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Varie attualità

RC auto: il vademecum per risparmiare

Se un tempo si rimaneva “fedeli” alla stessa compagnia per decenni, oggi gli italiani hanno capito che è bene verificare l’esistenza anche di altre offerte più adatte alle proprie esigenze.
Secondo Facile.it a dicembre 2025 il premio medio RC auto è salito a 629,24 euro, +1,51% rispetto a 6 mesi fa. Per questo, la piattaforma ha messo a punto un vademecum per scoprire come risparmiare, ma senza inseguire una riduzione di costo a tutti i costi, partendo da massimale, franchigia, esclusioni/rivalsa, le principali voci dell’Rc auto cui prestare attenzione.

È infatti bene sapere che abbassando il massimale o accettando una franchigia più alta potremmo ottenere una riduzione sul premio, ma occhio che il primo non diventi troppo basso e la seconda troppo alta.

Guida esperta o guida esclusiva?

Se tutti coloro che guidano l’auto di proprietà hanno più di 26 anni si può scegliere l’opzione guida esperta, che fa ridurre il premio considerevolmente. Attenzione però, se l’incidente è causato da qualcuno che siede al volante della nostra auto e ha meno di 26 anni, l’assicurazione potrà esercitare il cosiddetto diritto di rivalsa, chiedendo all’assicurato il risarcimento degli importi liquidati.

Se invece siamo gli unici a guidare il veicolo che vogliamo assicurare possiamo scegliere di assicurarlo nella modalità guida esclusiva. Come per la guida esperta, anche in questo caso il premio si riduce, ma l’assicurazione non paga se non siamo noi al volante al momento del sinistro. 

Garanzie accessorie e RC Familiare

Volendo, all’Rc standard possiamo affiancare altre garanzie accessorie, spesso molto utili, altre volte foriere di inutili esborsi.
Ad esempio, se ha senso assicurare contro il furto un veicolo nuovo o comunque con meno di 5 anni lo stesso non vale se il veicolo è con noi da più di un lustro.
In caso di furto, infatti, quello che viene restituito è il valore di listino del veicolo in quel momento in base all’anno della sua prima immatricolazione.

Considerare poi che la Legge Bersani permette di assicurare un nuovo veicolo usufruendo della migliore Classe di Merito (CU) (Bonus/Malus) di un familiare convivente consentendo risparmi significativi, specialmente per neopatentati, partendo da una classe più vantaggiosa anziché dalla 14.

A subire frodi sono le compagnie di assicurazioni 

Spesso le assicurazioni si vedono recapitare fatture e preventivi stratosferici per riparazioni mai fatte o legate a sinistri mai avvenuti.
Per questo, molte riservano prezzi speciali ai clienti che accettano di sottoscrivere una polizza che leghi la riparazione del veicolo a specifiche carrozzerie/officine autorizzate. In caso di sinistro, non si riceverà denaro sul conto, ma l’auto sarà riparata senza alcuna spesa.

Capita però che alcune compagnie facciano promozioni per attirare specifici profili o bilanciare periodi meno attivi.: verificare i premi 30/45 giorni prima della data di rinnovo della polizza consente di ottenere ottimi preventivi, una volta salvati verranno riconosciuti validi anche se la polizza verrà sottoscritta in un momento diverso.

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Economia

Prezzi al consumo: i dati ISTAT provvisori per dicembre 2025

Nel 2025 l’inflazione di fondo in Italia si ferma a +1,9%, ma a dicembre 2025, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione sale a +1,2%, tornando al livello di ottobre.

Sull’andamento dell’inflazione nella media annua pesa la dinamica dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+16,2% da -0,2% del 2024) e quella dei Beni alimentari non lavorati (+3,4% da +2,3%).
Nella media del 2025, i prezzi al consumo risultano cresciuti rispetto all’anno precedente, e in accelerazione in confronto al dato registrato nel 2024.

Indice NIC: +0,2% su base mensile e +1,2% su base annua

Sempre secondo le stime preliminari, nel mese di dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento del +0,2% su base mensile e del +1,2% su base annua (dal +1,1% del mese precedente).

In media, nel 2025, i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,5% (+1,0% nel 2024). L’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (inflazione di fondo) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo rispettivamente dell’1,9% (+2,0% nell’anno precedente) e del 2,0% (+2,1% nel 2024).

