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Cyberattacchi, come proteggere i bambini dai pericoli online

Neanche i più piccoli sono al riparo dagli attacchi dei cybercriminali. Anzi: sono addirittura in crescita le minacce informatiche che sfruttano brand di videogiochi e giocattoli popolari tra i bimbi, come Minecraft, Roblox, Lego e Disney. Questa preoccupante tendenza è stata messa in luce dagli esperti di Kaspersky in occasione della Giornata Mondiale dei Bambini. La ricerca ha evidenziato un aumento del 35% nei tentativi di attacco nel primo trimestre del 2024 rispetto allo stesso periodo del 2023, con quasi 1,3 milioni di tentativi rilevati da gennaio a marzo 2024.

Attacchi mirati su dispositivi desktop e mobili

Nel primo trimestre del 2024, sono stati registrati 1.264.866 tentativi di attacco a dispositivi mobili e desktop, un aumento significativo rispetto ai 936.840 del primo trimestre del 2023. Le minacce ai dispositivi desktop rappresentano il 98,7% degli attacchi, mentre quelle ai dispositivi mobili sono solo l’1,3%. I criminali informatici sfruttano in particolare i brand di videogiochi come Minecraft, Roblox e Brawl Stars, oltre a prodotti come Lego e marchi dell’intrattenimento come Disney.

I nuovi software malevoli

Oltre 1,2 milioni di infezioni provengono da downloader distribuiti nel primo trimestre del 2024. Questi software, pur non essendo dannosi di per sé, vengono spesso utilizzati per caricare applicazioni indesiderate sui dispositivi. I trojan, che permettono ai criminali di raccogliere dati sensibili come carte di credito e credenziali di accesso, si sono classificati al secondo posto tra le minacce più comuni, con 27.576 tentativi di installazione, seguiti dagli adware con 27.570 tentativi.

Calano gli utenti unici colpiti

In questo scenario preoccupante, c’è un altro dato da monitorare. Nonostante l’aumento degli attacchi, il numero di utenti unici colpiti è diminuito del 14%, passando da 57.873 nel primo trimestre del 2023 a 49.630 nel 2024. Questo indica che gli stessi bambini continuano a incontrare nuove minacce, scaricando ripetutamente file dannosi da Internet.

I metodi per ingannare i bambini 

I ricercatori di Kaspersky hanno scoperto che i criminali informatici diffondono trojan-SMS sui dispositivi mobili sotto le sembianze di giochi popolari come Brawl Stars. Questi programmi si presentano come cheat per ottenere vantaggi nei giochi, ma una volta installati, richiedono autorizzazioni rischiose e mostrano solo pop-up ingannevoli. Inoltre, alcune applicazioni diventano icone trasparenti senza nome per complicarne l’eliminazione e inviano SMS spam, esaurendo il credito del telefono della vittima.

I criminali informatici sfruttano anche pagine web legittime, violandole per diffondere malware attraverso giocattoli e prodotti per bambini. Questo espone non solo i bambini, ma anche i genitori, a potenziali minacce.

Educazione e prevenzione

Vasily M. Kolesnikov, Malware Analyst di Kaspersky, sottolinea l’importanza dell’educazione alla sicurezza informatica per proteggere i bambini online. I genitori devono aggiornarsi sulle ultime minacce, monitorare le attività online dei figli, comunicare apertamente sui rischi e soprattutto installare applicazioni di sicurezza.

Proteggere i bambini online richiede una combinazione di educazione, strumenti di sicurezza e consapevolezza dei genitori per garantire un’esperienza digitale sicura e positiva.

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Varie attualità

 Intelligenza artificiale: a che punto siamo a livello normativo e finanziario?

L’Intelligenza artificiale è il tema più dibattuto sui media specializzati e non, declinando una narrazione spesso confusa e contraddittoria. Ma a che punto siamo?

