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Statistiche

Casa, per gli italiani è una priorità: 6 su 10 la proteggono con un’assicurazione

Per gli italiani la casa è un bene primario, quasi sempre la proprietà più preziosa (e costosa) che si possiede. Come confermano anche i dati Istat, nel nostro Paese circa l’80% degli abitanti sono proprietari della casa in cui vivono. Non sorprende quindi che i nostri connazionali vogliano proteggerla: lo conferma una recente indagine che rivela che sei italiani su dieci hanno assicurato la propria abitazione o intendono farlo. Come riporta la ricerca di Prima Assicurazioni commissionata a Nielsen: “Il 62,4% ha assicurato la casa o è in cerca della polizza per proteggere la propria abitazione da incidenti, furti ma anche da eventi naturali”. La percentuale sale al 67,4% se si considerano i proprietari di casa, mentre cala al 42,2% guardando ai soli affittuari. Includendo ancora proprietari e affittuari, il 37,6% degli intervistati ha già acquistato una polizza casa, mentre il 24,8% è in cerca del prodotto su misura per le proprie necessità.  

Come si sceglie un’assicurazione casa?

Ma come si sceglie un’assicurazione sulla casa? Il 55% di chi ha questo tipo di copertura l’ha acquistata dal proprio agente assicurativo, mentre il 30% degli assicurati ha scelto la banca e il 15% si è affidato alle assicurazioni on line. Va però sottolineato che il 29,4% di chi ha un prodotto casa ha un mutuo che rende obbligatoria per legge almeno la garanzia incendio e scoppio, quasi sempre erogata dalla banca stessa.

Le garanzie più scelte: gli eventi naturali fanno paura 
Analizzando i rischi che più preoccupano gli italiani in merito all’abitazione, sono gli eventi naturali quelli che spaventano maggiormente. D’altronde, riporta l’indagine, “In un territorio sismico e sempre più soggetto a “bombe d’acqua” per le piogge torrenziali, oltre un italiano su due che assicura la propria casa la protegge da alluvioni, terremoti e altri eventi atmosferici o naturali imprevisti”. Proprio per questa ragione, è ben il 52,3% degli assicurati che ha scelto di tutelarsi da eventuali danni causati da eventi atmosferici e altri eventi naturali imprevisti. Le garanzie più scelte in assoluto sono quella da danni causati da incendio e scoppio, che è però obbligatoria per legge in caso di mutuo, acquistata dall’83,8% di chi ha comprato una assicurazione casa, e la protezione da furti in casa, copertura scelta dal 66,8% di chi ha stipulato un’assicurazione. Ma il desiderio di mettersi al riparo dagli imprevisti si estende anche oltre i muri della casa. Infatti il 63% dei possessori di una polizza casa ha anche acquistato una polizza famiglia o infortuni, dimostrando una tendenza culturale che associa la protezione dell’abitazione a quella del nucleo familiare.

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Economia

Aumentano i Neet, e il mercato del lavoro è congelato

Nel IV trimestre 2020 in Lombardia diminuisce il tasso di occupazione (66,9%) che nell’ultimo anno perde 1,6 punti percentuali, più della media nazionale. A diminuire però è anche il tasso di disoccupazione, che si attesta al 5,3%, mentre nel 2019 era al 6%. Nel 2020 poi si registrano 100 mila cessazioni di contratti a tempo indeterminato in meno rispetto all’anno precedente. Questi i dati del report sul mercato del lavoro in Lombardia nel IV trimestre 2020 di Unioncamere Lombardia. Dati che devono essere letti alla luce delle politiche messe in campo dal governo per la tenuta sociale del Paese e per contrastare la pandemia, e che ci restituiscono l’istantanea di un mercato del lavoro “congelato”. Se il divieto di licenziamento e 1,1 miliardi di ore di cassa integrazione hanno evitato un’emorragia occupazionale, un giovane su 6 è un Neet, ovvero, non studia né lavora.