Accelera “l’inflazione di fondo”

La lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli Alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e lavorati (da +2,1% a +2,6%), in parte attenuata dalla diminuzione di quelli degli Energetici regolamentati (da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%).

Nel mese di dicembre l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +1,7% a +1,8%, come quella al netto dei soli beni energetici, che passa da +1,7% a +1,9%.
Si accentua poi il ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +1,5% a +2,2%) e dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,0% a +2,2%).

Indice IPCA +0,2% congiunturale, +1,2% tendenziale

L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,1% anche per fattori stagionali) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi di altri aggregati, tra cui quello degli Energetici regolamentati (-0,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%).

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione su base mensile pari a +0,2% e del +1,2% su base annua (in accelerazione da +1,1% di novembre). Nella media del 2025, la variazione tendenziale dell’indice armonizzato è pari a +1,7% (+1,1% nel 2024).

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Statistiche

Vacanze di Natale e di Capodanno: per gli italiani due diversi modi di viaggiare

Se la settimana di Natale resta fortemente legata agli spostamenti interni e i ricongiungimenti familiari, sostenuti in larga parte dal trasporto ferroviario, dopo il 27 dicembre cresce la propensione a partire per l’estero, con l’aereo che diventa il principale alleato di chi prolunga le vacanze fino a Capodanno e all’Epifania.

I nuovi dati di Trip.com mostrano come nel corso delle festività natalizie, dal 20 al 10 gennaio, la scelta di trasporto e di destinazione evolvano, segnando due momenti distinti nel modo di viaggiare degli italiani.
Tra il 20 e il 26 dicembre i viaggi nazionali rappresentano infatti poco più del 40% di tutte le prenotazioni effettuate sulla piattaforma. All’interno di questi spostamenti, il treno concentra oltre il 75% dei viaggi interni.

Il treno amplia la geografia dei viaggi

Nel Sud Italia, pur restando prevalente l’outbound, il peso dei viaggi interni è leggermente più elevato, con una ripartizione dell’85% verso l’estero e del 15% all’interno del Paese.

Già durante la settimana di Natale (20–26 dicembre), le principali destinazioni del Sud registrano arrivi esclusivamente domestici, confermando il ruolo del Mezzogiorno come area di rientro familiare durante le festività, più che come punto di partenza per viaggi all’estero.
I dati mostrano, inoltre, come il treno contribuisca ad ampliare la geografia dei viaggi, facilitando l’accesso a città di medie dimensioni e destinazioni meno centrali rispetto ai principali hub aerei.

L’intensità dell’outbound varia da Nord a Sud

Tra il 27 dicembre e il 10 gennaio, i viaggi all’estero rappresentano quasi tre quarti di tutte le prenotazioni. I principali aeroporti italiani continuano a fungere da hub strategici per i viaggi internazionali, evidenziando una elevata connettività durante tutto il periodo.

I viaggi all’estero coinvolgono viaggiatori provenienti da tutte le regioni italiane, ma l’intensità dell’outbound varia in base all’area geografica.
Il 93% delle partenze dei viaggiatori del Nord e del Centro Italia è diretto oltreconfine, contro il 7% dei viaggi nazionali.
Un dato legato alla maggiore disponibilità di aeroporti, collegamenti diretti e frequenze internazionali.

Mete “calde” superano le prenotazioni alberghiere delle località sciistiche

Le mete dal clima caldo compaiono con maggiore frequenza nelle prenotazioni alberghiere post-Natale rispetto alle tradizionali località sciistiche, a testimonianza della preferenza per la possibilità di sfruttare al meglio periodi di vacanza più estesi.

Destinazioni nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente, tra cui Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia, suscitano un interesse particolare in questo periodo, grazie ai climi favorevoli durante l’inverno, alle esperienze culturali e a una pianificazione mediamente più anticipata rispetto ai viaggi concentrati nella settimana di Natale.
Tra le Top mete al sole per l’inverno Bangkok, Phuket, Dubai, Bali, Abu Dhabi, Langkawi, Koh Samui e Hurghada.

