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Economia

Moda e bellezza, un settore che si evolve tra digitale e sostenibilità

Sicuramente è la capacità di essere veramente omnicanale il segreto del successo del mondo del Fashion & Beauty . Il settore infatti cresce a doppia cifra, spinto dalla trasformazione digitale e dall’evoluzione delle abitudini dei consumatori. In Italia il fenomeno è ormai consolidato: secondo i dati presentati da Netcomm al Focus Fashion & Beauty 2025, oltre 33 milioni di persone acquistano online prodotti legati a moda e bellezza.

La maggioranza – circa il 70% – alterna con naturalezza shopping sul web e in negozio, segno che l’omnicanalità non è più un trend, ma una realtà. Un altro 20% preferisce il digitale puro, mentre solo il 10% resta fedele esclusivamente agli store fisici. Eppure il negozio non scompare: cambia ruolo, diventando luogo di esperienza, consulenza e fidelizzazione.

Dallo schermo alla vetrina: il percorso del cliente

Il primo approccio con un brand oggi avviene quasi sempre online. Non si tratta solo di comprare: e-commerce e social sono spazi di scoperta, confronto e racconto.

Prima di completare un acquisto, un consumatore italiano passa in media da quasi sei touchpoint diversi, tra siti ufficiali, vetrine digitali e motori di ricerca. Poi, quando serve toccare con mano o chiedere consiglio, il punto vendita fisico resta insostituibile.

Chi sono i nuovi consumatori

Lo studio individua diversi profili di acquirenti. Ci sono gli Abitudinari (39,2%), fedeli alle loro routine; i Convenience Seeker (25%), sempre in cerca del miglior rapporto qualità-prezzo; e i Digital Power Buyers (13%), giovani, spesso uomini, molto attenti alla tecnologia e pronti a usare anche strumenti di intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza d’acquisto.

Il prezzo resta il driver principale, seguito dalla fiducia nel marchio e dalla vestibilità. Per quanto riguarda l’online, vincono la velocità, la varietà e la comodità.

Sostenibilità e second-hand: cosa cambia?

La moda second-hand piace sempre di più: cresce tre volte più rapidamente del mercato tradizionale e convince già oltre la metà dei consumatori americani. La Gen Z guida il cambiamento, mostrandosi pronta a spendere di più per articoli sostenibili. In Italia, però, la preferenza resta ancora per il nuovo, con l’usato che “funziona” soprattutto per accessori e capi particolari.

In questo contesto, però, il fast fashion mantiene la sua dominanza grazie a prezzi competitivi e ampia scelta. Tuttavia la moda ?mordi e fuggi’ è sempre più sotto esame per l’impatto ambientale: pesa per circa il 10% delle emissioni globali di CO₂. Le normative europee stanno provando a spingere verso un modello più circolare, introducendo regole su ecodesign, riuso e passaporti digitali.

Intelligenza artificiale e social i driver del cambiamento

L’IA entra di fatto nello shopping quotidiano: quasi il 17% degli acquirenti italiani la utilizza già per comparare prezzi e ricevere consigli personalizzati. In parallelo crescono la realtà aumentata e virtuale, utili per provare abiti e accessori a distanza, con benefici concreti in termini di conversioni e riduzione dei resi.

E poi ci sono i social: TikTok e Instagram sono oggi le vetrine più influenti, dove i micro-creators conquistano sempre più fiducia rispetto alle celebrity, proprio perché percepiti come autentici e vicini alle community.

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Varie attualità

Scuola: nove su dieci sono prive di certificazioni di sicurezza

Il quadro che emerge dal dossier di Tuttoscuola, basato sui dati contenuti nella sezione Open Data dell’Anagrafe Nazionale dell’Edilizia scolastica parla chiaro: dei 40 mila edifici scolastici statali presenti sul territorio nazionale ben 36 mila non si possono definire a norma.

In pratica, nove edifici scolastici su dieci non dispongono di una o più certificazioni obbligatorie in tema di sicurezza. Sono 3.588 edifici, il 9 % del totale, dove si calcola che studino e lavorino circa 700 mila tra studenti e personale della scuola, e sono sprovvisti delle certificazioni obbligatorie.