Negli ultimi mesi del 2020 quasi 90 mila occupati in meno

Gli ultimi mesi del 2020 confermano il calo della base di riferimento per l’occupazione lombarda già evidenziato nel secondo e terzo trimestre: il numero di occupati è inferiore del -2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (pari a quasi 90 mila occupati in meno), con una variazione media per il 2020 del -1,7%. La diminuzione del tasso di occupazione, sceso al 66,9%, è più marcata rispetto alla media nazionale, a dimostrazione dei maggiori effetti negativi che la pandemia ha avuto sul mercato del lavoro lombardo.

Meno disoccupati, ma non è un dato positivo

La disoccupazione in Lombardia ha mostrato un significativo calo rispetto ai livelli del 2019 e al trimestre precedente. Tuttavia, l’andamento anomalo rappresenta una probabile spia della difficoltà di cercare un’occupazione, soprattutto nei periodi di restrizioni alla mobilità e a molte attività economiche, piuttosto che un indicatore di buona salute del mercato del lavoro. Il calo del tasso di attività (70,7%) conferma infatti l’allontanamento dal mercato del lavoro di una consistente quota della popolazione lombarda, quasi 130.000 unità in meno rispetto allo stesso trimestre 2019.

I Neet sono il 17,4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni

Si tratta di una situazione artificiosamente cristallizzata, a cui fa da contraltare la preoccupante crescita dei Neet, che rappresentano il 17,4% dei giovani tra i 15 e i 29 anni, con una penalizzazione dei lavoratori con titoli di studio meno elevati e diminuzione dei contratti a tempo determinato e a tempo parziale.

“Il tasso di occupazione in Lombardia è calato di più rispetto alla media italiana e l’apparente minore disoccupazione nasconde purtroppo una crescente difficoltà nella ricerca di lavoro, con uno scoraggiamento nelle fasce più deboli – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia –. Le conseguenze della pandemia sono state particolarmente pesanti per giovani, lavoratori poco qualificati e contratti a termine/part-time, ed è inoltre diminuita la partecipazione femminile”.

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Economia

Le previsioni sull’andamento del largo consumo per il 2021

La permanenza di una fase acuta del virus sta rallentando la ripresa dell’economia e inasprendo disagio economico e divari sociali. La diffusione del lavoro agile contribuisce a sua volta a mantenere in ambito domestico una parte dei consumi alimentari migrati dai canali extra-domestici. Questo comporta che una fetta non trascurabile di pasti Out of Home resterà in casa, continuando a sostenere gli acquisti alimentari, soprattutto nella prima metà di quest’anno. Prosegue poi l’espansione delle vendite nei discount e degli acquisti dettati dalla ricerca di convenienza. Secondo le previsioni sull’andamento dei mercati del Largo Consumo Confezionato per il 2021 di IRI i prezzi nell’anno in corso resteranno deboli, e si osserverà una ripresa dell’attività promozionale, anche se al di sotto dei livelli pre-Covid.

Vendite a valore, -3,1% e flessione dei volumi -2,6%

La crisi del reddito e l’inasprimento della competitività orizzontale manterranno centrale la gestione del prezzo, sia per quanto riguarda il posizionamento sia per quanto riguarda la leva promozionale. Per questo motivo non ci si aspetta un atteggiamento inflazionistico da parte del mercato (i prezzi medi dovrebbero attestarsi al -0,5%), né una contrazione dell’attività promozionale. Inoltre, il 2021 sarà l’anno delle ‘controcifre’ per il largo consumo, i trend sconteranno il confronto con i periodi di forte discontinuità segnati l’anno scorso. Le previsioni di IRI indicano che le vendite a valore per la chiusura 2021 registreranno un calo del -3,1%, e si prevede una flessione dei volumi del -2,6%.

Da marzo andamento delle vendite entra in terreno negativo

A partire da marzo la domanda di largo consumo dovrà confrontarsi con più periodi di forte rialzo registrati nel 2020. L’andamento delle vendite è previsto entrare in terreno negativo a causa appunto degli inevitabili rimbalzi sulla controcifra. Il rimbalzo negativo è previsto soprattutto per i reparti chimici, per cui ci si attende una contrazione delle vendite a valore a del 4,6%. Meno impattate invece le vendite delle bevande (-2%) e della drogheria alimentare (-2,8%).