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Smartphone: controllarlo troppe volte rallenta il cervello

Controllare troppe volte il cellulare fa male. Un gesto diventato ormai abituale che viene ripetuto decine di volte nel corso della giornata, ma anche un automatismo che rischia di diventare una pericolosa routine. E i più esposti sono i giovani e giovanissimi.

Come evidenzia il Washington Post, in oltre otto anni di ricerca su adolescenti e Millennial, il professor Larry Rosen della California State University di Dominguez Hills, ha osservato che i ragazzi controllavano o sbloccavano i loro smartphone tra le 50 e le 100 volte al giorno, in media ogni 10-20 minuti.
Il Washington Post cita anche un sondaggio condotto da YouGov a maggio: 8 americani su 10 durante la notte tengono il cellulare in camera da letto, spesso a pochi centimetri dal cuscino.

Vuoti di memoria

L’argomento è finito sotto i riflettori dei ricercatori Nottingham Trent University nel Regno Unito e della Keimyung University in Corea del Sud, che si sono soffermati sulle conseguenze di un accesso continuo, o quasi, allo smartphone. Controllare in continuazione il telefono, secondo i ricercatori, può determinare l’inizio della compromissione delle capacità cognitive.

Ma qual è la linea rossa? Esiste un limite? A quanto pare, sì.
Controllare il telefono circa 110 volte al giorno può segnalare un utilizzo ad alto rischio o problematico. A questo risultato, si aggiunge quello a cui è arrivata la Singapore Management University, che ha evidenziato come le frequenti interruzioni di attività per controllare i dispositivi portino a maggiori vuoti di attenzione e memoria.

La sottile linea rossa

A differenza del tempo totale trascorso davanti allo schermo, la frequenza con cui si controlla lo smartphone è un indicatore molto più forte di deficit cognitivi quotidiani. In sintesi, sbloccare continuamente il telefono costringe il cervello a passare rapidamente da un’attività all’altra compromettendo la capacità di concentrarsi su una sola azione.

Secondo la professoressa Gloria Mark, ricercatrice alla University of California at Irvine, in media, durante una riunione di mezz’ora, una persona su 4 controlla il telefono almeno una volta. Dopo ogni interruzione, possono servire anche 25 minuti per ritrovare la piena concentrazione.

Lo stesso meccanismo di “ricompensa” delle dipendenze

“Gli smartphone attivano lo stesso sistema di ‘ricompensa’ di droghe e alcol. I telefoni creano un circolo vizioso compulsivo, controlliamo il cellulare senza pensarci e sperimentiamo l’astinenza quando non controlliamo o non abbiamo accesso al nostro telefono”, spiega Anna Lembke, professoressa di psichiatria e medicina delle dipendenze presso la Stanford University School of Medicine.

A integrare il quadro, riporta Adnkronos, ci sono i dati dei ricercatori tedeschi dell’Università di Heidelberg. Dopo sole 72 ore senza utilizzare lo smartphone, l’attività cerebrale si sviluppa secondo i modelli tipici dell’astinenza da sostanze.
La ricerca suggerisce che brevi pause dall’uso dello smartphone possono aiutare a ridurre le abitudini problematiche. E, magari, anche lasciarlo a casa ogni tanto.

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Il rito dell’albero di Natale: in Italia è una tradizione che non passa mai di moda

In Italia, l’arrivo del Natale ha un momento preciso in cui inizia davvero: quando si accende l’albero. Non è solo una decorazione, ma un rito che si ripete anno dopo anno e che, a quanto pare, mette d’accordo quasi tutti.

Secondo un’indagine di AstraRicerche realizzata per il Magico Paese di Natale – la manifestazione diffusa tra Langhe, Roero e Monferrato – ben il 92% degli italiani allestisce un albero in casa. E la stragrande maggioranza lo considera irrinunciabile: quattro su cinque non immaginano le feste senza quel simbolo luminoso in salotto.

Dal giorno dell’Immacolata ai super-organizzati che iniziano a novembre

Se per molti la data canonica resta l’8 dicembre, quando il 74% delle famiglie dà ufficialmente il via agli addobbi, c’è chi non resiste alla tentazione di anticipare l’atmosfera natalizia.

Il 14% accoglie l’albero già a novembre, e qualcuno addirittura alla fine di ottobre, come se avesse bisogno di allungare un po’ la magia delle feste. Solo una piccola parte, il 6%, aspetta gli ultimi giorni prima della Vigilia.

