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Suggerimenti per mantenere il tuo prato sempre verde

In Estate, così come nel resto dell’anno, è logico che chi ha la fortuna di avere una casa con giardino voglia avere un prato perfetto. Il buon aspetto del manto erboso è essenziale affinché la visione globale dei nostri esterni sia perfetta ed invitante.

Ecco allora di seguito alcuni consigli per mantenere il tuo prato sempre ben folto e verde.

Scegli il tipo di prato giusto

Se prevedi di rinfoltire un’area a prato, sarà utile sapere che ne esistono di diversi tipi. Una buona scelta iniziale determinerà la quantità di cure che dovrai apportare in futuro. L’opzione più conveniente nella progettazione giardini è quella che tiene conto del clima, del tipo di terreno di cui disponi e dell’uso che si intende fare del prato. 

Per le nuove installazioni ci sono due opzioni: partire dalla seminazione, che impiegherà mesi per dare risultati, o ricorrere al prato a zolle che è subito pronto.

Irrigazione

Devi innanzitutto analizzare il terreno prima della semina per verificare se ci sono problemi di drenaggio e studiare quale sistema di irrigazione è il migliore in base alle condizione del luogo. Considera poi che la Primavera e l’Autunno sono le stagioni ideali per la semina poiché le temperature sono più miti. 

Dopo la semina è necessario annaffiare 2 o 3 volte al giorno in modo che il terreno sia sufficientemente inumidito, ma quando l’erba raggiunge i 2 cm di altezza le annaffiature vanno progressivamente ridotte.

Quando tosare il prato?

Un prato senza una manutenzione regolare non durerà a lungo, e per questo deve essere tagliato periodicamente per mantenerlo sano. L’ideale è tagliare a metà lo stelo, tagliando ogni volta in una direzione diversa in modo che la radice non poggi sempre nella stessa direzione.

Manutenzione del prato

Per ottenere una migliore crescita, si consiglia di concimare il giardino ogni quattro-cinque settimane. Come integratore, sia per favorire la crescita che per prevenire i parassiti, è preferibile adoperare concimi organici.

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La solitudine è un veleno per la mente e può causare depressione

Un cervello privato dei contatti umani soffre, e la solitudine è causa di un caso di depressione su cinque. Il contatto umano è letteralmente cibo per il nostro cervello, e un cervello che si trova in una condizione di solitudine e isolamento reagisce esattamente come quando si ha fame, attivando esattamente le stesse aree. La mente soffre quindi come se fosse privata di un sostentamento indispensabile alla vita. In tempo di lockdown, quarantene, e distanziamento sociale gli esperti temono quindi un incremento del numero dei pazienti affetti da depressione. Già oggi, per circa 600mila dei 3 milioni di pazienti l’isolamento potrebbe essere un motivo scatenante o aggravante di ulteriore disagio mentale. Lo dimostrano i dati emersi da uno studio pubblicato su Nature Neuroscience e discusso in occasione del XXII congresso nazionale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia.

Il contenimento del contagio e le conseguenze negative sul benessere mentale

Insomma, la fame di socialità connessa al distanziamento fisico e alle quarantene imposte per il contenimento del contagio da Sars-Cov-2 ha effetti diretti sul funzionamento del cervello e conseguenze negative sul benessere mentale. Di fatto, l’indagine pubblicata su Nature Neuroscience è stata condotta su volontari rimasti a digiuno per dieci ore, o deprivati di qualunque contatto umano, reale o virtuale, per altrettanto tempo. In seguito, riporta Askanews, l’analisi del cervello con risonanza magnetica nucleare funzionale ha dimostrato che in entrambi i casi si è attivata la cosiddetta substantia nigra, una piccola area cerebrale coinvolta nel desiderio di cibo, e quindi anche di socialità.

La solitudine indebolisce anche il sistema immunitario

“La solitudine è letteralmente veleno per la nostra salute: sappiamo infatti che indebolisce il sistema immunitario, favorisce la comparsa di molte malattie, ma soprattutto che compromette il benessere mentale – spiega Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano –. Abbiamo infatti un cervello sociale, che ha bisogno di contatti umani proprio come abbiamo necessità di cibo per vivere. Non si tratta di una metafora: uno studio pubblicato di recente su Nature Neuroscience ha dimostrato che nel cervello di chi è costretto all’isolamento prolungato si accendono le stesse aree che vengono attivate dalla fame di cibo, con effetti particolarmente evidenti in chi prima di ritrovarsi a lungo da solo aveva una vita piena di interazioni sociali soddisfacenti”.