Lo spiega un ‘promemoria’ di Mauro Masi per Adnkronos. A livello normativo, 75 Stati nel mondo, circa il 30% dei Paesi sovrani tra cui l’Italia, pari a una popolazione complessiva di oltre il 50% di quella mondiale, hanno varato una qualche forma di normativa o regolamento sull’Intelligenza artificiale. Inoltre, lo scorso 13 marzo il Parlamento Europeo ha adottato l’AI Act, ora in fase di definizione degli atti delegati per l’attuazione nei singoli Stati membri.

Poche settimane prima, l’Unione Africana ha adottato una direttiva volta a ottenere una strategia continentale comune sul tema.
A livello finanziario, nell’ultimo decennio gli investimenti in AI sono aumentati di 13 volte.

L’Italia stanzia un miliardo di euro

Negli USA il 30 ottobre scorso il Presidente Biden ha firmato un ordine esecutivo per “la futura regolamentazione dell’AI negli Stati Uniti”, contenente disposizioni immediatamente operative per enti e Agenzie Federali.

Da noi in Italia, il 23 aprile scorso il Governo ha approvato un articolato disegno di legge, che tra l’altro, stanzia un miliardo di euro per finanziare, attraverso Cdp venture capital, startup che operano nei settori AI, cyber security, quantum computing, TLC e 5G.

In dieci anni sono nate 41.500 nuove imprese dedicate all’AI

Sempre a livello finanziario, gli investimenti globali degli ultimi dieci anni sono serviti a creare oltre 41.500 nuove imprese che si occupano di vari aspetti dell’AI. Di queste, oltre 21.000 sono nate negli Stati Uniti, 5.616 in India, 4.646 nel Regno Unito, 2.576 in Canada, 2.430 in Cina, 1.556 in Israele, 1.509 in Francia.

In termini di capitali di rischio alle imprese che sviluppano sistemi AI (proxi molto significativa del ‘sentiment’ dei vari Paesi verso il tema) sono ancora in testa gli Stati Uniti, con 273 miliardi di dollari. A seguire la Cina (76 miliardi), Israele (18 miliardi), India (17 miliardi), Regno Unito (16 miliardi).

Il caso ChatGPT

Per dare un ulteriore idea delle potenzialità finanziarie già oggi implicite nei sistemi AI, Open AI, l’azienda guidata da Sam Altman (l’uomo che sta all’AI come Steve Jobs stava a Internet) e che ha lanciato il chatbot Chat GPT, è passata da un valore iniziale di poche migliaia di dollari a quello attuale stimato in oltre 90 miliardi di dollari.

Questa crescita vorticosa, accelerata soprattutto nell’ultimo biennio, ha trascinato anche il gigante decaduto Microsoft, principale partner e finanziatore di Open AI, tornato a essere, dopo oltre un decennio, la prima azienda al mondo per capitalizzazione di Borsa.
Quanto vale oggi Microsoft? Oltre 3.000 miliardi di dollari.

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Varie attualità

Mutui: a marzo in ripresa le richieste e più stabile l’importo medio

Nel 2023, secondo il Sistema di Informazioni Creditizie EURISC a fronte di un calo del – 23,8% per i mutui immobiliari le surroghe sono cresciute del 5,5%. Ma dopo anni in cui il comparto dei mutui registrava segnali di prudenza da parte delle famiglie, il primo trimestre 2024 segna un’inversione di tendenza, e registra un +1,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. Nel solo mese di marzo, poi, la domanda di mutui sfiora il +7% (+6,9%), segnale di una situazione di mercato più favorevole.

Considerato l’aumento dei tassi di interesse operato dalla BCE, l’importo medio richiesto rimane pressoché stabile, pari a -0,8% nel I trimestre 2024 e +0,3% nel mese di marzo 2024.
Si registrano quindi anche i primi segnali di stabilizzazione nella crescita dell’importo medio, che si attesta a 144.213 euro. 