Crescita a valore per il canale online + 60% 

Il maggiore calo del retail previsto per il secondo semestre del 2021 è causato sia dalla ripresa dei consumi fuori casa, in coincidenza di una maggiore normalità sociale auspicata dall’esaurirsi dell’epidemia, sia dalle difficoltà di reddito delle famiglie. Questo, a fronte di una ripresa economica che sarà comunque lenta, e che potrebbe manifestarsi con maggiore forza solo a partire dalla seconda metà del 2022. Una nota finale deve sicuramente essere attribuita al canale che maggiormente ha acquisito importanza nel corso del 2020, e che rimarrà un punto di riferimento fondamentale per il consumatore anche in futuro: l’e-commerce. Le previsioni di IRI indicano una crescita a valore per il canale online del 60% per il 2021, che lo porterà a sfiorare la quota del 3% sul totale nella distribuzione fisica e online per le vendite di prodotti confezionati di largo consumo.

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Suggerimenti per mantenere il tuo prato sempre verde

In Estate, così come nel resto dell’anno, è logico che chi ha la fortuna di avere una casa con giardino voglia avere un prato perfetto. Il buon aspetto del manto erboso è essenziale affinché la visione globale dei nostri esterni sia perfetta ed invitante.

Ecco allora di seguito alcuni consigli per mantenere il tuo prato sempre ben folto e verde.

Scegli il tipo di prato giusto

Se prevedi di rinfoltire un’area a prato, sarà utile sapere che ne esistono di diversi tipi. Una buona scelta iniziale determinerà la quantità di cure che dovrai apportare in futuro. L’opzione più conveniente nella progettazione giardini è quella che tiene conto del clima, del tipo di terreno di cui disponi e dell’uso che si intende fare del prato. 

Per le nuove installazioni ci sono due opzioni: partire dalla seminazione, che impiegherà mesi per dare risultati, o ricorrere al prato a zolle che è subito pronto.

Irrigazione

Devi innanzitutto analizzare il terreno prima della semina per verificare se ci sono problemi di drenaggio e studiare quale sistema di irrigazione è il migliore in base alle condizione del luogo. Considera poi che la Primavera e l’Autunno sono le stagioni ideali per la semina poiché le temperature sono più miti. 

Dopo la semina è necessario annaffiare 2 o 3 volte al giorno in modo che il terreno sia sufficientemente inumidito, ma quando l’erba raggiunge i 2 cm di altezza le annaffiature vanno progressivamente ridotte.

Quando tosare il prato?

Un prato senza una manutenzione regolare non durerà a lungo, e per questo deve essere tagliato periodicamente per mantenerlo sano. L’ideale è tagliare a metà lo stelo, tagliando ogni volta in una direzione diversa in modo che la radice non poggi sempre nella stessa direzione.

Manutenzione del prato

Per ottenere una migliore crescita, si consiglia di concimare il giardino ogni quattro-cinque settimane. Come integratore, sia per favorire la crescita che per prevenire i parassiti, è preferibile adoperare concimi organici.

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La solitudine è un veleno per la mente e può causare depressione

Un cervello privato dei contatti umani soffre, e la solitudine è causa di un caso di depressione su cinque. Il contatto umano è letteralmente cibo per il nostro cervello, e un cervello che si trova in una condizione di solitudine e isolamento reagisce esattamente come quando si ha fame, attivando esattamente le stesse aree. La mente soffre quindi come se fosse privata di un sostentamento indispensabile alla vita. In tempo di lockdown, quarantene, e distanziamento sociale gli esperti temono quindi un incremento del numero dei pazienti affetti da depressione. Già oggi, per circa 600mila dei 3 milioni di pazienti l’isolamento potrebbe essere un motivo scatenante o aggravante di ulteriore disagio mentale. Lo dimostrano i dati emersi da uno studio pubblicato su Nature Neuroscience e discusso in occasione del XXII congresso nazionale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia.