Quando il cervello è a ‘digiuno’ soffre del contatto con l’altro

“Avere interazioni sociali è una necessità umana di base, come nutrirsi: quando è a ‘digiuno’ del contatto con l’altro, il cervello soffre e lo desidera disperatamente – commenta Matteo Balestrieri, co-presidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all’Università di Udine -. Purtroppo le regole di isolamento e distanziamento sociale imposte per contenere la pandemia di Covid-19 in corso stanno aumentando la solitudine, con effetti marcati proprio nelle fasce d’età che per motivi diversi tendono più spesso ad allontanarsi dal resto del mondo, gli anziani e gli adolescenti”.

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Economia

A novembre l’export cresce del +4%, e su base annua del +1,1%

Nel mese di novembre 2020 l’Istat stima una crescita congiunturale sia per l’export sia per l’import italiano all’estero, anche se più intensa per le esportazioni (+4,0%) rispetto alle importazioni (+3,3%). Secondo l’Istituto l’aumento su base mensile dell’export è dovuto principalmente all’incremento delle vendite verso l’area Ue (+4,8%), e in misura minore verso i mercati extra Ue (+3,2%). Nel trimestre settembre-novembre 2020, rispetto ai tre mesi precedenti, l’export aumenta del 7,6%, soprattutto grazie al forte incremento delle vendite di beni strumentali e beni intermedi (6%) verso entrambi i principali mercati di sbocco, Ue ed extra Ue. Nello stesso periodo, l’import cresce invece del 6,3%.

Incremento delle vendite verso i mercati extra Ue, +2,0%.

Sempre secondo l’Istat, a novembre 2020 l’export torna a registrare una crescita su base annua del +1,1% rispetto al -8,4% di ottobre, dovuta, in particolare, all’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+2,0%). Più contenuto, invece, l’incremento verso l’area Ue (+0,3%). L’import segna una flessione in marcata attenuazione (-3,2%, era -8,2% a ottobre), sintesi del calo degli acquisti da entrambi i mercati, più ampio dall’area extra Ue (-5,9%) rispetto all’area Ue (-1,3%).

Metalli, auto, alimentari i settori più esportati

Tra i settori che contribuiscono maggiormente all’aumento tendenziale dell’export si segnalano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+15,3%), autoveicoli (+26,9%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+5,7%), sostanze e prodotti chimici (+6,2%), macchinari e apparecchi n.c.a. (+2,1%) e apparecchi elettrici (+6,5%). In calo su base annua prodotti petroliferi raffinati (-51,6%), articoli di abbigliamento, anche in pelle e pelliccia (-17,9%) e articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (-12,3%). Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura più ampia all’incremento dell’export sono Germania (+8,6%), Cina (+34,9%), Svizzera (+12,8%), Stati Uniti (+4,7%) e Regno Unito (+7,5%). In diminuzione si segnalano le vendite verso paesi OPEC (-20,9%), Francia (-2,6%) e Giappone (-13,3%).

Un saldo commerciale stimato a 1.568 milioni di euro

Nei primi undici mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export (-10,8%) è dovuta in particolare alla contrazione delle vendite di macchinari e apparecchi n.c.a. (-13,8%), prodotti petroliferi raffinati (-42,7%), e articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (-21,5%). A novembre 2020 si stima che il saldo commerciale aumenti di 1.568 milioni di euro (da +5.198 milioni a novembre 2019 a +6.766 milioni a novembre 2020). Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +8.401 milioni di euro (era +7.850 milioni a novembre 2019). Nel mese di novembre 2020, inoltre, i prezzi all’importazione aumentano dello 0,3% su base mensile, e diminuiscono del 5,2% su base annua (erano al -5,0% a ottobre).

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Lo specchio giusto per la tua camera da letto

Esistono sul mercato diversi  stili di specchi per camera da letto che si abbinano perfettamente allo stile degli arredi presenti. Dagli specchi moderni con elementi tecnologici, agli specchi dal design classico o allo stile vintage-retrò.

In questo articolo troverai delle idee per individuare lo specchio perfetto per la tua camera da letto e un gran numero di suggerimenti per decorare la tua camera da letto al meglio.

Vogliamo aiutarti nella scelta in modo che non solo tu abbia uno specchio che aggiunge valore all’ambiente, ma che sia anche utile per te. Ecco perché abbiamo messo appunto alcuni suggerimenti e consigli che puoi trovare di seguito.

