, in Italia la filiera del software ha un impatto economico-occupazionale significativo. Nel 2023 impiega oltre 300mila dipendenti e raggiunge 62,8 miliardi di fatturato (+17,4% vs 2022). 

Un settore fondamentale per la competitività del Paese

“Il settore del software è fondamentale per la competitività dell’Italia nei mercati digitali in rapida evoluzione e il suo impatto economico e occupazionale cresce, sostenuto dalla maggiore presenza di provider tecnologici internazionali e da una crescente consapevolezza istituzionale – afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio -. L’influenza del software non è solo diretta, ma si estende alla digitalizzazione delle Pmi e all’innovazione nei modelli di business di settori tradizionali, dove vediamo emergere sempre più aziende native digitali. Diverse evoluzioni settoriali e sistemiche stanno infatti creando un terreno fertile per lo sviluppo futuro della filiera italiana del software come industria critica”.

Dai big esteri nuove opportunità per lo sviluppo di servizi digitali a valore

Dal potenziamento infrastrutturale derivante dall’apertura di nuovi Data Center sul territorio, con piani di investimento da parte dei grandi provider internazionali, fino ai 12,7 miliardi stanziati per il 2024-2025 dal PNRR, si conferma un crescente interesse da parte di attori internazionali. Aziende come AWS, Google o Microsoft porteranno opportunità per lo sviluppo di servizi digitali a valore.

Si conferma, inoltre, una sempre maggiore attenzione istituzionale a questa industria.
La commistione tra produttori italiani competitivi e la presenza di aziende internazionali, che oltre alla propria forza vendita portino anche le attività di sviluppo della tecnologia, è una leva chiave per accrescere la centralità dell’Italia nei mercati digitali europei.

Gestionali, Cybersecurity, Analytics & AI, i più diffusi

Tra i prodotti più diffusi tra i vendor italiani emergono i Gestionali, offerti dal 79% delle aziende censite, i software di Cybersecurity (37%) e di Analytics & AI (18%).

“L’offerta di software innovativi è spesso associata alle soluzioni gestionali, le più diffuse sul territorio, e quindi integrata direttamente nel cuore dei processi aziendali – dichiara Marina Natalucci, direttrice dell’Osservatorio -. Questo rafforza la rilevanza strategica di un settore che in Italia può vantare tante piccole eccellenze”. Aziende fortemente radicate sul territorio, di cui l’80% sono italiane e rappresentano il 54% del fatturato complessivo del campione. Il 46% è invece rappresentato da divisioni italiane di realtà multinazionali, in grado di fatturare anche 3,5 volte di più.

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Suggerimenti e partner

I “must-have” del settore Retail: efficienza, facilità di acquisto, servizi digitali

Cosa vogliono i consumatori quando acquistano un prodotto? E quali sono i ‘must have’ delle aziende di ogni settore? Efficienza, facilità di acquisto e servizi digitali: sono questi gli elementi desiderati da tutti i consumatori. Sette italiani su dieci, però, sono alla ricerca anche di esperienze di acquisto nuove e diverse per il futuro.
Di fatto, i momenti chiave in un’esperienza d’acquisto possono influenzare significativamente la soddisfazione del cliente.

È quanto emerge dalla ricerca condotta da BVA Doxa dal titolo ‘Consumer trend e le evoluzioni dei bisogni nel retail’.
I risultati del sondaggio sono stati presentati all’apertura del Forum Retail 2024, l’evento internazionale organizzato da IKN Italy a Milano, dedicato ai professionisti del settore.

Creare momenti memorabili che superano le aspettative di chi compra

Ma allora come devono agire le aziende per rafforzare il legame con la clientela? Anzitutto, devono puntare a creare ‘momenti EPIC’, ovvero esperienze memorabili che superino le aspettative di chi le fruisce.

Questo approccio è cruciale per costruire una relazione retailer-consumatore duratura nel tempo. Infatti, tra gli intervistati, con l’88% del consenso, emerge con forza il desiderio di esperienze fluide e coerenti nelle diverse fasi del processo di acquisto, prestando particolare attenzione alla continuità tra online e negozio fisico. 