Nel Lazio su 3.203 edifici solo 407 sono certificati come sicuri

Secondo i dati di Tuttoscuola nelle zone ad alto rischio sismico, il certificato di collaudo statico è posseduto da meno della metà degli edifici. 

Ed è il Lazio ad avere primato. Secondo i dati diffusi da Tuttoscuola la regione conta il minor numero di edifici scolastici dotati di certificato di agibilità. Su 3.203 edifici, solo 407, pari al 12,7%, hanno la certificazione.
Analizzando la situazione per aree geografiche, con 971 edifici su 5.149 con agibilità, pari al 18,9% del totale, sono le Isole il fanalino di coda.

Medaglia d’oro alla Valle d’Aosta

Maglia nera tra le Isole la Sardegna, con solo il 14,2% in regola. Al contrario, il primo posto per sicurezza degli edifici scolastici va alla Valle d’Aosta, dove su 139 plessi 122 hanno il certificato di agibilità, l’87,8% del totale.

Seguono Piemonte (53,4%), Veneto (52,7%) e Friuli Venezia Giulia (52%), con il Nord che in generale si attesta intorno al 50%.
E poi ancora, tra le altre regioni, il Molise (47,8%), preceduto da Lombardia e Marche, è intorno al 50% mentre la Liguria p ferma al 31.1%. A quota 30% circa Abruzzo e Campania, insieme al resto del Sud, mentre il Centro si attesta al 29,7%.

Il ministero: “In atto lavori su oltre 10 mila plessi scolastici”

I dati di Tuttoscuola, fanno notare fonti del ministero dell’Istruzione interpellate dall’Ansa, sono estrapolati dall’anagrafe dell’edilizia scolastica e fanno riferimento al biennio 2023 2024. Non tengono quindi conto dell’enorme lavoro in atto su oltre 10 mila edifici scolastici, grazie ai fondi Pnrr a cui sono stati aggiunti importanti fondi ministeriali (circa 1/3 del totale degli interventi di messa in sicurezza) per il più grande piano di intervento mai fatto per la scuola italiana.

In sostanza, riporta Ansa, sono state avviate opere sul 22% del patrimonio edilizio scolastico per recuperare un’incuria che dura da 60 anni. I risultati saranno misurabili solo tra qualche anno. Inoltre le fonti ministeriali ricordano che la responsabilità degli interventi antisismici sulle scuole è degli Enti locali.

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Economia

Finanziamenti: nel primo trimestre +8,6% di importi erogati alle imprese

Emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulle Imprese realizzato da CRIF:  nel primo trimestre 2025 si conferma la progressiva riduzione del costo del debito da parte della BCE, che rispetto all’anno precedente ha permesso un andamento stabile del credito erogato alle imprese in termini di numero di finanziamenti (+0,02%). Questo si accompagna a una crescita superiore all’8% in termini di importi erogati.

“Le prospettive per il corso dell’anno sono attese in continuità con quanto già visto nei primi tre mesi, sebbene queste risultino esposte a un contesto globale ancora incerto – commenta Luca D’Amico, ceo di CRIF Rating -. In particolar modo, le tensioni commerciali e geopolitiche che stanno caratterizzando i mercati internazionali potrebbero determinare un rallentamento della crescita attesa”. 

Società di Capitali, Ditte e Società di Persone

Il dato complessivo nazionale dei finanziamenti erogati, sostanzialmente stabile, ha risentito del lieve calo del numero di contratti erogati a Ditte e Società di Persone (-1%).

Per quanto riguarda le Società di Capitali, si evidenzia una contenuta crescita del numero di finanziamenti erogati (+0,8%), in lieve controtendenza rispetto alla fotografia complessiva, confermando per tale tipologia d’impresa il trend di crescita degli importi osservato sul totale delle imprese italiane (+8,6%).
Coerente con le Società di Capitali è il comportamento delle Ditte e Società di Persone rilevato sugli importi erogati (+8,5%).