L’albero batte persino il pranzo di Natale

Dallo studio emerge una certezza sorprendente: preparare l’albero è un gesto ancora più radicato del tradizionale pranzo natalizio.

L’85,5% lo considera la tradizione per eccellenza, ereditata soprattutto dai genitori, e più marginalmente dai nonni. In ordine di importanza viene prima persino della cena della Vigilia e del Presepe, pur amatissimo soprattutto al Sud.

Decorazioni classiche o moderne?

La maggior parte degli italiani resta fedele ai colori tradizionali: rosso, oro, palline e ghirlande dall’aria classica. Una scelta condivisa dal 61% degli intervistati. Le nuove generazioni, invece, si lasciano tentare un po’ di più dai colori vivaci, dalle decorazioni glitterate o dallo stile vintage.

E le decorazioni, si sa, non si buttano: l’82% le conserva con cura per l’anno successivo. Anche la spesa resta contenuta: metà degli italiani non supera i 50 euro.

L’albero fa rivivere emozioni positive

Oltre i numeri, però, c’è un aspetto che colpisce: per il 69% degli intervistati, addobbare l’albero è un momento che unisce la famiglia. Un gesto che fa riaffiorare ricordi e storie di infanzia, capace di accendere emozioni positive nel 77% degli italiani. Certo, qualcuno lo vive con un filo di stress, ma è una minoranza.

Nei mercatini e nelle case, il simbolo che scalda l’inverno

Anche nei mercatini di Natale l’albero resta il protagonista: l’87% lo riconosce come elemento centrale, più di Babbo Natale e delle attrazioni per i bambini.

Per molti, infine, l’albero è più di un ornamento: trasforma la casa, tiene compagnia, porta buonumore. È un piccolo faro domestico a cui affidare ricordi, tradizioni e, perché no, qualche speranza per il nuovo anno.

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Economia

Economia: rallenta quella globale, PIL italiano stazionario

Secondo quanto rileva l’ISTAT, nel terzo trimestre dell’anno l’economia globale mostra un moderato rallentamento e il commercio internazionale registra un andamento volatile, anche per il persistere di un elevato grado di instabilità delle politiche commerciali.

Quanto alla dinamica congiunturale del Pil, a livello globale segna una modesta accelerazione in Cina e nell’area euro, mentre in Italia risulta stazionario.
Negli Stati Uniti le attese di una moderazione del ritmo di crescita dell’attività economica e dell’inflazione a ottobre hanno favorito il taglio dei tassi di interesse.

Export in crescita del +1,2%, import in lieve calo

Sempre nel terzo trimestre 2025 il Pil italiano, secondo le stima preliminari, rimane stazionario rispetto ai tre mesi precedenti, registrando un risultato analogo a quello tedesco, ma inferiore a quello della media dell’area euro, della Francia e della Spagna.

Nei mesi estivi, la dinamica congiunturale delle esportazioni dall’Italia, nonostante una contrazione ad agosto, risulta nel complesso positiva, segnando un +1,2% nel periodo tra giugno-agosto rispetto ai tre mesi precedenti. Al contrario, le importazioni nello stesso periodo hanno evidenziato un lieve calo (-0,3%).

A settembre cresce l’occupazione

A settembre l’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana aumenta del 2,8% rispetto ad agosto, compensando la forte flessione del mese precedente (-2,7%). Nella media del terzo trimestre, tuttavia, l’indice mostra una diminuzione su base congiunturale (-0,5%).

A settembre aumenta poi l’occupazione. La crescita coinvolge le sole donne e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni. Per posizione professionale gli occupati sono saliti tra i dipendenti permanenti, diminuiti tra quelli a termine e sono risultati sostanzialmente stabili tra gli autonomi.

Prezzi in aumento, ma meno dell’area euro

A ottobre, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia, in base alle stime preliminari, un aumento tendenziale (+1,3%), inferiore alla media dell’area euro (+2,1%) e in deciso rallentamento rispetto ai mesi precedenti.
In particolare, da ottobre 2021 a ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%, un incremento superiore di quasi 8 punti percentuali rispetto a quanto evidenziato nello stesso periodo dall’indice generale dei prezzi al consumo (+17,3%).