Il contenimento del contagio e le conseguenze negative sul benessere mentale

Insomma, la fame di socialità connessa al distanziamento fisico e alle quarantene imposte per il contenimento del contagio da Sars-Cov-2 ha effetti diretti sul funzionamento del cervello e conseguenze negative sul benessere mentale. Di fatto, l’indagine pubblicata su Nature Neuroscience è stata condotta su volontari rimasti a digiuno per dieci ore, o deprivati di qualunque contatto umano, reale o virtuale, per altrettanto tempo. In seguito, riporta Askanews, l’analisi del cervello con risonanza magnetica nucleare funzionale ha dimostrato che in entrambi i casi si è attivata la cosiddetta substantia nigra, una piccola area cerebrale coinvolta nel desiderio di cibo, e quindi anche di socialità.

La solitudine indebolisce anche il sistema immunitario

“La solitudine è letteralmente veleno per la nostra salute: sappiamo infatti che indebolisce il sistema immunitario, favorisce la comparsa di molte malattie, ma soprattutto che compromette il benessere mentale – spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano –. Abbiamo infatti un cervello sociale, che ha bisogno di contatti umani proprio come abbiamo necessità di cibo per vivere. Non si tratta di una metafora: uno studio pubblicato di recente su Nature Neuroscience ha dimostrato che nel cervello di chi è costretto all’isolamento prolungato si accendono le stesse aree che vengono attivate dalla fame di cibo, con effetti particolarmente evidenti in chi prima di ritrovarsi a lungo da solo aveva una vita piena di interazioni sociali soddisfacenti”.

Quando il cervello è a ‘digiuno’ soffre del contatto con l’altro

“Avere interazioni sociali è una necessità umana di base, come nutrirsi: quando è a ‘digiuno’ del contatto con l’altro, il cervello soffre e lo desidera disperatamente – commenta Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all’Università di Udine -. Purtroppo le regole di isolamento e distanziamento sociale imposte per contenere la pandemia di Covid-19 in corso stanno aumentando la solitudine, con effetti marcati proprio nelle fasce d’età che per motivi diversi tendono più spesso ad allontanarsi dal resto del mondo, gli anziani e gli adolescenti”.

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Economia

A novembre l’export cresce del +4%, e su base annua del +1,1%

Nel mese di novembre 2020 l’Istat stima una crescita congiunturale sia per l’export sia per l’import italiano all’estero, anche se più intensa per le esportazioni (+4,0%) rispetto alle importazioni (+3,3%). Secondo l’Istituto l’aumento su base mensile dell’export è dovuto principalmente all’incremento delle vendite verso l’area Ue (+4,8%), e in misura minore verso i mercati extra Ue (+3,2%). Nel trimestre settembre-novembre 2020, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export aumenta del 7,6%, soprattutto grazie al forte incremento delle vendite di beni strumentali e beni intermedi (6%) verso entrambi i principali mercati di sbocco, Ue ed extra Ue. Nello stesso periodo, l’import cresce invece del 6,3%.

Incremento delle vendite verso i mercati extra Ue, +2,0%.

Sempre secondo l’Istat, a novembre 2020 l’export torna a registrare una crescita su base annua del +1,1% rispetto al -8,4% di ottobre, dovuta, in particolare, all’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+2,0%). Più contenuto, invece, l’incremento verso l’area Ue (+0,3%). L’import segna una flessione in marcata attenuazione (-3,2%, era -8,2% a ottobre), sintesi del calo degli acquisti da entrambi i mercati, più ampio dall’area extra Ue (-5,9%) rispetto all’area Ue (-1,3%).

Metalli, auto, alimentari i settori più esportati

Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+15,3%), autoveicoli (+26,9%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+5,7%), sostanze e prodotti chimici (+6,2%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+2,1%) e apparecchi elettrici (+6,5%). In calo su base annua prodotti petroliferi raffinati (-51,6%), articoli di abbigliamento, anche in pelle e pelliccia (-17,9%) e articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (-12,3%). Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura più ampia all’incremento dell’export sono Germania (+8,6%), Cina (+34,9%), Svizzera (+12,8%), Stati Uniti (+4,7%) e Regno Unito (+7,5%). In diminuzione si segnalano le vendite verso paesi OPEC (-20,9%), Francia (-2,6%) e Giappone (-13,3%).