Tassi agevolati grazie alla Direttiva europea EPBD

“In questo primo trimestre dell’anno si incominciano a vedere gli effetti della Direttiva europea EPBD, Energy Performance of Building Directive, che come obiettivo ha quello di ridurre progressivamente le emissioni di gas a effetto serra e i consumi energetici nell’edilizia entro il 2030 – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. A tal proposito, gli istituti di credito offrono già tassi agevolati per i nuovi mutui, siano essi richieste di surroga oppure immobili a elevata efficienza energetica. Infine, le previsioni di mercato fissano per giugno 2024 un abbassamento dei tassi, e tale scenario solleverà ulteriormente i mutuatari, riducendo la pressione e contribuendo a stabilizzare la situazione finanziaria”.

Classe d’importo: il 30% sceglie tra 100.000 e 150.000 euro

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel primo trimestre del 2024 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro restano ancora la soluzione preferita dalle famiglie italiane per il 30,1% del totale, un dato sostanzialmente in linea con il corrispondente periodo del 2023. 

A seguire la scelta si direziona sulla classe di importo 150.000-300.000 euro per il 26,8% dei richiedenti.

Domanda sostenuta dai 25-44enni

Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata emerge poi che il 36,5% del totale richiede mutui di 25-30 anni. In generale, oltre 8 richieste su 10 prevedono piani di rimborso superiori a 15 anni, a conferma della propensione delle famiglie a privilegiare soluzioni di pagamento che pesino il meno possibile sul bilancio, e che permettano di assolvere a eventuali spese impreviste.
Anche la domanda per classi di età si mantiene pressoché stabile rispetto allo stesso trimestre del 2023.

Infatti, continua a essere la fascia di età compresa tra i 25-44 anni quella a maggiore incidenza (61,2% del totale), grazie ai piani di rimborso dilazionati e inferiori ai 150.000 euro. A questa segue la fascia 45-54 anni, che rappresenta quasi una richiesta su 4 (23,4%).

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Economia

Export agroalimentare italiano, una splendida annata 

In un contesto globale caratterizzato da incertezze e tensioni geopolitiche, l’export agroalimentare italiano ha registrato un notevole aumento, superando i 62 miliardi di euro. Questo risultato rappresenta una delle performance più brillanti tra i principali esportatori mondiali, con una crescita del 6% che è stata superata solo dalla Germania (+6,2%). Francia, Cina e Stati Uniti hanno invece chiuso l’anno con risultati negativi.

La crescita dell’agroalimentare Made in Italy sui mercati esteri è stata trainata principalmente dalle conserve vegetali (+13%), dai formaggi (+12%), dall’ortofrutta (+9%) e dalle carni preparate (+8%). Al di sotto della media si è registrata la crescita dell’export di pasta (+4%), mentre è diminuito l’export di vino (-1%).

I principali “clienti” sono i paesi dell’UE

Il maggior contributo alla crescita delle esportazioni italiane è giunto dai mercati dell’Unione Europea (+9%), mentre Nord America e Asia hanno registrato incrementi marginali (+0,1% e -1,1% rispettivamente). L’export verso il Centro-Sud America è aumentato in modo significativo (+9%), con il Brasile che si è particolarmente distinto con un aumento del 22%.

Questi sono i principali risultati dello studio condotto da Nomisma e presentato durante l’VIII Forum Agrifood Monitor, organizzato in collaborazione con CRIF per analizzare le opportunità di mercato e supportare le imprese nella loro crescita.

Focus sul Brasile 

Il Brasile è stato il focus principale dell’ottava edizione del Forum. Nel 2023, su un totale di oltre 12 miliardi di euro di importazioni agroalimentari brasiliane, prodotti italiani per un valore di 356 milioni di euro hanno trovato spazio sul mercato brasiliano. L’Italia rappresenta l’ottavo fornitore di questo grande mercato, preceduto dai paesi confinanti e da Portogallo, Stati Uniti e Cina. Negli ultimi cinque anni, gli acquisti di prodotti alimentari dall’Italia sono cresciuti a un tasso medio annuo del 10%, superando la media di mercato del 5,7%.

“Il Brasile è il decimo paese al mondo per valore del PIL e il settimo per numero di abitanti, con prospettive di crescita per i prossimi anni. È quindi fondamentale regolamentare meglio i rapporti commerciali, con l’accordo Ue-Mercosur che potrebbe rappresentare una leva strategica per rafforzare gli scambi con le imprese europee, basandosi su standard produttivi equivalenti dal punto di vista sociale ed ambientale” – ha sottolineato Paolo De Castro, Presidente del Comitato Scientifico di Nomisma.