Misura bene gli spazi

Misurare con precisione le dimensioni della tua camera da letto è il primo passo da compiere. Con l’aiuto di un metro, crea semplice una piantina partendo dai muri principali. Successivamente aggiungi dettagli, come finestre e porte, oltre ad inserire letto, mobili e armadio. Una volta fatto questo primo passaggio, segui i consigli che troverai di seguito.

Come decorare con uno specchio una grande camera da letto

Nelle camere da letto grandi è possibile scegliere uno o più specchi decorativi: se hai una parete di oltre 2 metri libera, è meglio posizionare uno specchio rettangolare grande. A seconda dello stile che hai scelto per la tua camera da letto, acquista quello più adatto. Suggerimento: uno specchio da pavimento posizionato orizzontalmente può essere una soluzione che fa al caso tuo.

Come decorare una grande camera da letto con più specchi

Una delle alternative che incuriosisce molto gli utenti è il posizionare diversi specchi su una singola parete. Questa alternativa darà grande luce, calore e splendore alla tua stanza da letto, generando così una sensazione molto piacevole e accogliente. Anche in questo caso molto dipenderà dallo stile che hai scelto e dalle opportunità che l’ambiente offre.

Altre idee per decorare piccole camere da letto con specchi decorativi

Anche gli specchi di design sono un’ottima alternativa in grado di offrire molti vantaggi, in quanto soddisfano due necessità importanti: essi decorano e creano un ambiente accogliente e caldo , assolutamente necessario anche infondere quiete e rilassatezza a tutta la camera. Considera dunque che decorare la camera da letto con gli specchi è una buona pratica e un ottimo investimento. Suggerimento finale: una bella lampada di design è il complemento ideale per accompagnare il tuo specchio decorativo.

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Il packaging del futuro? Non più solo una scatola

Non più solo una scatola, ma un vettore di informazioni ed emozioni. Questo è il futuro del packaging secondo l’Osservatorio Out-of-the-box, realizzato per Ghelfi Ondulati da Nomisma e Glaxi.

“Nessuno può immaginare che le persone ripongano nella scatola un’aspettativa che esce dalla logica funzionale del mero contenitore per entrare in una di tipo narrativo, che il brand, piccolo o grande, può mettere in circolazione, come un passepartout – spiega Paolo Iabichino, Creative Director -. La scatola, al di là del design, del materiale, della protezione della merce, diventa quindi uno stargate, un portale attraverso cui ogni marca può innescare un cortocircuito relazionale con le persone”.

Packaging e marketing: la scatola come oggetto di fidelizzazione

Dal packaging al marketing il passo è breve. “Il packaging è sempre stato correlato al marketing – continua Iabichino – ma fino a poco tempo fa era sottovalutata la possibilità di raccontare tutto quello che la scatola è in grado di fare: attraverso essa possiamo, ad esempio, comunicare i dati con un QR code, tracciare la filiera, rassicurare i consumatori sulla provenienza delle merci”.

Il primo aspetto che emerge dalla ricerca, pertanto, è quello di valorizzare il packaging non solo come espressione creativa ma, come approfondimento. Un altro aspetto è quello relazionale: “oggi, soprattutto i giovani, stabiliscono una connessione di tipo emotivo e valoriale con le marche – aggiunge Iabichino -. Il packaging diventa quindi un oggetto di fidelizzazione, un contenitore con il quale ogni marca dialoga con il proprio pubblico”.

Dimmi il tuo packaging, ti dirò chi sei

Il panel permanente di Glaxi ha consentito di identificare i cluster con una profilazione valoriale dei componenti, insieme ai loro gusti, le emozioni e i brand preferiti. Il primo cluster è la Scatola scrigno (26%), il secondo la Scatola involucro (28%), il terzo la Scatola telefono (10%), e il quarto la Scatola piazza (35%). A ciascun cluster corrispondono nove stili di pack preferiti: bold (16,84%), premium (16,46%), ecologico (15,82%), biologico-organic (12,86%), special (9,96%), etico-solidale (9,40%), salutare (8,88%), fun (5,96%), everyday (3,83%).

Il valore dell’imballaggio di domani risiederà nel servizio

Oggi molte confezioni da semplici contenitori sono diventate oggetti pieni di informazioni, nascendo prima del prodotto che contengono ed esaurendo la loro funzione a casa del consumatore. Il valore dell’imballaggio di domani risiederà nel servizio, che in momenti e per interlocutori diversi fornirà informazioni efficaci e personalizzate grazie alla tecnologia, ma soprattutto grazie alla condivisione dei dati.