Un saldo commerciale stimato a 1.568 milioni di euro

Nei primi undici mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export (-10,8%) è dovuta in particolare alla contrazione delle vendite di macchinari e apparecchi n.c.a. (-13,8%), prodotti petroliferi raffinati (-42,7%), e articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (-21,5%). A novembre 2020 si stima che il saldo commerciale aumenti di 1.568 milioni di euro (da +5.198 milioni a novembre 2019 a +6.766 milioni a novembre 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +8.401 milioni di euro (era +7.850 milioni a novembre 2019). Nel mese di novembre 2020, inoltre, i prezzi all’importazione aumentano dello 0,3% su base mensile, e diminuiscono del 5,2% su base annua (erano al -5,0% a ottobre).

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Lo specchio giusto per la tua camera da letto

Esistono sul mercato diversi  stili di specchi per camera da letto che si abbinano perfettamente allo stile degli arredi presenti. Dagli specchi moderni con elementi tecnologici, agli specchi dal design classico o allo stile vintage-retrò.

In questo articolo troverai delle idee per individuare lo specchio perfetto per la tua camera da letto e un gran numero di suggerimenti per decorare la tua camera da letto al meglio.

Vogliamo aiutarti nella scelta in modo che non solo tu abbia uno specchio che aggiunge valore all’ambiente, ma che sia anche utile per te. Ecco perché abbiamo messo appunto alcuni suggerimenti e consigli che puoi trovare di seguito.

Misura bene gli spazi

Misurare con precisione le dimensioni della tua camera da letto è il primo passo da compiere. Con l’aiuto di un metro, crea semplice una piantina partendo dai muri principali. Successivamente aggiungi dettagli, come finestre e porte, oltre ad inserire letto, mobili e armadio. Una volta fatto questo primo passaggio, segui i consigli che troverai di seguito.

Come decorare con uno specchio una grande camera da letto

Nelle camere da letto grandi è possibile scegliere uno o più specchi decorativi: se hai una parete di oltre 2 metri libera, è meglio posizionare uno specchio rettangolare grande. A seconda dello stile che hai scelto per la tua camera da letto, acquista quello più adatto. Suggerimento: uno specchio da pavimento posizionato orizzontalmente può essere una soluzione che fa al caso tuo.

Come decorare una grande camera da letto con più specchi

Una delle alternative che incuriosisce molto gli utenti è il posizionare diversi specchi su una singola parete. Questa alternativa darà grande luce, calore e splendore alla tua stanza da letto, generando così una sensazione molto piacevole e accogliente. Anche in questo caso molto dipenderà dallo stile che hai scelto e dalle opportunità che l’ambiente offre.

Altre idee per decorare piccole camere da letto con specchi decorativi

Anche gli specchi di design sono un’ottima alternativa in grado di offrire molti vantaggi, in quanto soddisfano due necessità importanti: essi decorano e creano un ambiente accogliente e caldo , assolutamente necessario anche infondere quiete e rilassatezza a tutta la camera. Considera dunque che decorare la camera da letto con gli specchi è una buona pratica e un ottimo investimento. Suggerimento finale: una bella lampada di design è il complemento ideale per accompagnare il tuo specchio decorativo.

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Il packaging del futuro? Non più solo una scatola

Non più solo una scatola, ma un vettore di informazioni ed emozioni. Questo è il futuro del packaging secondo l’Osservatorio Out-of-the-box, realizzato per Ghelfi Ondulati da Nomisma e Glaxi.

“Nessuno può immaginare che le persone ripongano nella scatola un’aspettativa che esce dalla logica funzionale del mero contenitore per entrare in una di tipo narrativo, che il brand, piccolo o grande, può mettere in circolazione, come un passepartout – spiega Paolo Iabichino, Creative Director -. La scatola, al di là del design, del materiale, della protezione della merce, diventa quindi uno stargate, un portale attraverso cui ogni marca può innescare un cortocircuito relazionale con le persone”.