I primi cinque prodotti esportati in Brasile

I primi cinque prodotti italiani esportati in Brasile sono mele (13% del valore totale dell’export agroalimentare italiano), pasta (12%), vino (10%), prodotti da forno e olio d’oliva (entrambi con il 9% del peso totale). L’Italia domina il mercato brasiliano per pasta e prodotti da forno, mentre si posiziona subito dietro Cile e Portogallo nel settore del vino e dell’olio d’oliva.

“Oltre al potenziale economico, il Brasile offre altre opportunità strategiche per le imprese italiane, grazie alla presenza di una grande comunità italiana residente e al flusso turistico annuale verso l’Italia” – ha dichiarato Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma.

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Varie attualità

Gli italiani e il risparmio: malgrado tutto, un’invincibile abitudine 

Il 76,7% degli italiani risparmia: è un’abitudine che coinvolge tutti i gruppi sociali.
In particolare, risparmia il 77,3% dei residenti al Nord-Ovest, il 77,3% al Nord-Est, il 77,2% al Centro e il 75,7% al Sud e Isole.

Ovviamente, varia l’intensità della creazione di risparmio. Se il 39,3% degli italiani risparmia al massimo il 5% del proprio reddito annuo, il 33,2% risparmia tra il 6% e il 15%, il 17,2% tra il 15% e il 20%, il 10,3% oltre il 20%. 
Emerge da ‘Perché gli italiani investono come investono?’, il rapporto realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito, presentato al Salone del Risparmio di Milano. 

Preoccupazione per gli eventi globali

Ma cosa provano gli italiani pensando al proprio risparmio? Il 38,0% cautela, il 31,6% preoccupazione, il 22,8% senso di sicurezza e il 18,0% ansia..
A essere più preoccupati sono i risparmiatori con bassi redditi (40,7%) rispetto a quelli ad alto reddito (18,9%). È invece condivisa trasversalmente la paura di subire in questa fase perdite in caso di investimento, che coinvolge il 76,7% dei risparmiatori.

C’è anche molta preoccupazione per gli eventi globali, soprattutto per le guerre in corso dall’Ucraina al Medio Oriente (47,6%) e il cambiamento climatico (37,5%).
Le paure globali condizionano anche le decisioni sui soldi. Al 44,2% dei risparmiatori è capitato di modificare decisioni sull’utilizzo dei propri soldi a causa di notizie su eventi globali come le guerre (7,0% spesso, 37,2% qualche volta).

Meglio investire su strumenti finanziari italiani

Gli eventi globali rinforzano anche l’incertezza dei risparmiatori: il 45,7% pensando al futuro prossimo dei risparmi si dichiara incerto, il 34,3% pessimista, il 20,0% ottimista.
Il 69,6% dei risparmiatori di fronte a crisi globali e densa incertezza pensa sia meglio investire su strumenti finanziari italiani.

Ne sono più convinti l’81,9% con la licenza media, il 73,8% dei diplomati e il 60,5% dei laureati. Il 48,6% dei risparmiatori per investire in Italia accetterebbe rendimenti minori, forse perché l’opzione Italia è una risposta psicologica rassicurante di fronte alle nuove paure globali.

La liquidità smette di essere garanzia di sicurezza

Paure globali, rialzo dei tassi e livello del debito pubblico da finanziare potenziano poi l’attrattività dei titoli pubblici. Tra i risparmiatori pronti a investire in strumenti finanziari, il 41,3% vorrebbe farlo in Titoli di Stato, il 37,7% in Fondi comuni di investimento, il 28,3% in Buoni postali di risparmio, il 26,8% in obbligazioni, il 23,9% in polizze assicurative.