Dal fashion al pet care sono graditi pagamenti digitali veloci e consegne a casa

Cresce anche la richiesta di una maggiore personalizzazione da parte dei clienti (75%), mentre il 63% afferma di essere disposto a cedere i propri dati, ma solo ai brand e alle aziende di cui si fidano e in cui si riconoscono, e che in cambio possono offrire loro proposte su misura.

Analizzando nel dettaglio due comparti molto diversi della distribuzione moderna, come fashion e pet, l’aspetto più rilevante sul quale fa luce la ricerca è l’apprezzamento da parte della clientela di una serie di opzioni. Un’ampia gamma di pagamenti digitali, servizi di consegna a casa, dettagli di prodotto, sistemi di pagamento veloci o senza cassa, smart display e totem informativi, sono infatti elementi chiave che contribuiscono in maniera significativa a valorizzare l’esperienza di acquisto.

Il fattore umano resta fondamentale nella scelta del negozio

Si evidenzia, quindi, come la facilità nel processo di acquisto e la disponibilità di un ecosistema di servizi diventino i nuovi ‘must have’ per le aziende di tutti i settori del retail.

Va inoltre segnalata l’importanza del fattore umano. Per il settore fashion, l’86% degli intervistati sceglie il negozio in base alla preparazione e all’empatia del personale.
Questa percentuale sale al 92% nel settore pet, evidenziando quanto ormai anche gli animali siano percepiti come parte integrante del nucleo familiare, e meritevoli di ogni cura e attenzione.

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Green economy: così le imprese italiane affrontano il futuro

Secondo i dati emersi dalla quindicesima edizione del Rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e Unioncamere, nel quinquennio 2019-2023 sono state 571.040 le imprese italiane che hanno effettuato eco-investimenti, pari al 38,6% del totale.
Sotto il profilo dell’occupazione, alla fine del 2023 le figure professionali legate alla green economy rappresentavano il 13,4% degli occupati totali (3.163mila unità). Inoltre, in contratti attivati di queste figure sono stati 1.918.610, il 34,8% dei contratti totali previsti nell’anno (circa 5,5 milioni), +102.490 rispetto alla precedente rilevazione.

“Spingere sul cammino della transizione ecologica significa per le imprese puntare sempre di più a investire sull’innovazione ad alto contenuto tecnologico – sottolinea il presidente di Unioncamere Andrea Prete -, ma questa spinta all’innovazione genera nuovi fabbisogni professionali e richieste di competenze green che le stesse imprese faticano a trovare per più di un’assunzione su due”.

Green jobs: il primato per numero di attivazioni spetta al Nord-Ovest

Tra le aree aziendali più interessate sul totale delle attivazioni rientrano le aree di logistica (88,8%), progettazione e sviluppo (86,7%) e aree tecniche (80,2%).

A livello territoriale, la rilevazione 2023 evidenzia la marcata crescita delle attivazioni di green jobs nel Centro, +12,6% rispetto al 2022, pari a 40.910 unità in più.
Il primato per numero di attivazioni resta però al Nord-Ovest, con 622.270 attivazioni green nel 2023 (+4,0%), seguito da Sud e Isole (475.720 attivazioni, +4,9%) e dal Nord-Est (456.110, +3,5%). 

Riciclo e filiere virtuose

Secondo Eurostat, la capacità nell’avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) in Italia ha raggiunto il 91,6% (2022), un tasso di gran lunga superiore alle altri grandi economie europee, Germania (75,3%), Francia (79,9%) e Spagna (73,4%), e alla media UE-27 (57,9%).
Con un tasso di riciclo effettivo al 75,3%, l’Italia si conferma leader del riciclo in Europa per i rifiuti di imballaggio, raggiungendo in anticipo gli obiettivi fissati dalla normativa.