Packaging e marketing: la scatola come oggetto di fidelizzazione

Dal packaging al marketing il passo è breve. “Il packaging è sempre stato correlato al marketing – continua Iabichino – ma fino a poco tempo fa era sottovalutata la possibilità di raccontare tutto quello che la scatola è in grado di fare: attraverso essa possiamo, ad esempio, comunicare i dati con un QR code, tracciare la filiera, rassicurare i consumatori sulla provenienza delle merci”.

Il primo aspetto che emerge dalla ricerca, pertanto, è quello di valorizzare il packaging non solo come espressione creativa ma, come approfondimento. Un altro aspetto è quello relazionale: “oggi, soprattutto i giovani, stabiliscono una connessione di tipo emotivo e valoriale con le marche – aggiunge Iabichino -. Il packaging diventa quindi un oggetto di fidelizzazione, un contenitore con il quale ogni marca dialoga con il proprio pubblico”.

Dimmi il tuo packaging, ti dirò chi sei

Il panel permanente di Glaxi ha consentito di identificare i cluster con una profilazione valoriale dei componenti, insieme ai loro gusti, le emozioni e i brand preferiti. Il primo cluster è la Scatola scrigno (26%), il secondo la Scatola involucro (28%), il terzo la Scatola telefono (10%), e il quarto la Scatola piazza (35%). A ciascun cluster corrispondono nove stili di pack preferiti: bold (16,84%), premium (16,46%), ecologico (15,82%), biologico-organic (12,86%), special (9,96%), etico-solidale (9,40%), salutare (8,88%), fun (5,96%), everyday (3,83%).

Il valore dell’imballaggio di domani risiederà nel servizio

Oggi molte confezioni da semplici contenitori sono diventate oggetti pieni di informazioni, nascendo prima del prodotto che contengono ed esaurendo la loro funzione a casa del consumatore. Il valore dell’imballaggio di domani risiederà nel servizio, che in momenti e per interlocutori diversi fornirà informazioni efficaci e personalizzate grazie alla tecnologia, ma soprattutto grazie alla condivisione dei dati.

“Le scatole di domani sono caravelle pronte a farci navigare nei dati della filiera e questa è la chiave per limitare gli sprechi, migliorare la gestione degli ordini e delle scorte – sottolinea Beppe Ghelfi, imprenditore -. Non occorrono milioni di euro di investimenti, bastano un codice variabile sul pack e una landing page per associare significati differenti in momenti diversi”.

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Anche in lockdown, mai senza birra: la beve un italiano su due

Tra i grandi amori gastronomici degli italiani, insieme al caffè, alla pasta e alla pizza, c’è anche la birra. Lo rivela la ricerca condotta a fine settembre dall’Istituto Piepoli per Osservatorio Birra, che conferma come la birra venga consumata soprattutto in compagnia della famiglia (66%) e rappresenti la bevanda della convivialità per un italiano su due. Tanto che moltissimi la scelgono anche per brindisi, in presenza e a distanza in videochat. Secondo l’indagine, la socialità resta importante per 8 italiani su 10, ma 7 su 10 sanno che niente sarà più come prima e che lo stare con gli altri andrà riconquistato in sicurezza. E i nostri connazionali hanno già recepito le indicazioni delle Istituzioni per una “nuova normalità” nei momenti conviviali: mai senza mascherina (65%), per rispettare noi e gli altri, alla giusta distanza (52%) e se possibile all’aperto (19%). Gli italiani prevedono poi un forte impatto di regole ferree soprattutto nei locali al chiuso (39%) e pensano di risolvere il problema selezionando gli amici e restringendo la cerchia di quelli da frequentare con maggiore frequenza (30%). Ma per quante incognite ci siano ancora oggi, per tutti o quasi (93%), anche in futuro, ci sarà sempre spazio per godersi, in sicurezza, una birra in compagnia.