“Le scatole di domani sono caravelle pronte a farci navigare nei dati della filiera e questa è la chiave per limitare gli sprechi, migliorare la gestione degli ordini e delle scorte – sottolinea Beppe Ghelfi, imprenditore -. Non occorrono milioni di euro di investimenti, bastano un codice variabile sul pack e una landing page per associare significati differenti in momenti diversi”.

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Statistiche

Anche in lockdown, mai senza birra: la beve un italiano su due

Tra i grandi amori gastronomici degli italiani, insieme al caffè, alla pasta e alla pizza, c’è anche la birra. Lo rivela la ricerca condotta a fine settembre dall’Istituto Piepoli per Osservatorio Birra, che conferma come la birra venga consumata soprattutto in compagnia della famiglia (66%) e rappresenti la bevanda della convivialità per un italiano su due. Tanto che moltissimi la scelgono anche per brindisi, in presenza e a distanza in videochat. Secondo l’indagine, la socialità resta importante per 8 italiani su 10, ma 7 su 10 sanno che niente sarà più come prima e che lo stare con gli altri andrà riconquistato in sicurezza. E i nostri connazionali hanno già recepito le indicazioni delle Istituzioni per una “nuova normalità” nei momenti conviviali: mai senza mascherina (65%), per rispettare noi e gli altri, alla giusta distanza (52%) e se possibile all’aperto (19%). Gli italiani prevedono poi un forte impatto di regole ferree soprattutto nei locali al chiuso (39%) e pensano di risolvere il problema selezionando gli amici e restringendo la cerchia di quelli da frequentare con maggiore frequenza (30%). Ma per quante incognite ci siano ancora oggi, per tutti o quasi (93%), anche in futuro, ci sarà sempre spazio per godersi, in sicurezza, una birra in compagnia.

Si conferma l’approccio consapevole

Oltre a rispettare le regole imposte dall’emergenza sanitaria, gli italiani adottano un atteggiamento consapevole anche quando si tratta di consumo di birra. Infatti la bevanda viene bevuta principalmente a cena (74%) e nel dopocena (19%). Però si confermano in crescita rispetto al passato anche altri momenti, come il pranzo (10%) e l’aperitivo (14%). Il consumo a pasto guida anche la ripresa della birra nel fuori casa, dove pizzerie (46%) e ristoranti (30%) precedono pub (29%), bar (27%) e altre tipologie di locali (10%).

La più consumata insieme all’acqua

Ancora, dall’indagine si scopre che la birra è stata per il 71% degli italiani la bevanda più consumata nelle settimane di lockdown “duro” in casa e nei mesi di libertà successivi, assieme all’acqua (71%) e davanti a caffè (69%), tè (41%), vino rosso (39%) e bibite gassate (34%).  E per quanto riguarda le preferenze? I nostri connazionali amano le chiare classiche (79%), ma dai giorni del lockdown a oggi sono molto cresciute le speciali (44%, rispetto al 30% dei mesi di chiusura in casa). Effetto, probabilmente, di un’attitudine a provare nuove tipologie o birre speciali che in quel periodo ha interessato il 35% degli italiani, con punte del 43% tra i giovani. In particolare, si sono fatte apprezzare le birre regionali e quelle legate al territorio.

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Economia

Lombardia, l’identikit delle società che nascono e resistono

Come è composto il sistema imprenditoriale italiano, ovvero di che tipologia sono le società operanti nel nostro Paese e in Lombardia in particolare? A questo quesito risponde l’Osservatorio delle Società e delle Imprese della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza Lodi, con la Camera Arbitrale di Milano, che ha scattato una fotografia sull’andamento e la distribuzione delle tipologie di imprese in Italia, con riferimento ai primi 9 mesi del 2020 e con raffronti con il 2005, primo anno di rilevazione dei dati da parte dell’Osservatorio. I trend emersi negli ultimi 15 anni, da quanto esistei il monitoraggio, sono tutti confermati: per quanto riguarda la forma societaria, quella della Srl non solo è la preferita nel panorama del Belpaese, ma cresce anche a doppia cifra (+67% dal 2005), mentre quella della Spa registra un deciso segno meno (-38% dal 2005). I dati mettono in luce anche un altro aspetto interessante: in Italia le società di capitali al 3° trimestre 2020 hanno mostrato generalmente una discreta tenuta, con un +1,62% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Però in Lombardia questa tipologia di società mostra un trend negativo con una riduzione pari a 1,52%. A registrare il dato peggiore è la provincia di Milano, con -4,38%, mentre in positivo sono le province di Monza e Brianza (+1,2%su base annua) e Lodi (+0,34%). Nonostante questo, è proprio a Milano che si concentra il 10% delle società di capitali italiane (per la precisione il 19,10% delle Spa e il 9,84% delle Srl) e il 51,9% di quelle lombarde.