Il 45,8% dei risparmiatori in questa fase opterebbe per strumenti finanziari, il 32,4% terrebbe le risorse liquide, il 21,8% investirebbe in immobili. Nel febbraio 2020, in epoca pre-Covid, gli italiani pronti a tenere le risorse liquide erano il 45,0% (-12,6 punti percentuali tra il 2020 e il 2024). Evidente la minore attrattività del contante: il 78,5% dei risparmiatori ritiene che non sia garanzia di sicurezza come in passato.

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Varie attualità

Gli UHNWI, gli ultraricchi del mondo, aumentano del 4,2% nel 2023

Lo conferma il Wealth Report 2024, l’analisi dell’agenzia immobiliare Knight Frank: l’anno passato gli UHNWI, ultra-high net worth individuals (individui con patrimonio netto elevato), a livello globale sono passati da 601.300 a 626.619, crescendo del 4,24%. 

In termini di performance, la Turchia guida la classifica di Knight Frank, con un incremento del 9,7%, seguita da Stati Uniti (+7,9%), India (+6,1%), Corea del Sud (+5,6%) e Svizzera (+5,2%).
Per quanto riguarda le macroaree geografiche, il Nord America è in testa, con un +7,2% di UHNWI, al secondo posto il Medio Oriente (+6.2%), e al terzo l’Africa (+3,8%). L’America Latina è l’unica regione dove la popolazione di individui facoltosi è diminuita (-3,6%).

Cosa sostiene la crescita della ricchezza?

Nel 2023 la ricchezza è stata sostenuta dalla crescita economica globale e dal miglioramento delle sorti dei principali settori di investimento. Hanno condizionato la ripresa un calo dell’inflazione, un’impennata delle azioni grazie all’AI e performance eccezionali dei titoli tecnologici statunitensi.
Anche il valore degli immobili residenziali ha sorpreso in positivo, con una crescita del capitale del 3,1% nei principali mercati mondiali.

Per gli investitori, i rendimenti del settore casa sono stati sostenuti dall’aumento degli affitti di lusso, in media tre volte superiore alla loro tendenza di lungo periodo.
Altri asset che hanno registrato rendimenti positivi nel 2023, oro, salito del 15% e Bitcoin (+155%), che ha annullato le perdite subite nel 2022.

I paperoni si concentrano in Asia

Secondo il Wealth Report, gli individui ‘alto spendenti’ a livello globale dovrebbero aumentare del 28,1% fino al 2028. Anche se si tratta di cifre in positivo, il tasso di espansione è più lento rispetto all’incremento del 44% registrato nel quinquennio 2019-2023.

Il report evidenzia la ‘sovra performance’ dell’Asia, con crescita elevata in India (+50%), Cina continentale (+47%), Malesia (+35%), Indonesia (+34%).
“Al di fuori dell’Asia, l’aumento si concentra in Medio Oriente, Australasia e Nord America, mentre l’Europa è in ritardo e l’Africa e l’America Latina saranno probabilmente le regioni più deboli”, commenta Liam Bailey, responsabile del dipartimento di ricerca Knight Frank.

Quanto denaro occorre per far parte del club?

Il Wealth Report di Knight Frank stila ‘l’1%’: quanto denaro occorre per far parte della cerchia degli individui più ricchi del pianeta.
Per quanto possa sembrare esclusivo, è più facile far parte di questo gruppo ristretto piuttosto che ottenere lo status di ‘ultra high net worth individual’.

Nei mercati globali, infatti, la soglia dell’1% parte da un livello inferiore rispetto ai 30 milioni di dollari necessari per diventare un UHNWI.
Le località europee sono in cima alla lista dell’1%, guidate dal Principato di Monaco, dove 12,9 milioni di dollari costituiscono la soglia per entrare nel club. Seguono Lussemburgo (10,8 milioni) e Svizzera (8,5 milioni).
Gli Stati Uniti si piazzano al quarto posto (5,8 milioni), mentre nell’Asia-Pacifico, Singapore è in testa, con un requisito di 5,2 milioni di dollari.

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Economia

Direttiva Case Green, approvata la Direttiva europea: quali sono obiettivi e tempi?