Costruzioni, Impiantistica, Tessile e Abbigliamento

Le Costruzioni, dopo un triennio di forte crescita, nel 2024 hanno registrato segnali di forte rallentamento a causa del venire meno dei sistemi di incentivazioni. Quanto al credito alle imprese del settore, ciò si è tradotto in un calo degli importi erogati del -12,1%, in netta controtendenza rispetto all’evidenza complessiva nazionale.

Stesso scenario per il settore dell’Impiantistica, che come le Costruzioni, presenta nei primi mesi del 2025 un trend degli importi erogati opposto rispetto al totale delle Società di Capitali, sebbene con un calo di minore intensità (-2,5%).
Altro settore in controtendenza rispetto al totale delle Società di Capitali per le erogazioni, è il Tessile e Abbigliamento, che nel primo trimestre dell’anno ha registrato una flessione di circa il -15%.

Le politiche protezionistiche pesano sulle prospettive di crescita 

Contrariamente ai settori precedentemente analizzati, il comparto della Meccanica, inclusa la Meccanica Strumentale, nei primi mesi dell’anno ha registrato una crescita degli importi erogati superiori al dato complessivo delle Società di Capitali (+11,7% vs +8,6%), positivamente influenzata dalle migliori condizioni di accesso al credito rispetto a inizio 2024. 

Inoltre, tale evidenza si inserisce in un contesto di mercato ancora sfidante per gli operatori di settore.
In particolare, pesano sulle prospettive di crescita del comparto le politiche protezionistiche in termini di scambi commerciali, che potrebbero impattare sull’export italiano.

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Economia Varie attualità

Mutamenti in azienda e DVR: quando è obbligatorio l’aggiornamento e perché

L’adeguamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è un tema di grande importanza per la sicurezza sul lavoro.

I cambiamenti in azienda possono infatti avere un impatto diretto sui rischi per i lavoratori, per questo è bene comprendere quando e perché sia necessario aggiornare questo documento.

Iniziamo con il dire che il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è il fulcro del sistema di gestione della sicurezza in azienda. Esso identifica, analizza e valuta i rischi presenti negli ambienti di lavoro.

Il cosiddetto “DVR” definisce le misure di prevenzione e protezione, le quali mirano a minimizzare i pericoli per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Ne consegue che è necessario rivederlo e adeguarlo periodicamente, in quanto l’adeguamento si rende necessario al variare delle condizioni aziendali.

Quando Aggiornare il DVR?

L’aggiornamento del DVR non è un evento isolato, ma una pratica continua che deve essere parte integrante della gestione della sicurezza.

Ci sono diverse circostanze che rendono obbligatorio l’aggiornamento del DVR. Tra queste le principali sono:

  • Modifiche al processo produttivo: l’introduzione di nuove tecnologie, macchinari o sostanze chimiche comporta la rivalutazione dei rischi esistenti. È necessario valutare anche l’introduzione di nuovi rischi.
  • Cambiamenti nell’organizzazione del lavoro: modifiche agli organigrammi, all’assegnazione delle mansioni o all’introduzione di nuove modalità di lavoro (es. smart working) possono influire sull’esposizione dei lavoratori ai rischi.
  • Infortuni e mancati infortuni: a seguito di un infortunio o di un evento che avrebbe potuto causare danni, è necessario analizzarne le cause e si devono individuare le misure correttive da implementare. Queste misure devono essere riportate nel DVR.
  • Nuova normativa: l’entrata in vigore di nuove leggi o regolamenti in materia di sicurezza sul lavoro obbliga ad adeguare il DVR ai nuovi requisiti.
  • Sorveglianza sanitaria: i risultati della sorveglianza sanitaria possono evidenziare rischi specifici per la salute dei lavoratori. Ciò rende necessario aggiornare il DVR con misure di prevenzione mirate.

Perché Aggiornare il DVR

L’aggiornamento DVR non è solo un obbligo legale, ma anche un’opportunità per migliorare la sicurezza in azienda. Un DVR aggiornato porta infatti ad una riduzione degli infortuni e delle malattie professionali, poiché consente di individuare e gestire i rischi in modo efficace, diminuendo così la probabilità di incidenti.