Alla forte crescita negli anni 2022-2023 ha contribuito lo shock sui listini dell’energia, che ha colpito in misura rilevante il settore degli alimentari non lavorati, sia in modo diretto, dato il rilevante peso degli input energetici, sia in modo indiretto, alimentando l’incremento del prezzo di importanti prodotti intermedi, come i fertilizzanti.
Ma negli ultimi due anni, la dinamica di crescita è stata più contenuta e, in parte, sostenuta dal recupero dei margini di profitto delle imprese del settore agricolo.

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Economia

Mutui: più difficili se l’immobile è in zone a rischio climatico

Comprare una casa con basse prestazioni energetiche o in zone a rischio ambientale piò rendere più complicato ottenere un mutuo a condizioni vantaggiose. Facile.it ha analizzato il quinto bollettino economico del 2025 della Banca Centrale Europea e ha scoperto che, di contro, un immobile in classe energetica superiore consente di accedere a un mutuo green, quindi di risparmiare rispetto a un mutuo tradizionale.

Dall’analisi della BCE sull’impatto del cambiamento climatico sui mutui emerge come negli ultimi dodici mesi i criteri di concessione sono stati allentati per gli edifici con elevate prestazioni energetiche e irrigiditi per quelli a basse prestazioni.
In sostanza, oltre al calo generalizzato dei tassi sui mutui in conseguenza dei tagli della Banca Centrale, chi acquista case di classe elevata tende a ottenere prestiti più leggeri.

Quanto contano le prestazioni?

Le banche segnalano infatti che l’impatto del cambiamento climatico sulla domanda di mutui è positivo per gli edifici con prestazioni energetiche medie ed elevate, mentre è negativo per quelli con prestazioni basse.

Gli investimenti per migliorare le prestazioni energetiche sono stati il fattore chiave per la domanda di prestiti legati al clima, sostenuta da tassi di interesse favorevoli per i finanziamenti volti ad aumentare la sostenibilità, mentre l’incertezza sulla normativa futura sul clima viene indicata come elemento frenante per la domanda di prestiti.

Il rischio fisico

C’è poi un altro elemento, che ha a che fare con le zone più esposte ai fenomeni meteorologici estremi. Il cambiamento climatico, infatti, determina un “rischio fisico” maggiore, con il conseguente inasprimento netto delle condizioni di finanziamento. La possibilità concreta che l’immobile possa subire danni, e incidere sul futuro pagamento del prestito, fa sì che i tassi aumentino.

Chi invece vuole accendere un mutuo per acquistare un immobile dalle prestazioni energetiche elevate (classe A o B), può ricorrere ai mutui green che garantiscono condizioni economiche vantaggiose e tassi di interesse più bassi.
Secondo Facile.it, per un mutuo medio standard oggi le migliori offerte online a tasso fisso partono da un Tan al 2,75%, corrispondente a una rata di 581 euro, mentre quelle a tasso variabile partono da un Tan al 2,19% e una rata pari a 546 euro.

BCE, nessun taglio a ottobre

Quanto alle abitazioni con classe energetica C-G la migliore offerta fissa prevede un Tan al 2,98% (596 euro), mentre quella variabile parte da un Tan del 2,29% (552 euro). Scegliendo un mutuo a tasso fisso green si possono quindi risparmiare fino a 4.500 euro in 25 anni rispetto a un mutuo tradizionale.

Giovedì 30 ottobre la BCE  ha deciso di non intervenire sui tassi. Questo significa che la rata di un finanziamento variabile standard resterà ferma sui valori attuali, vale a dire intorno a 615 euro.
Anche guardando ai prossimi mesi la situazione sembra stabile. Analizzando i Futures sugli Euribor da qui a fine anno e per tutto il 2026 gli indici, al netto di qualche lieve oscillazione, dovrebbero rimanere sui livelli attuali.

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Statistiche

Lavoro: manager sotto pressione, GenZ intollerante allo stress

Oggi le organizzazioni hanno la responsabilità e la necessità di investire su benessere e leadership consapevole. La qualità delle relazioni e la cultura organizzativa hanno infatti un impatto diretto sul benessere delle persone. Quando i manager sono sotto pressione, engagement, motivazione e benessere psicologico del team ne risentono.