Si conferma l’approccio consapevole

Oltre a rispettare le regole imposte dall’emergenza sanitaria, gli italiani adottano un atteggiamento consapevole anche quando si tratta di consumo di birra. Infatti la bevanda viene bevuta principalmente a cena (74%) e nel dopocena (19%). Però si confermano in crescita rispetto al passato anche altri momenti, come il pranzo (10%) e l’aperitivo (14%). Il consumo a pasto guida anche la ripresa della birra nel fuori casa, dove pizzerie (46%) e ristoranti (30%) precedono pub (29%), bar (27%) e altre tipologie di locali (10%).

La più consumata insieme all’acqua

Ancora, dall’indagine si scopre che la birra è stata per il 71% degli italiani la bevanda più consumata nelle settimane di lockdown “duro” in casa e nei mesi di libertà successivi, assieme all’acqua (71%) e davanti a caffè (69%), tè (41%), vino rosso (39%) e bibite gassate (34%).  E per quanto riguarda le preferenze? I nostri connazionali amano le chiare classiche (79%), ma dai giorni del lockdown a oggi sono molto cresciute le speciali (44%, rispetto al 30% dei mesi di chiusura in casa). Effetto, probabilmente, di un’attitudine a provare nuove tipologie o birre speciali che in quel periodo ha interessato il 35% degli italiani, con punte del 43% tra i giovani. In particolare, si sono fatte apprezzare le birre regionali e quelle legate al territorio.

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Lombardia, l’identikit delle società che nascono e resistono

Come è composto il sistema imprenditoriale italiano, ovvero di che tipologia sono le società operanti nel nostro Paese e in Lombardia in particolare? A questo quesito risponde l’Osservatorio delle Società e delle Imprese della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza Lodi, con la Camera Arbitrale di Milano, che ha scattato una fotografia sull’andamento e la distribuzione delle tipologie di imprese in Italia, con riferimento ai primi 9 mesi del 2020 e con raffronti con il 2005, primo anno di rilevazione dei dati da parte dell’Osservatorio. I trend emersi negli ultimi 15 anni, da quanto esistei il monitoraggio, sono tutti confermati: per quanto riguarda la forma societaria, quella della Srl non solo è la preferita nel panorama del Belpaese, ma cresce anche a doppia cifra (+67% dal 2005), mentre quella della Spa registra un deciso segno meno (-38% dal 2005). I dati mettono in luce anche un altro aspetto interessante: in Italia le società di capitali al 3° trimestre 2020 hanno mostrato generalmente una discreta tenuta, con un +1,62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Però in Lombardia questa tipologia di società mostra un trend negativo con una riduzione pari a 1,52%. A registrare il dato peggiore è la provincia di Milano, con -4,38%, mentre in positivo sono le province di Monza e Brianza (+1,2%su base annua) e Lodi (+0,34%). Nonostante questo, è proprio a Milano che si concentra il 10% delle società di capitali italiane (per la precisione il 19,10% delle Spa e il 9,84% delle Srl) e il 51,9% di quelle lombarde.

Nuove imprese e l’effetto della pandemia

Analizzando i dati sulle iscrizioni di nuove imprese e sulle cancellazioni dei primi 9 mesi del 2020, non si può prescindere dall’effetto dell’emergenza sanitaria. Pertanto nel nostro Paese sono “nate” 220.906 nuove imprese, iscritte nei mesi da gennaio a settembre, con un calo del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il saldo tra iscritte e cessate in questi nove mesi del 2020 è positivo in Italia (+13.078), in Lombardia (+1.257) e a Milano (+2.327), mentre di segno opposto a Lodi (-88) e, anche se di pochissimo, a Monza Brianza (-6). Complessivamente, nel 3° trimestre 2020 in Italia le imprese registrate sono 6.082.297. Il 15,6% è in Lombardia (948.083 unità) e più di un terzo delle lombarde si trova nella provincia di Milano (39,7%). Le imprese attive sono stabili rispetto al terzo trimestre del 2019 (-0,01%; in valore assoluto mancano all’appello 597 aziende).