Tra l’altro un ambiente di lavoro sicuro e salubre contribuisce inoltre a migliorare il clima aziendale, favorendo il benessere dei lavoratori. Ciò si traduce in condizioni migliori per i lavoratori, che possono dedicarsi alle proprie mansioni in maniera più serena e proficua.

Ci sono dunque dei benefici da considerare anche per quel che riguarda la produttività, a tutto vantaggio dell’azienda stessa, che seppur indiretti sono comunque molto importanti.

 Come Aggiornare il DVR

L’aggiornamento del DVR deve essere effettuato da personale competente, che può anche essere esterno all’azienda. Questo processo richiede il coinvolgimento del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), del Medico Competente (se nominato) e dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).

In primo luogo, è necessaria un’analisi dei cambiamenti avvenuti in azienda, identificando le modifiche al processo produttivo e all’organizzazione del lavoro. Successivamente, si procede con la rivalutazione dei rischi, valutando sia i rischi esistenti che quelli nuovi e considerando l’impatto dei cambiamenti.

Quindi, è necessario definire le misure di prevenzione e protezione, individuando le azioni per eliminare o ridurre i rischi.

Dopo aver definito le misure di prevenzione e protezione, si passa all’aggiornamento del documento, integrandovi le nuove informazioni raccolte.

Infine, è di importanza fondamentale informare e formare i lavoratori sui nuovi rischi e sulle misure di prevenzione adottate, istruendoli sull’uso corretto delle attrezzature e delle procedure di lavoro.

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Economia

Turismo: nel 2025 spesa media per viaggiatore straniero +7% 

Secondo i dati di ISTAT e Banca d’Italia relativi a marzo 2025 i pernottamenti dei turisti stranieri nel 2024 hanno superato 250 milioni, con una crescita del +6,8% rispetto al 2023, rappresentando oltre il 54,6% del totale nazionale.
La spesa dei turisti stranieri in Italia è stata pari a 3,2 miliardi, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente.
A trainare la performance soprattutto i visitatori provenienti da USA, Germania e Francia.

Se il trend positivo incoming dovesse proseguire, le stime per l’intero 2025 indicano un avanzo annuo superiore a 8 miliardi, con benefici diretti sull’occupazione, sul Pil e sull’intero indotto (trasporti, artigianato, produzioni locali).

Un pilastro dell’economia nazionale

Nel solo marzo 2025 la bilancia turistica ha registrato un avanzo di 600 milioni di euro. La spesa media per viaggiatore ha raggiunto 930 euro, i settori a più alta intensità di spesa sono stati alloggio (42% del totale), ristorazione e alimentazione (26%), shopping e cultura (18%).

Cresce tuttavia anche il numero di italiani che hanno scelto l’estero come meta di viaggio (+8%),
Secondo quanto emerge dalle analisi, nel primo trimestre 2025 i flussi turistici mostrano dinamiche differenziate. Le presenze negli esercizi alberghieri sono diminuite del 1,8%, mentre le strutture extra-alberghiere hanno registrato un aumento del 3,5%.

Viva le sagre e le feste di paese

A gennaio, il fatturato dei servizi di alloggio e ristorazione ha segnato un lieve calo complessivo (-0,3%), ma il comparto degli alloggi è cresciuto del 4,4%. Parallelamente, i turisti mostrano una crescente preferenza per esperienze più autentiche, privilegiando borghi, turismo escursionistico, lento e sostenibile, oltre alle tradizionali città d’arte.

I borghi e le mete meno note, ma al contempo più autentiche e genuine, hanno giocato un ruolo fondamentale.
Sagre e feste di paese, infatti, già nel 2024 hanno registrato un incremento del +63,8% dell’affluenza rispetto al 2023, perlopiù da giovani (31%) e famiglie (45%).