Il 49% dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia sperimenta elevati livelli di stress lavoro-correlato. La situazione è ancora più critica tra i dirigenti (58%).
Al contrario, chi si è appena affacciato al mondo del lavoro,pone il benessere al centro delle scelte professionali e cerca aziende capaci di offrire condizioni sane e significative. Insomma, la GenZ porta una nuova visione in azienda.
Lo rivela la ricerca condotta all’interno dell’Osservatorio Mindworke.

Burnout, diagnosi per 1 lavoratore su 5

Il fenomeno del burnout si manifesta soprattutto nella sensazione di sfinimento, diffusa nel 40% del campione, e interessa complessivamente oltre 7 lavoratori su 10. Ma quando si presenta porta a una diagnosi per 1 su 5.
I fattori scatenanti più citati sono il sovraccarico di lavoro, e nel caso dei dirigenti, il senso di impotenza legato alla responsabilità del ruolo.

I giovani rappresentano la categoria di lavoratori che necessita di più tempo per recuperare, con una media di 7,6 giorni di assenza dal lavoro contro 6,2 degli impiegati e 7,0 dei dirigenti.
Al contempo, la GenZ registra un livello di benessere elevato nel 36% dei casi (white collar 26%), ed è anche la generazione più propensa a fermarsi in caso di disagio.

Leadership in difficoltà sull’ascolto

Quasi la metà dei giovani (46%) dichiara assenze per malessere emotivo e oltre 6 su 10 (61%) ha lasciato un impiego per tutelare la propria salute psicologica.

Quanto all’autopercezione dei dirigenti e la valutazione dei loro team emerge un distacco significativo. Se l’84% dei manager si considera in grado di promuovere un clima di fiducia e ascolto solo il 42% dei collaboratori riconosce questa qualità. E mentre l’81% dei leader ritiene di saper riconoscere i segnali di malessere nel team, la percezione dei collaboratori scende al 40%. Un divario che spiega la difficoltà dei manager a mantenere alti coinvolgimento e motivazione.

La sfida della cultura organizzativa inclusiva

Le sfide principali indicate dai manager sono riuscire a mantenere alta la motivazione delle persone (33%), la gestione dei conflitti (15%), e il mantenimento della coesione di gruppo (15%). Il tema dell’equità e dell’inclusione completa il quadro.

Il 49% degli impiegati percepisce la propria azienda come attenta alle pari opportunità, con punte del 69% tra i dirigenti. Tuttavia, solo il 30% si sente libero di parlare apertamente del proprio disagio psicologico.
Nonostante ciò, l’impegno dell’azienda nella promozione del benessere psicologico ha un impatto determinante sia sulla retention (59% del campione) sia su motivazione ed engagement (62%).

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Bollette: l’impatto dello switch in 24 ore su consumatori e aziende

Dal prossimo anno il settore energetico recepirà una novità che potrebbe rivoluzionare le abitudini di consumo e le dinamiche competitive del mercato: entro la fine del 2026 infatti il cambio fornitore luce e gas dovrà avvenire in 24 ore.

Sebbene sia difficile prevedere l’impatto sulle bollette, Facile.it ha formulato alcune ipotesi in base a quanto è accaduto nel mercato della telefonia mobile nel 2012 a seguito dell’introduzione dello switch in 24 ore, quando il prezzo per le chiamate è crollato del 35% in dodici mesi.
“Il mercato dell’energia ha caratteristiche completamente diverse da quello della telefonia e l’impatto sulle bollette sarà sicuramente inferiore – spiegano gli esperti di Facile.it -. Nella migliore delle ipotesi potrebbe attestarsi a una riduzione delle bollette compresa tra il 10% e il 15%”.

Fornitori chiamati a rivedere sistemi informativi e processi di gestione

Se così fosse, si tratterebbe di un beneficio comunque non trascurabile, e quantificabile in un risparmio che per una famiglia tipo potrebbe arrivare fino a 230 euro l’anno tra bollette luce e gas.

“Di contro – continuano gli esperti -, non bisogna sottovalutare la portata di questa novità che, paradossalmente, potrebbe portare a un aumento dei costi a carico delle società di vendita, e di conseguenza, a un incremento delle tariffe”.
Le aziende energetiche saranno chiamate a rivedere radicalmente i propri sistemi informativi, flussi e processi di gestione per adeguarsi alle nuove tempistiche.