Nuove imprese e l’effetto della pandemia

Analizzando i dati sulle iscrizioni di nuove imprese e sulle cancellazioni dei primi 9 mesi del 2020, non si può prescindere dall’effetto dell’emergenza sanitaria. Pertanto nel nostro Paese sono “nate” 220.906 nuove imprese, iscritte nei mesi da gennaio a settembre, con un calo del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il saldo tra iscritte e cessate in questi nove mesi del 2020 è positivo in Italia (+13.078), in Lombardia (+1.257) e a Milano (+2.327), mentre di segno opposto a Lodi (-88) e, anche se di pochissimo, a Monza Brianza (-6). Complessivamente, nel 3° trimestre 2020 in Italia le imprese registrate sono 6.082.297. Il 15,6% è in Lombardia (948.083 unità) e più di un terzo delle lombarde si trova nella provincia di Milano (39,7%). Le imprese attive sono stabili rispetto al terzo trimestre del 2019 (-0,01%; in valore assoluto mancano all’appello 597 aziende).

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Online

Spesa alimentare on line, occhio alle truffe nel carrello

Per le festività aumenta ancora di più la spesa alimentare degli italiani, anche sui canali online. Ma la truffa è sempre in agguato: a mettere in allerta i consumatori è la Codiretti, che segnala come a fronte di un aumento record del 29,2% del commercio elettronico nel 2020, crescono in maniera vertiginosa anche le frodi. “Acquistando beni alimentari online il rischio maggiore è quello di incorrere in prodotti di bassa qualità o addirittura contraffatti, con rischi potenziali anche per la salute come dimostra il rapporto dell’Istituto per la tutela della qualità e repressione frodi (Icrqf) che nei quattro mesi della prima ondata dell’emergenza Covid ha effettuato ben 558 interventi per la rimozione di inserzioni irregolari di prodotti alimentari sui siti Alibaba, Amazon e Ebay nel periodo da febbraio a maggio 2020” spiega una nota della Coldiretti. “Tra i prodotti più taroccati c’è certamente l’olio di oliva extravergine che ha il 45% dei casi di irregolarità ma sotto attacco ci sono anche i formaggi più prestigiosi come Parmigiano Reggiano e il Gorgonzola, i salumi dalla Soppressata al Capocollo, dalla salsiccia alla pancetta di Calabria fino al prosciutto Toscano ed anche i vini a partire dal Prosecco (5%)”. Le contraffazioni riguardano anche i prodotti tutelati a livello comunitario come quelli biologici o a denominazione di origine Dop/Igp.

Made in Italy sì, purché sia vero

In questo momento storico gli italiani hanno più voglia che mai di supportare il Made in Italy, soprattutto per quanto concerne l’enogastronomia. “Con l’emergenza Covid più di 8 italiani su 10 (82%) cercano sugli scaffali dei supermercati e vogliono portare sulle tavole di casa i prodotti del vero Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro degli italiani” ha detto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Ecco perché è un imperativo avere tutti gli strumenti necessari per riconoscere e combattere il fake food.

I consigli per tenere alla larga le frodi on line

Per avere la sicurezza di acquistare online solo prodotti di qualità, a maggior ragione se italiani, ci sono delle semplici accortezze da seguire. Innanzitutto verificare l’identità del venditore on line privilegiando chi ha un legame diretto con la terra o appartiene a una rete strutturata di vendita diretta; fare attenzione a storpiature, anche minime, del nome del prodotto, che spesso rivelano che si tratta di imitazioni; verificare nelle immagini dei prodotti a denominazione di origine (Dop e Igp) che ci sia il logo che li contraddistingue; per i prodotti biologici, controllare che ci sia in etichetta il logo europeo corrispondente; leggere le etichette; diffidare di prezzi troppo bassi per prodotti agroalimentari di pregio.