Il Parlamento Europeo ha recentemente approvato la Direttiva Case Green, un provvedimento ritenuto necessario per contrastare il cambiamento climatico nel settore edilizio. La normativa mira a raggiungere l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050 ed è stata approvata con un sostegno significativo: ha infatti ottenuto 370 voti favorevoli, 199 contrari e 46 astenuti. Non sono ovviamente mancate le proteste da parte di alcuni esponenti politici.

Obiettivi ambizioni, ma fondamentali

La direttiva stabilisce una serie di obiettivi ambiziosi. A partire dal 2028, tutti gli edifici pubblici di nuova costruzione dovranno essere a emissioni zero, con l’obbligo esteso ai nuovi edifici residenziali entro il 2050.

Per gli edifici esistenti, sono stati definiti obiettivi di efficienza energetica: entro il 2030, almeno il 16% degli edifici pubblici meno efficienti dovrà essere migliorato, mentre per gli edifici residenziali esistenti si prevede una riduzione dei consumi del 16% entro lo stesso anno e del 20-22% entro il 2035.

Gli incentivi previsti per l’adeguamento

La direttiva include anche disposizioni riguardanti gli incentivi. I Paesi membri sono tenuti a promuovere la riqualificazione energetica degli edifici attraverso misure fiscali, come esenzioni e detrazioni, e altre forme di sostegno finanziario, come lo sconto in fattura. Tuttavia, si prevede che i nuovi vincoli della direttiva influenzeranno anche i bonus edilizi esistenti, con il possibile impatto sulle politiche di incentivazione già in atto.

Le tempistiche da rispettare

Per quanto riguarda le tempistiche, il testo della direttiva deve ora ricevere l’approvazione finale dal Consiglio europeo prima di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diventare effettivo.

I Paesi membri hanno a disposizione due anni per recepire le norme della direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali, garantendo così una coerente implementazione delle disposizioni.

Una strategia per contrastare il climate change

In sintesi, la Direttiva Case Green rappresenta un importante impegno dell’Unione Europea nella lotta al cambiamento climatico, delineando una chiara strategia per ridurre le emissioni di carbonio nel settore edilizio e migliorare l’efficienza energetica degli edifici.

Questo provvedimento non solo promuove la sostenibilità ambientale, ma anche la creazione di una infrastruttura più moderna e a basso impatto ambientale per le generazioni future.

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Varie attualità

Otto italiani su dieci hanno bisogno di buone notizie

I nostri connazionali hanno bisogno di good news per stare bene, mantenere alto l’umore e trovare la carica per andare avanti. Lo rivela la ricerca demoscopica condotta da AstraRicerche, commissionata da Mulino Bianco, condotta con l’obiettivo di indagare sullo stato d’animo degli italiani.

Lo studio fa emergere che che otto persone su dieci sentono la necessità di ricevere notizie positive per migliorare il proprio umore e percepire il lato positivo della vita quotidiana. 

I media sono percepiti come portatori di notizie negative

Questa esigenza nasce in risposta alla percezione diffusa che i media veicolino principalmente notizie negative: addirittura sette individui su dieci condividono questa opinione. Questo sentiment genera un impatto negativo sullo stato d’animo, spingendo quasi il 40% degli intervistati verso pessimismo e preoccupazione.

La ricerca, intitolata ‘Un mondo più buono’, mira a modificare il punto di vista quotidiano degli italiani, ricordando loro che esistono aspetti positivi nella famiglia, nell’amore, nell’amicizia e nei piccoli gesti quotidiani. 

La cronaca nera fa male all’umore

Tra le notizie che influenzano maggiormente l’umore degli italiani, spiccano quelle di cronaca nera (43%), mentre le storie di altruismo, generosità e bontà rappresentano solo il 19,2% delle notizie. Le news riguardanti l’attualità internazionale (14,6%) e nazionale (12,3%) hanno un impatto minore. Nonostante il contesto percepito come difficile, la maggioranza degli intervistati mantiene sentimenti positivi, come la curiosità (58,1%), l’interesse (52,9%), l’entusiasmo e l’eccitazione (37,7%).