Le dinamiche territoriali

Il Centro-Italia ha registrato 130,5 milioni di notti e la spesa media più alta del Paese (820 euro per notte), con il Lazio a guida della classifica nazionale (22,8 milioni di arrivi, oltre 82 milioni di presenze), trainato dal Giubileo e dalla capitale.
Il Nord-Italia è primo invece per presenze turistiche, il 54% del totale, pari a circa 246,8 milioni di notti, con una spesa media per notte di 780 euro. Il Veneto, (21,3 milioni di arrivi, 81,7 milioni di presenze), si conferma una delle principali destinazioni, grazie a poli come Venezia e il Lago di Garda. 

Nel Sud e nelle Isole, nonostante un calo dell’1,5% delle presenze rispetto al 2023, la stagione estiva 2024 ha registrato un tasso di occupazione dell’82%, il più alto d’Italia, insieme alle mete balneari. In forte crescita Napoli, che nel 2025 dovrebbe raggiungere 18 milioni di visitatori, +4,5 milioni rispetto al 2023.

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Varie attualità

Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026: il sentiment degli italiani

I Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 si svolgeranno dal 6 al 22 febbraio 2026, e i Giochi Paralimpici dal 6 al 15 marzo 2026. A poco più di sei mesi di distanza, l’ultima edizione dell’Osservatorio Ipsos conferma che la consapevolezza degli italiani riguardo il più importante evento sportivo invernale è stabile. Il 65% degli italiani ne è a conoscenza.

Diffuse su un’area di oltre 22.000 km quadrati, le Olimpiadi e le Paralimpiadi Invernali saranno le più estese di sempre. Gare e cerimonie si terranno nei luoghi più iconici di Milano, Verona e Cortina d’Ampezzo, ma anche a Bormio e a Livigno in Valtellina, a Predazzo e Tesero in Val di Fiemme e ad Anterselva/Antholz.

Per le aziende è un’occasione di investimento. All’interno delle aree montane quasi il 50% ha già investito o sta pianificando di investire in ristrutturazioni, marketing, personale e digitalizzazione. Soprattutto nei settori alberghiero e della ristorazione.

Un evento atteso con curiosità e contentezza

Nonostante la conoscenza sia diffusa, un cittadino su quattro sa che il prossimo anno ci saranno i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, ma non sa che si svolgeranno in Italia.
Nell’ultimo bimestre si è osservata una lieve rivitalizzazione della visibilità degli sponsor, con il 64% degli intervistati che afferma di ricordare almeno uno sponsor ufficiale. Tuttavia, hanno ancora potenzialità da sfruttare. 

La curiosità è alta e anche l’intenzione di seguire i prossimi Giochi è elevata, sia per Olimpiadi sia per le Paralimpiadi. Due italiani su tre attendono l’evento con contentezza e curiosità e, in generale, le emozioni positive (63%) prevalgono di gran lunga su quelle negative.

Interesse a attesa di effetti positivi

Circa la metà degli italiani è interessata a seguire l’evento, con un interesse più alto (53%) rispetto a quello per le Paralimpiadi (43%). 
“Spirito di squadra” e “Uguaglianza e inclusività” sono i valori chiave associati ai Giochi, oltre ad amicizia, rispetto per gli altri, determinazione e fratellanza.

Gli effetti positivi più attesi comprendono una maggiore visibilità internazionale per la regione, lo sviluppo di strutture sportive di alta qualità, il miglioramento delle infrastrutture e lo sviluppo di attenzione allo sport e ai suoi valori. 
Emergono però alcune preoccupazioni riguardanti la possibilità di strutture abbandonate e l’aumento dei prezzi delle abitazioni e del costo della vita.

Qualche preoccupazione sulla gestione delle strutture post-giochi

I residenti all’interno della regione ospitante esprimono leggermente una maggior preoccupazione riguardo alla gestione delle strutture post-giochi rispetto a quelli al di fuori della regione.

Tra chi dichiara di seguire le Olimpiadi, lo sci (salto con gli sci, sci acrobatico, sci alpino, sci di fondo) si posiziona come la disciplina più attesa (76%), seguito dal pattinaggio (artistico e di velocità, 54%).
Sempre per chi dichiara di seguire le Paralimpiadi, lo sci alpino guida la classifica delle discipline più attese (45%), seguito da sci di fondo (38%) e snowboard (35%).

