Lo dimostra la ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano: con 99 di 176 tra milestone e target già realizzati a fine 2024 l’Italia è tra i Paesi europei più avanti nella realizzazione della trasformazione digitale prevista nel PNRR, avendo completato il 56% di quanto concordato con la Commissione Europea.
Ma entro giugno 2026 dovremo implementare ancora 53 tra milestone e target non realizzati, il 30% di quanto concordato.
L’Italia ha previsto di spendere molto più degli altri Paesi europei le risorse del PNRR dedicate al digitale. Il PNRR italiano dedica al digitale un’intera missione da 41 miliardi, a cui si sommano ulteriori iniziative di digitalizzazione nelle altre 6 missioni, per un totale di 49 miliardi di euro.
Ora è necessario gestire con efficienza le ultime risorse
Secondo gli indicatori della Digital Decade 2030, pur registrando un tasso di ‘crescita digitale’ in linea con quello di altri Paesi europei, siamo 23esimi su 27 Paesi UE. Mentre realizzeremo gli ultimi interventi del PNRR sarà necessario gestire con efficienza le minori risorse a disposizione.
In parte, si potrà attingere agli 800 milioni di euro accantonati dagli enti locali, che hanno realizzato i progetti del PNRR grazie ai voucher di PA digitale 2026. Inoltre, ci sono i fondi strutturali in capo alle Regioni (circa 2 miliardi).
È importante, quindi, non sottrarre al digitale ulteriori risorse per portare avanti le iniziative avviate grazie al PNRR. Tornare indietro o fermarsi sarebbe deleterio per l’intero Paese.
La sfida riguarda soprattutto la PA
La PA riveste un ruolo di primo piano nell’attuazione del PNRR. Almeno il 60% delle risorse associate al Piano italiano è destinato a PA centrali, locali o imprese pubbliche, e mediamente, il 34% delle risorse dei vari PNRR europei per la trasformazione digitale è dedicato a iniziative di eGovernment.
In questa sfida, la PA dovrà introdurre con efficacia l’AI al proprio interno. Grazie all’AI, infatti, Il 57% del tempo lavorativo dei dipendenti pubblici è potenzialmente automatizzabile senza ridurre l’occupazione, ma creando efficienza e liberando risorse per attività a maggior valore aggiunto.
A oggi, i principali vantaggi delle PA che hanno avviato sperimentazioni con l’AI sono il supporto alle decisioni (45%) e il miglioramento della gestione documentale (41%).
AI: servono sistemi che ne misurino l’impatto
“La PA italiana deve sfruttare appieno le opportunità offerte dall’AI – commenta Giuliano Noci, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Agenda Digitale -. Per riuscirci, è innanzitutto necessario ripensare in chiave digitale i processi di erogazione dei servizi pubblici. Occorre poi investire nella qualificazione delle competenze dei dipendenti affiancandoli con agenti capaci di automatizzare le attività ripetitive e supportare le decisioni complesse, consentendo alle persone di concentrarsi su compiti a maggior valore aggiunto. È inoltre fondamentale – aggiunge Noci – rafforzare il coordinamento tra le PA e tra queste e il settore privato. E bisogna dotarsi di sistemi efficaci di misurazione degli impatti, per garantire che gli interventi contribuiscano a ridurre, e non ad ampliare, le disuguaglianze dei territori”.