Migliore situazione economica e fine delle guerre le notizie più apprezzate

La ricerca evidenzia che oltre il 60% degli italiani riconosce un’immediata conseguenza positiva sull’umore quando i media diffondono notizie positive. Riguardo alle aspettative per il 2024, le buone notizie più desiderate includono una maggiore disponibilità economica (22,4%) e un miglior stato di salute personale e/o dei propri cari (17,9%). A livello globale, più del 40% degli italiani cita il desiderio di vedere la fine delle guerre.

Ci si informa soprattutto la mattina

Il momento preferito per informarsi risulta essere la mattina, scelto da oltre il 40% degli intervistati. Per quanto riguarda le fonti di notizie positive, i canali digitali primeggiano, con Internet (siti web, siti di giornali, portali) che rappresenta la principale fonte per il 50% degli italiani, seguito dai social network (41,4%). La televisione, seppur con percentuali più basse, rimane comunque un canale significativo (31,9%).

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Varie attualità

Casa: a Firenze, Milano, Roma affitti più cari. Italia ultima in Europa  

Secondo i dati della banca online N26, l’Italia si classifica all’ultimo posto del ranking europeo relativo al caro-affitti. Più della metà dello stipendio degli italiani è infatti destinato a questa spesa. Da questo punto di vista, Firenze, Milano e Roma son le città più care.

Lo studio ha l’obiettivo di individuare i Paesi europei che offrono una migliore qualità della vita. Tra i vari costi analizzati per definire il ranking dei paesi più vivibili in Europa rivestono particolare importanza quelli relativi all’affitto, soprattutto se analizzati in relazione all’ammontare medio degli stipendi .
“Veniamo da due anni e mezzo nei quali le famiglie italiane si sono sensibilmente impoverite, hanno dovuto attingere ai propri risparmi o fare ricorso al credito per pianificare acquisti particolarmente onerosi o imprevisti -commenta Lucio Poma, Capo Economista di Nomisma -. Una ferita profonda, che avrà bisogno di tempo e stabilità per rimarginarsi”.

Oltre il 52% del salario è destinato all’affitto

La situazione caro-affitti nel nostro paese ha un impatto non indifferente sugli stipendi mensili degli italiani, che risultano tra i più bassi in Europa. Oltre il 52% del salario infatti è destinato all’affitto, percentuale più elevata tra i Paesi europei considerati, tenendo conto della media nazionale del costo degli affitti per un bilocale, che si attesta attorno ai 1.400 euro.
L’analisi più dettagliata delle città italiane vede Firenze come la più costosa, con una media mensile di costi per affitto pari a 1.806 euro e picchi di 2.200 euro per il centro storico.

Segue Milano, con una media di 1.674 euro mensili, ma torna in vetta se si considerano i costi per bilocali in centro storico, con circa 2.838 euro mensili. A Roma, invece, terza in classifica, il costo medio degli affitti per un bilocale è di circa 1.200 euro.

Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito ci precedono in classifica

Se l’Italia è il fanalino di coda di questa classifica di N26, a precederla tra i Paesi europei troviamo la Spagna, con un prezzo medio di affitto mensile pari a 1.377 euro, i Paesi Bassi, con 1.620 euro circa, e il Regno Unito, con 1.460 euro al mese.

In questi Paesi le percentuali di stipendio da destinare all’affitto sono più basse, rispettivamente di 45% per la Spagna e 37% per i Paesi Bassi e il Regno Unito.

In Belgio affittare un bilocale costa circa 800 euro al mese

Al primo posto della classifica troviamo invece il Belgio, dove l’affitto di un bilocale costa circa 800 euro mensili. Qui gli abitanti destinano solo il 18% del proprio stipendio a questa spesa.

A occupare il secondo e il terzo posto ci sono Svizzera e Danimarca, dove per un bilocale che costa rispettivamente 1.733 euro e 1.159 euro si destina in media il 21% del proprio stipendio mensile.

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Suggerimenti e partner

Quando conviene fare un impianto di climatizzazione canalizzata?