Rischio aumento del “turismo energetico”

Le operazioni connesse al cambio operatore sono numerose e non banali (ad esempio, la verifica del cliente, del suo merito creditizio, la presenza di bollette arretrate e insoluti ecc.) e il processo che oggi viene gestito mediamente in 45 giorni, dal 2026 dovrà essere compresso in poche ore, senza però incidere sulla qualità delle verifiche. Questo, anche per contenere fenomeni come quello del turismo energetico e delle frodi ai danni delle compagnie, che con la nuova norma, potrebbero essere agevolati.

Senza considerare che, con le nuove regole il tasso di cambio fornitore aumenterà, un fenomeno avvenuto, ad esempio, nel mercato della telefonia mobile quando, a seguito dell’introduzione dello switch rapido, si passò dal 14% al 35% in soli due anni.

Maggiore mobilità e competizione uguale aumento dei prezzi?

Dal punto di vista delle aziende, questo nuovo scenario potrebbe quindi essere accompagnato da una significativa riduzione dei ricavi. Si stima che fino a 7 miliardi di euro di fatturato potrebbero spostarsi tra operatori, o essere messi a rischio a causa della maggiore mobilità e competizione indotta dallo switch rapido (fonte: EconomyMagazine).

Rimane da capire come si potranno muovere i fornitori per non perdere quote di mercato, evitando il rischio che la perdita di competitività si traduca in un aumento dei prezzi.

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I complimenti? Una “medicina” per l’umore e la salute mentale

Un complimento al giorno leva il medico di torno? Forse sì, un po’ come la mela decantata da tanti proverbi. Anche se potrebbe sembrare una piccola cosa, secondo la scienza un complimento ha un potere dirompente: migliora l’umore, rafforza i legami sociali e persino la salute mentale.

Eppure, oggi i complimenti sembrano meno presenti rispetto al passato, come se la spontaneità di dire qualcosa di gentile si fosse persa nella frenesia della vita digitale.

Lo studio che svela il potere delle parole positive

Una recente ricerca condotta alla Cornell University e pubblicata sul Personality and Social Psychology Bulletin ha messo in luce un aspetto davvero curioso: chi riceve un complimento si sente molto meglio di quanto immaginino coloro che lo fanno.

In uno degli esperimenti, è stato chiesto a un gruppo di studenti di rivolgere un complimento a un estraneo incontrato nel campus. I risultati hanno mostrato che i destinatari provavano una gioia maggiore rispetto alle aspettative di chi aveva fatto il gesto. In pratica, anche un semplice “Mi piace la tua maglietta” può cambiare la giornata a qualcuno.

Le paure che ci frenano

Se i complimenti hanno effetti così positivi, perché li facciamo così poco? Lo stesso studio ha cercato di rispondere alla domanda. Molte persone temono che il proprio commento possa sembrare fuori luogo o imbarazzante. Chi si prepara a fare un complimento tende a immaginare che il destinatario si sentirà a disagio, un timore che spesso blocca sul nascere la spontaneità.

In realtà, gli osservatori esterni hanno notato che i complimenti venivano accolti quasi sempre con gratitudine e sorpresa positiva.

Un doppio beneficio

I complimenti non fanno bene solo a chi li riceve. Anche chi li rivolge sperimenta un miglioramento dell’umore e una sensazione di soddisfazione personale.

Questo meccanismo favorisce un circolo virtuoso: più si fanno complimenti, più si ha voglia di continuare a farne. È una dinamica che conferma quanto già sappiamo dall’esperienza comune: quando rendiamo felice qualcun altro, ci sentiamo meglio anche noi.

Un’abitudine da coltivare

Non servono tanti discorsi né tantomeno “costruire” dediche elaborate. Basta davvero pochissimo: è sufficiente una parola gentile su un dettaglio, come il look di un collega, l’impegno di un amico o il sorriso di uno sconosciuto. “Funzionano” anche i complimenti semplici o un po’ impacciati, perché la sincerità conta più della forma. In un’epoca segnata da separazioni digitali e rapporti spesso frettolosi, i gesti di gentilezza diventano ancora più preziosi.

Come ricorda Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, un complimento può davvero rallegrare non solo la giornata di chi lo riceve, ma anche di chi lo fa.