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Statistiche

Salute: in vacanza il 90% degli italiani porta un kit di automedicazione

Per gli italiani il kit di automedicazione è un alleato fondamentale da portare in vacanza.
Con l’arrivo dell’estate e la voglia di partire per le ferie gli italiani non dimenticano di mettere in valigia il necessario per non trovarsi impreparati a gestire piccoli problemi di salute in vacanza. Più in particolare, sono 9 italiani su 10, il 90%, a preparare un kit con almeno un farmaco da banco prima di partire.

Si tratta di una consuetudine sempre più diffusa, che cresce soprattutto tra le donne e tra gli over 55, le due categorie più attente alla salute anche lontano da casa. 
A confermarlo è l’indagine che Human Highway ha realizzato per Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione parte di Federchimica.

I farmaci da banco più presenti nelle valige dei vacanzieri

Secondo i dati della ricerca nella valigia dei villeggianti italiani si trovano in media 2,8 farmaci da banco, un numero inferiore ai 3 farmaci nelle valigie dei residenti nel Nord Italia, tra le donne e tra chi ha più di 55 anni.

I dati raccolti dalla ricerca restituiscono poi una fotografia chiara delle abitudini di automedicazione in vacanza. Tra i prodotti più comuni nei kit estivi spiccano antidolorifici e antinfiammatori, scelti da quasi due italiani su tre (65%), con un picco del 75% tra le donne, i farmaci gastrointestinali, presenti nel 48% dei kit, soprattutto in quelli degli over 55, e gli antipiretici, scelti dal 43% dei vacanzieri, in particolare, da donne e over 55.

Come si sceglie cosa portare

Inoltre, nei bagagli gli italiani mettono anche antistaminici e antipruriginosi, considerati indispensabili dal 32% degli intervistati, disinfettanti e prodotti contro le scottature solari, presenti nel kit di circa un italiano su tre, oltre a farmaci contro il mal di gola, portati dal 17%, e i rimedi per la cinetosi (mal d’auto o mal di mare), fondamentali per chi ne soffre, anche se solo il 13% li include.

Le scelte non sono casuali. Il 37% degli italiani personalizza il proprio kit in base a esperienze passate, mentre il 34% utilizza sempre lo stesso set predefinito.
Un altro 29%, poi, adatta i farmaci alla destinazione del viaggio, e il 20% tiene conto anche della durata della vacanza.

È importante scegliere i farmaci giusti ma anche conservarli correttamente

Assosalute accompagna i risultati della ricerca con un vademecum per la preparazione del kit di automedicazione, sottolineando l’importanza di scegliere i medicinali in base alla meta e alle esigenze personali, ma sempre con il supporto del farmacista o del medico.

Un aspetto fondamentale è anche una corretta conservazione dei farmaci in estate. Assosalute consiglia infatti di evitare temperature elevate e preferire contenitori termici rigidi. E se si viaggia in aereo è meglio tenere i farmaci all’interno del bagaglio a mano.

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Estate 2025: vacanze, bollette e spese varie. Quanto ci costerà davvero?

Non sarà solo per colpa del caldo: per le famiglie italiane, l’estate si preannuncia rovente anche sul fronte delle spese. Un’indagine congiunta di Facile.it e Consumerismo No Profit fa i conti in tasca ai nostri connazionali.

Energia in calo, ma non le bollette

Buone notizie a metà sul fronte dell’elettricità: secondo i dati aggiornati a giugno, la migliore offerta a prezzo fisso è in calo del 2% rispetto al 2024.

L’uso massiccio dei condizionatori in estate, però, farà comunque salire le bollette. Si stimano circa 140 euro in più per tre mesi, anche con un solo climatizzatore di classe B in funzione 5-6 ore al giorno.