Un impianto di climatizzazione canalizzata rappresenta una scelta ben precisa in fatto di design e comfort abitativo, una soluzione in grado di donare aria fresca in maniera uniforme in tutta la casa senza più quella fastidiosa differenza di temperatura quando si passa da una stanza all’altra.

Ma quando conviene davvero optare per questa soluzione?

Per risondere a questa domanda abbiamo deciso di elencare alcuni tra i più importanti fattori da considerare.

Dimensione dell’abitazione

  • Ampie metrature: L’impianto canalizzato si rivela particolarmente vantaggioso in case di grandi dimensioni, magari su più piani o con una distribuzione complessa. In questi casi, la canalizzazione permette di climatizzare ogni ambiente in modo più semplice, evitando anche il classico ingombro di split multipli e relative unità esterne.
  • Spazi commerciali: L’installazione potrebbe risultare particolarmente efficiente in spazi commerciali o uffici, dove è necessario offrire una temperatura più piacevole ai clienti senza rovinare l’estetica del luogo con i classici monosplit sulle pareti.

Esigenze di comfort e design

  • Stile minimal: L’assenza di unità interne a vista rende l’impianto canalizzato ideale per chi desidera un ambiente privo di ingombri e dal design curato.
  • Controllo preciso: La possibilità di regolare la temperatura e la portata d’aria in ogni stanza offre un comfort personalizzato dell’impianto.

Interventi di ristrutturazione

  • Nuova costruzione o ristrutturazione profonda: L’installazione è più semplice e meno invasiva se integrata in fase di progettazione o durante lavori di ristrutturazione. In questa maniera è possibile prevedere per tempo la realizzazione dei controsoffitti che permettono di nascondere le tubature dell’impianto.
  • Edifici esistenti: È possibile anche effetturare l’inserimento di questo tipo di impianto in un contesto abitativo già costruito, considerando che la realizzazione di un controsoffitto non crea particolari disagi in casa.

Costi ed efficienza energetica

  • Investimento iniziale: L’impianto canalizzato ha un costo di installazione generalmente più elevato rispetto ai sistemi a split, sebbene tale differenza di costo sia ammortizzabile in breve tempo.
  • Efficienza energetica: L’utilizzo di moderne tecnologie e la canalizzazione ben progettata possono garantire un’alta efficienza energetica, con conseguenti risparmi sui consumi a lungo termine. Ad esempio è anche possibile regolare in maniera selettiva la temperatura della sola zona giorno o della sola zona notte, così da ottimizzare anche i consumi.

Necessità di controllo a distanza

  • Abitazioni private: In base alle proprie preferenze, può essere utile usufruire di un impianto di aria condizionata canalizzata, così da avere la possibilità di avviare il raffreddamento prima di rientrare a casa, potendo così trovare sin dal primo momento una temperatura piacevole al proprio rientro tra le mura domestiche.
  • Locali commerciali: In determinati spazi commerciali o uffici può essere necessario programmare l’avvio della climatizzazione in anticipo di qualche ora rispetto l’orario di apertura, così da garantire a clienti e dipendenti il massimo del comfort sin dall’inizio della giornata.

Considerazioni finali

Oltre a quanto riportato, è opportuno richiedere un parere, anche tecnico, a ditte specializzate per ottenere un quadro completo dei costi di installazione e manutenzione.

Un sopralluogo da parte di personale qualificato aiuterà a valutare la fattibilità dell’impianto e a individuare la soluzione più idonea alle specifiche esigenze.

Dunque, in aggiunta alle informazioni fornite, si consiglia di consultare un professionista del settore per una valutazione personalizzata e per approfondire gli aspetti tecnici e normativi legati all’installazione di un impianto di climatizzazione canalizzata.

In conclusione possiamo dire che valutare attentamente i fattori sopra elencati è fondamentale per capire se l’impianto di climatizzazione canalizzata rappresenti la scelta migliore per le proprie esigenze.

Tenere in considerazione costi, benefici, caratteristiche dell’abitazione e stile di vita permetterà di prendere una decisione consapevole.