Quanto alle filiere più virtuose nel riciclo, nel 2023 primeggiano la carta (tasso di riciclo al 92,3%), il vetro (77,4%) e l’acciaio (87,8%).
La filiera degli imballaggi in plastica e bioplastica (48%) è il settore con il più rapido tasso di crescita. Con il riciclo organico della plastica biodegradabile e compostabile sono state riciclate oltre 44 mila tonnellate. 

L’importante spinta del fotovoltaico

Per quanto riguarda l’avvio a riciclo, di particolare interesse l’attività di recupero di pneumatici fuori uso, che ha permesso nel 2023 di risparmiare oltre 81 milioni di euro sull’importazione di materie prime ed evitare emissioni in atmosfera per 297 mila tonnellate di CO2.
Trend positivo per l’Italia anche nelle installazioni da fonti rinnovabili che nel 2023 toccano 5,7 GW.

Importante la spinta del fotovoltaico, che ha contribuito a far entrare l’Italia nella top 10 dei migliori mercati fotovoltaici al mondo per nuovi impianti installati. Una crescita ulteriormente supportata dal completamento a fine 2025 del più grande impianto di produzione di celle e moduli PV bifacciali ad alte prestazioni d’Europa a Catania.

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Economia

Lavoro: a ottobre 489mila contratti previsti dalle imprese

Nel mese di ottobre 2024 sono 489mila i lavoratori ricercati dalle imprese in Italia con un contratto a tempo determinato superiore a un mese o a tempo indeterminato, +17mila rispetto a quanto programmato nello stesso periodo un anno fa (+3,7%).

A livello settoriale, l’industria nel suo complesso programma 141mila entrate (-8mila, -5,6%): le imprese del manifatturiero sono alla ricerca di circa 91mila lavoratori (-2,7%) e quelle delle costruzioni oltre 50mila (-10,6% sull’anno). Positive le previsioni di assunzione delle imprese dei servizi, con una crescita dell’8% sull’analogo mese del 2023 (+26mila). A offrire maggiori opportunità lavorative sono turismo, con 90mila richieste, e commercio (79mila). Seguono i servizi alle persone (oltre 62mila).

Micro-imprese: domanda in flessione

A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Che però sempre nel mese di ottobre registra una flessione della domanda di lavoro per le micro-imprese (-1,3mila, -0,9%). Al contrario, sono positive le previsioni delle imprese con oltre 10 dipendenti (+19mila, +5,9%).

Il tempo determinato si conferma la forma contrattuale maggiormente proposta (276mila unità, 56,4% del totale), a cui seguono i contratti a tempo indeterminato (94mila). 

Si mantiene elevata la difficoltà di reperimento 

La difficoltà di reperimento, che complessivamente riguarda il 49,3% delle ricerche di personale, raggiunge il picco del 66,2% per gli operai specializzati e del 52,4% per le professioni tecniche.

Tra le figure di più difficile reperimento, fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (79,0%) e fabbri ferrai costruttori di utensili (76,8%). Tra le professioni tecniche particolarmente difficili da reperire i tecnici in campo ingegneristico (65,5%) quelli della salute (59,5%).
Le imprese sono alla ricerca di lavoratori immigrati per coprire 96mila ingressi programmati nel mese di ottobre pari al 19,6% del totale contratti.

Agli under 30 oltre il 30% delle assunzioni programmate

Il 32% delle assunzioni programmate a ottobre è rivolta a giovani under 30, per un totale di circa 157mila posizioni a essi riservate.

Le maggiori opportunità di impiego per i giovani sono offerte dai servizi finanziari e assicurativi, dove il 48,6% delle assunzioni programmate sarà coperto da giovani, dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (45,9%), dal commercio (40,5%), dai servizi di alloggio e ristorazione (40,2%) e dalle industrie chimico-farmaceutiche, plastica e gomma (39,4%).
A livello territoriale cresce la domanda di lavoro delle imprese del Sud e Isole (+25mila). Pressoché stabile la domanda di lavoro delle imprese del Centro (-410 assunzioni), mentre si segnala una flessione per le imprese del Nord Ovest (-4mila) e del Nord Est (-3mila).