Manutenzioni, acqua e piccoli imprevisti

L’estate porta con sé anche spese “invisibili”: la manutenzione di condizionatori, zanzariere e tapparelle può costare dai 100 ai 300 euro.
Aumentano anche i consumi d’acqua: tra docce più frequenti e irrigazione del giardino, la bolletta cresce di 20-30 euro al mese.

Viaggiare costa (un po’) di più

Chi parte in vacanza deve fare i conti con rincari nei trasporti. I traghetti con auto al seguito salgono del 9,7%, mentre i voli nazionali toccano punte del +21% a Ferragosto.

I voli europei registrano +7%, quelli low-cost tra +4% e +6%. Stabili i treni, ma le tariffe più convenienti si esauriscono rapidamente.

Polizze viaggio e vacanze a rate

Sempre più italiani scelgono di assicurare le vacanze: le ricerche online sono salite del 7% rispetto al 2024. Il costo medio? Circa 36 euro per due settimane in Europa, fino a 55 euro per destinazioni extra UE.

In aumento anche i prestiti personali per viaggiare, con oltre 220 milioni di euro erogati nei primi cinque mesi dell’anno.

Auto, carburante e pedaggi

Chi sceglie l’auto può beneficiare di prezzi più bassi per benzina e diesel rispetto al 2024 (-9% e -6%), ma deve fare i conti con pedaggi più alti: +1,8% sulle tratte Autostrade per l’Italia.

Famiglie sotto pressione, anche senza vacanza

Ma anche chi resta in città deve sobbarcarsi un bel po’ di spese: centri estivi (fino a 700€/mese per figlio), baby-sitter, abbigliamento, uscite e attività ricreative. Il totale? Tra 1.500 e 3.000 euro in tre mesi. A questo si sommano i costi per l’alimentazione, prodotti per la salute e, naturalmente, il caro gelato: +9% in un solo anno.

Per concludere: pianificare, confrontare e prenotare in anticipo è l’unico modo per contenere l’impatto economico di un’estate che rischia di svuotare i portafogli, ben prima che gli ombrelloni si chiudano.

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Mobilità urbana a misura di bambini: a che punto è l’Italia?

Quali sono le città italiane migliori per la mobilità di bambine e bambini?
Lo ha scoperto Clean Cities, che ha stilato una classifica di 36 città europee considerando tre indicatori. Il primo è il numero di ‘strade scolastiche’ in prossimità delle scuole primarie, il secondo è il numero di piste ciclabili, e il terzo è il limite della velocità in ambito urbano a 30 km/h, una misura supportata da OMS, OCSE e Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti. Ma nella classifica complessiva delle città europee nessuna città italiana rientra nella top 10.

Le migliori performance italiane sono Bologna (16ª), Milano (23ª) e Torino (24ª), mentre Firenze (29ª) e Roma (32ª) si trovano nella parte bassa della classifica generale.

Strade scolastiche: qualche segnale positivo 

Rispetto ai singoli indicatori l’Italia mostra segnali positivi per quanto riguarda le strade scolastiche, con Milano 2ª a livello europeo, Torino (4ª) e Bologna (11ª). Anche Roma (16ª) mostra progressi, mentre Firenze è in fondo alla classifica tra le 10 che non hanno nemmeno una strada scolastica.

Le strade scolastiche sono fondamentali  per regolare il traffico e aumentare la sicurezza stradale, ridurre il rumore e migliorare la qualità dell’aria. Inoltre, favoriscono il cammino e l’uso della bicicletta da parte dei bambini.

Moderazione di traffico e velocità: una performance modesta

Rispetto all’indicazione della moderazione della velocità e del traffico motorizzato al fine di ridurre inquinamento e incidenti, la performance italiana è modesta.
La migliore tra le città italiane è Bologna (18ª nella classifica generale), prima grande città italiana a diventare Città 30, seguita da Firenze (24a). Milano è al 30° posto fra le 39 città analizzate, Torino al 31°. Roma (33°) è ancora molto indietro. 

Considerando i benefici riconosciuti della riduzione della velocità sulla sicurezza stradale, l’inquinamento dell’aria e acustico e la promozione della mobilità attiva c’è ancora molta strada da fare.

