Oggi il lavoro da remoto è diventato una componente strutturale della società, ridefinendo le relazioni tra lavoro e vita privata, spazi fisici e digitali, periodi di attività e di riposo, e riducendo parallelamente tempi e costi degli spostamenti.
Nonostante le nuove modalità di organizzazione del lavoro emerse con l’emergenza Covid-19 abbiano avuto un forte slancio durante il lockdown per poi cristallizzarsi nel corso del tempo, in Italia la percentuale di occupati che utilizzano lo smart working resta comunque inferiore a quella della maggior parte dei Paesi europei.
Secondo una statistica diffusa da Eurostat, l’Italia, con il 5,9%, di occupati che nel 2023 hanno svolto almeno la metà dei giorni lavorativi in smart working, è al di sotto della media Ue (9,1%).
In testa alla graduatoria, Finlandia (22,2%), Irlanda (21,8%), Svezia e Belgio (15,3% e 14,6%). Sopra la media Ue anche Germania e Francia (oltre 10%).
Nel 2023 quasi 3,4 milioni hanno lavorato da casa
Secondo il Censimento permanente del 2023, poco meno di 3,4 milioni di occupati (13,8% del totale) hanno sperimentato una qualche forma di lavoro da remoto nelle quattro settimane precedenti la data della rilevazione (1° ottobre 2023).
Circa 1.436mila lavoratori (5,9%) hanno svolto la propria attività da casa almeno la metà dei giorni lavorativi, mentre 1.933mila (7,9%) hanno adottato tale modalità in misura più limitata.
Nel 2021 hanno lavorato anche solo alcuni giorni da casa 3.577.984 persone, il 15,1% del totale degli occupati (23.632.617), un risultato difficilmente ipotizzabile prima dell’emergenza sanitaria.
Nord e Sud disallineati
Nel 2018-2019, in base ai dati dell’Indagine Istat sulle Forze di Lavoro, la quota di smart worker e telelavoristi era appena del 4,8%. Nel 2022 e nel 2023 si assiste ad una sorta di stabilizzazione del fenomeno, e in entrambe le edizioni del Censimento permanente gli occupati da remoto si attestavano al 13,8%.
L’adozione dello smart working in Italia evidenzia però marcate differenze tra le aree del Paese. Città metropolitane (Milano, Roma, Bologna e Torino) e regioni del Centro-Nord mostrano livelli più elevati di diffusione.
Al contrario, nel Mezzogiorno, con alcune eccezioni, il lavoro da casa risulta meno frequente, riflettendo anche le caratteristiche della struttura produttiva del territorio.
In Lazio, Lombardia, Piemonte in testa per smartworkers
Nel 2023, nel Nord-Est, gli occupati che hanno lavorato a distanza almeno un giorno nelle quattro settimane precedenti la data di riferimento della rilevazione erano il 17,1%, l’1% in più di quelli residenti nel Centro.
Nella ripartizione Nord-occidentale la quota scende fino all’11,9% assestandosi al 10,2% nelle regioni del Sud (media nazionale 13,8%) e scendendo al 9,7% nelle due Isole maggiori.
A livello regionale, il Lazio guida la classifica (21,5%), seguito da Lombardia (18,6%), Piemonte (14,5%), Liguria (14%).
In tutte le regioni meridionali il lavoro da casa interessa meno del 10% degli occupati e in Valle d’Aosta e Basilicata si ferma all’8,8%.