E ancora troppo poche piste ciclabili

Quanto alle piste ciclabili, i bambini si sentono più sicuri sulle due ruote se possono pedalare su piste separate fisicamente dal traffico. Ma anche per quanto riguarda le infrastrutture per la ciclabilità le città italiane restano ancora deboli.

Roma è tra ultime a livello europeo. Milano, Firenze, Bologna e Torino sono tutte nel gruppo medio-basso, segno che serve un investimento deciso in infrastrutture ciclabili sicure e continue.
L’Italia non è certo nelle posizioni al vertice della classifica generale, ma alcuni segnali sono incoraggianti. Le città con una visione politica più strutturata, risorse stabili e una pianificazione di lungo periodo hanno mostrato risultati coerenti, sfruttando l’opportunità di rendere le città luoghi più sicuri e sani. E a misura di persona.

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Statistiche

Dormire in viaggio: per la metà degli italiani è il vero lusso

Durante i viaggi il cambio di alloggio e abitudini può mettere a dura prova la capacità di addormentarsi e di riposare.
Il vero lusso quando si viaggia, quindi, non è solo una vista mozzafiato o una colazione gourmet, ma la possibilità di dormire bene. Avere una buona routine del sonno è infatti un elemento indispensabile del benessere psicofisico, perché rafforza il sistema immunitario, innalza i livelli di serotonina e dopamina, migliora la concentrazione e contribuisce a un migliore equilibrio emotivo. 

Per questo, CamperDays, piattaforma di noleggio camper, ha analizzato le propensioni degli italiani in merito al sonno tramite uno studio in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide. L’obiettivo è quello di suggerire alcuni itinerari on-the-road alla volta di ‘sleep retreat’ in tutto il mondo, ideali per staccare la spina e ricaricare le batterie.

La comodità del letto in vacanza: una priorità assoluta 

La preferenza degli italiani in merito alle caratteristiche più desiderate negli alloggi e sistemazioni di viaggi è un letto confortevole.
Poter dormire in un letto comodo anche in vacanza mette d’accordo gli intervistati di tutte le generazioni, che lo scelgono come elemento imprescindibile (46%), arrivando a raggiungere il 51% delle preferenze per i Boomer.
Solo il 15% del campione dichiara di avere difficoltà a dormire in un letto diverso dal proprio. 

Al secondo, terzo e quarto posto si posizionano la vicinanza ad attrazioni e punti di interesse principali (42%), una ricca colazione (38%) e l’accesso a piscina e servizi per il benessere (23%). Tuttavia, per i Millennial, la quarta posizione è occupata dalla completa insonorizzazione dell’alloggio (23%). 

Un equilibrio delicato, soprattutto con i compagni di viaggio 

La notte porta consiglio, ma anche numerose seccature, compromettendo il riposo notturno. L’elemento più disturbante durante le notti in vacanza sono infatti i rumori provenienti dall’esterno o dalle camere adiacenti (43%).
Non stupisce che una vacanza on-the-road possa rappresentare una scelta ottimale per ovviare a questo problema.

I compagni di viaggio rappresentano un’altra sfida quando si dorme fuori casa, perché spesso è complicato sintonizzare le rispettive routine del sonno.
Il 24% non apprezza l’idea di dover condividere la stanza o il letto con persone con cui non vive la propria quotidianità, e il 23% non riesce a cadere nelle braccia di Morfeo se i compagni di viaggio russano.

Gli imperturbabili over55

Inoltre, il 22% ha difficoltà ad addormentarsi quando condivide la stanza con chi ‘monopolizza’ il controllo della temperatura dell’ambiente, che sia aria condizionata o riscaldamento.
È interessante notare che un 22% non solo non soffre di nictofobia, ossia la paura del buio, ma anzi, ha bisogno di una stanza completamente oscurata per poter dormire bene. 

Solo il 10% degli intervistati dichiara di non essere infastidito da alcun fattore esterno in vacanza. Tra le generazioni, i più imperturbabili risultano gli over55 (12%), mentre i Millennial che riescono a mantenere la calma sono in netta minoranza (3%).